Al Museo Civico la prima mostra in Sicilia del grande Pino Pascali

[palermo.blogsicilia.itIl Museo Civico di Castelbuono (Palermo) è lieto di presentare due mostre realizzate in collaborazione con la Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano a Mare (Bari): Pino Pascali l’africano e la doppia personale di Virginia Ryan e Frédéric Brouly Bouabrè.

Pino Pascali, l’africano è la prima esposizione mai realizzata prima in Sicilia dedicata ad uno dei maggiori protagonisti dell’arte italiana del Ventesimo secolo e ricostruisce l’interesse dell’artista pugliese verso la ricerca di origini e di stili di vita più a contatto con la natura, in contrapposizione al mito della società moderna e del progresso tecnologico e industriale degli anni Sessanta, tema che ha suscitato l’attenzione di artisti e intellettuali, come il filosofo Claude Lévi-Strauss.

L’interesse per il “primitivo” è presente in diverse opere di Pascali: dagli spot pubblicitari in cui raffigura animali della savana per lo studio Lodolo-Saraceni – in mostra a Castelbuono– fino alle finte sculture rappresentanti frammenti di dinosauri e cetacei; e ancora le liane, i ponti realizzati in strutture di pagliette di lana d’acciaio e gli attrezzi agricoli. Questi ultimi lavori, molti dei quali utilizzati come elementi delle sue azioni performative, sono documentati in mostra dalle fotografie provenienti dall’archivio del Museo Pino Pascali e dal video Africa, realizzato negli anni Sessanta per la RAI, dove Pascali lavora come aiuto-scenografo per trasmissioni che ottengono un grande successo di pubblico. In mostra sono esposti inoltre la serie dei Totem realizzati nella metà degli anni Sessanta con tecniche e materiali misti.

Fa da “contraltare” all’opera di Pino Pascali una doppia personale allestita nelle ex-scuderie del Castello, che coniuga passato e presente, attraverso la relazione con l’Africa e i suoi miti. Sono esposte le grandi Sirene dell’artista australiana Virginia Ryan che da diversi anni lavora tra l’Italia e l’Africa, indagando il tema delle migrazioni, della memoria, della perdita e della trasformazione.

Dall’acqua come elemento d’origine e distruzione, con cui l’uomo da sempre si confronta trovandovi le proprie metafore esistenziali più intense, emergono le sette sculture di Surfacing, realizzate da Virginia Ryan in ferro e hair exstensions, ritraduzione del mito di Mami Wata (dall’inglese ‘Mammy Water’), con cui i colonizzatori chiamavano le immagini di una divinità mezza donna e mezza pesce delle popolazioni costiere dell’Africa Occidentale

Accanto alle grandi code di lunghi capelli neri con cui Virginia Ryan raffigura le divinità africane, come emerse dagli abissi marini e fluttuanti nell’aria, sono esposti alcuni disegni di sirene che Frédéric Brouly Bouabré, il più importante artista ivoriano -scomparso lo scorso anno- ha voluto realizzare per l’artista australiana nel 2010, a testimonianza delle loro affinità elettive.

Il catalogo della mostra, edito da Kalòs Edizioni, con un testo introduttivo delle curatrici Laura Barreca e Santa Nastro, contiene i saggi Radici di Terra e di Mare di Rosalba Branà, direttrice della Fondazione Pino Pascali; Pascali, Tarzan, il mito del selvaggio e la nostalgia d’Africa di Marco Tonelli, autore del saggio Pino Pascali. Il libero gioco della scultura (Johan & Levi, 2011); e un’intervista di Valentina Bruschi a Virginia Ryan.

L’inaugurazione domenica 29 marzo alle ore 12. Visitabile sino al 28 giugno (Museo Civico di Castelbuono, Castello dei Ventimiglia, P.zza Castello – Castelbuono, Palermo.
Telefono: 0921.671211
Orari: martedì-domenica dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 15.30 alle 19.00

Biglietto: intero € 4,00; ridotto € 2,00 (adulti oltre i 65 anni e ragazzi dagli 8 ai 18 anni, scolaresche e gruppi superiori a 12 persone); omaggio per bambini di età non superiore a 7 anni.

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