Arancio e Ingrassia in mostra al Museo Civico. La recensione di ArTribune

[artribune] Museo Civico, Castelbuono – fino al 3 ottobre 2016. A pochi chilometri da Palermo, Salvatore Arancio produce una nuova installazione, in cui la tradizione popolare incontra l’immaginazione. Mentre i gemelli Carlo e Fabio Ingrassia trovano vicino all’Etna un oggetto misterioso, scolpito dal vento.

UN PICCOLO MUSEO CHE CRESCE La natura, al centro. Col paesaggio che si fa, da un lato, potenza sotterranea e selvatica; dall’altro, esperienza poetica, intellettuale. Affinità inattese tra le due mostre in corso al Castello dei Ventimiglia, sede del Museo Civico di Castelbuono, paesino siciliano di 9.000 anime, nel cuore del Parco delle Madonie; museo foraggiato da budget risicati, ma che con la nuova direzione guidata da Laura Barreca sta provando a crescere. La strategia? Produzioni snelle e programmi coerenti, strutturati in autonomia nel segno del contemporaneo, intorno a cui disegnare micro network di sponsor, supporter, collaboratori. Cose normali, in teoria; eppure certe grosse istituzioni siciliane avrebbero di che imparare.

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SALVATORE ARANCIO, TRA GEOGRAFIA E PSICHEDELIA Il labirinto cui fa riferimento Travelling circular labyrinths, personale di Salvatore Arancio (Catania, 1974; vive a Londra) a cura di Luca Cerizza, diventa qui misteriosa incisione su una moneta qualunque, mimetizzata tra le antiche monete in collezione; ed è labirinto di scogliere e di onde nel fascinoso video Cathedral (2014), intessuto di suoni noise e immagini in modalità low-fi. Il film è girato sull’isola scozzese di Staffa, proprio dinanzi all’Irlanda, ed è un ritratto della Grotta di Fingal, stupefacente architettura di parallelepipedi rocciosi, come intagliati a mano da un divino artigiano. Leggenda vuole che la spelonca fosse la propaggine di un ponte, costruito dal gigante Finn mac Cumhail per attraversare quel pezzetto di mare. Tra filtri cromatici, sgranature, simboli arcani, geometrie rupestri e sguardi proiettati sull’oceano grigioblu, lo spaesamento è forte, come a impastare il sogno, il mito, l’umore gotico e l’allucinazione. Seduzioni psichedeliche per l’installazione Loblolly Jack Gray Knobcone, in cui file di pigne – tipiche decorazioni popolari – si tingono d’arcobaleno e diventano corpi lucidi, oversize, iridescenti, virali. Effetto familiar stranger, tra il ludico, l’ambiguo e il lisergico. La realizzazione è opera dei maestri ceramisti di Castelbuono. Il tutto in dialogo con alcune delle raffinate incisioni di paesaggio, cui Arancio si dedica da anni e che giungono dall’ottocentesco volume Wonders of the Volcano di Ascott R. Hope.

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UNA SCULTURA VULCANICA PER I GEMELLI INGRASSIA E torna il vulcano in uno dei nuovi lavori esposti per la personale di Carlo e Fabio Ingrassia (Catania, 1985), a cura di Barreca e Valentina Bruschi: Rinunciare all’idea di un altro mondo è un objet-trouvé, un coagulo di magma sputato dall’Etna durante la nota eruzione del 1669 e plasmato dal contatto con l’aria fredda. La lastra di vetro ondulata, usata come protezione, è la forma ideale del vento che forgiò quel corpo solido, all’istante. Tensione fluida, potenza aerea e tempo smisurato, tra frazioni di secondi e distanze secolari: il gioco è tutto nella sfida di chi cerca un’ipotesi visibile per la struttura invisibile del mondo.

Helga Marsala

Castelbuono// fino al 3 ottobre 2016
Salvatore Arancio – Travelling circular labyrinths
a cura di Luca Cerizza
Carlo e Fabio Ingrassia – Solo la terra resiste alla terra
a cura di Laura Barreca e Valentina Bruschi

CASTELLO DEI VENTIMIGLIA
Piazza Castello
0921671211
info@museocivico.eu
www.museocivico.eu

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