“Addio Madonie?” Un disegno di legge rischia di far scomparire 20 comuni

[MADONIEPRESS – M.Ferraro] La proposta di fondere i comuni sotto i 5mila abitanti cambierebbe la nostra cartina geografica
Un colpo di spugna e addio a secoli di storia. Non ci sarà scampo per i piccoli comuni, la proposta di legge n. 3420 del Partito Democratico mette nero su bianco che un municipio, per poter continuare ad esistere dovrà avere almeno 5 mila abitanti.
Il d.d.l. attualmente all’esame della commissione affari istituzionali potrebbe cambiare radicalmente la geografia del comprensorio Madonie – Himera. Se la norma dovesse essere approvata senza variazioni scomparirebbero i municipi di Alimena, Blufi, Bompietro, Valledolmo, Castellana Sicula, Petralia Sottana, Petralia Soprana, Geraci Siculo, Sclafani Bagni, Caltavuturo, Polizzi Generosa, Scillato, Collesano, Gratteri, Isnello, San Mauro Castelverde, Pollina, Sciara, Aliminusa, Lascari. Praticamente, fra i piccoli comuni si salverebbero solo Castelbuono, Caccamo, Campofelice di Roccella, Gangi e Cerda.
Nessuna via d’uscita per i comuni sotto soglia 5mila: dovranno fondersi, altrimenti ci penseranno le regioni a intervenire d’imperio per accorpare i comuni. E si perché nessuna discrezionalità passa fra le righe del disegno di legge che già da tempo è sotto la lente d’ingrandimento della commissione affari costituzionali della camera.
La spada di Damocle non pende solo sul capo dei sindaci ma anche dei governatori regionali che, secondo l’attuale scrittura del disegno di legge, rischieranno il taglio dei trasferimenti se non dovessero procedere alla fusione coatta dei municipi.
Dall’ANCI una levata di scudi contro il provvedimento ma il governo sembra andare dritto per la sua strada utilizzando il metodo del bastone e della carota: se da un canto la legge di stabilità 2016 raddoppia i contributi per le unioni e le fusioni «spontanee» (anche perché, ammettono i 20 deputati proponenti, nonostante i cospicui incentivi e i contributi previsti da leggi statali, le fusioni sono state pochissime), d’altro canto si fa strada il modello coercitivo: via con un tratto di penna 5.652 comuni, il 70% del totale dei municipi italiani, e chi non si unirà «spontaneamente» entro 24 mesi, sarà accorpato d’imperio dalle regioni, ma a quel punto perderà il diritto a godere di tutti i benefici previsti dalla legge per le fusioni. E se, nei successivi due anni, i governatori non avranno disciplinato con legge regionale gli accorpamenti forzosi, per le regioni scatterà il taglio ai trasferimenti erariali.
La protesta è già cominciata, diversi comuni, fra cui San Mauro e Polizzi Generosa (vedi foto sotto) hanno issato bandiera bianca contro questo d.d.l. mentre il presidente dell’Anci Leoluca Orlando afferma “Accorpare i Comuni con popolazione fino a 5000 abitanti sarebbe un vero e proprio oltraggio alla storia e alle tradizioni che hanno caratterizzato e caratterizzano, ancora oggi, le diverse identità territoriali e rischierebbe di compromettere il valore derivante dalle diverse specificità culturali che costituiscono una delle principali ricchezze della Sicilia”
Michele Ferraro

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