Asini da esportazione

Il sito ARPAKIDS dell’ARPA Sicilia pubblica periodicamente notizie inusuali sull’ambiente, la natura, gli animali, corredate da spunti e suggerimenti didattici. Oggi divulghiamo la notizia e lo la ricerca della settimana che riguarda (anche) i nostri famigerati asini.

Dammusi, “Specchio di Venere”, vino moscato, zibibbo, mare, sole, vacanze? Per l’immaginario collettivo, l’Isola di Pantelleria, quel pezzetto d’Italia pi? vicina geograficamente all’Africa che all’Europa, propone principalmente queste immagini che, per la loro bellezza, si trasformano in suggestioni di carattere turistico. Per l’immaginario di chi si occupa di ambiente e di tutela della Biodiversit?, Pantelleria ? invece uno degli attori di un ambizioso quanto straordinario progetto: il recupero di una “razza” animale tipica dell’Isola, estinta nel 1985.

Sono protagonisti di questo avvenimento, salito agli onori della cronaca per due occasioni completamente diverse, quattro Scecchi di Pantiddar?a: Gina, Laura, Mirella e Nando (traduzione per i lettori non siciliani: quattro Asini di Pantelleria), i quali, in realt?, non vengono da Pantelleria ma da Erice, per la storia che ora raccontiamo, iniziando proprio dagli animali. Quella di Pantelleria ? una variet?, (razza) di asini molto antica, conosciuta da circa 2000 anni e molto diffusa sull’Isola fino a una trentina di anni fa. A differenza di altre razze, questa ? caratterizzata da un mantello color marrone intenso, con pelo corto e lucido, dal muso quasi bianco e da una corporatura pi? alta e robusta. I suoi zoccoli inoltre, sono cos? resistenti da non aver bisogno di ferratura, neanche per camminare sui sentieri ciottolosi tipici dell’Isola dove, per la sua forza, era utilizzato per trasportare carichi anche molto pesanti: inoltre, per l’agilit? e la larga groppa, cavalcare un asino di Pantelleria, rispetto ad un cavallo, era pi? facile e gradevole. In passato questa razza rappresentava per la sua isola d’origine e per il circondario della provincia di Trapani un’importante risorsa; i suoi ibridi (muli) erano molto apprezzati anche all’estero. Per secoli, dunque, questi animali sono stati compagni infaticabili di altrettanto infaticabili agricoltori isolani, tanto da divenire un’icona pantesca al pari, appunto, dei dammusi e dello zibibbo. Le vicende della storia e i mutamenti nell’agricoltura, per?, hanno progressivamente ridotto la popolazione degli asini nell’isola: alcuni “emigrarono” sul continente se non addirittura in Europa, altri gradualmente scomparvero, fino all’avvenimento del 1985 quando Arlecchino, l’ultimo asino maschio di razza pura rimasto, anneg? in mare, decretando di fatto l’estinzione della razza stessa. Ma per poco, perch? nel 1989 l’Azienda Regionale Foreste Demaniali della Sicilia avvi? il progetto, tanto ambizioso quanto “rivoluzionario”, di ricrearla, iniziando a ricercare su tutto il territorio nazionale i discendenti degli asini “esportati” e gradualmente selezionando quegli esemplari che, per caratteristiche genetiche, si avvicinavano il pi? possibile alla razza pura. Presso l’allevamento San Matteo di Erice, attraverso una serie di incroci selettivi, mirati all’eliminazione dei fattori genetici non propri della razza pantesca e grazie anche all’applicazione di particolari tecniche quali il trasferimento embrionale, si ? finalmente arrivati alla costituzione di un nucleo di circa 50 esemplari di Scecchi, che risponde agli standard di razza e che ha ottenuto il 16 Febbraio 2006 l’iscrizione al Registro Anagrafico per le Razze e Popolazioni Equinericonducibili a gruppi etnici locali.
Un successo straordinario dunque, che ? stato suggellato da un nuovo tipo di “esportazione”: Gina, Laura, Mirella, eleganti asine pantesche questa volta non sono andate via dall’Isola per generare muli sul continente o per andare a lavorare in qualche Paese europeo, ma per fungere da ambasciatrici della natura della Sicilia (e della passione e della qualit? dl lavoro dei tecnici dell’Azienda Foreste Demaniali). A Verona, presso “Fieracavalli”, che nel suo genere ? una delle pi? importanti manifestazioni d’Europa, le Scecchehanno per? testimoniato anche il valore della biodiversit? e la possibilit? di intervenire, con successo, per la sua salvaguardia e per scongiurare il pericolo dell’estinzione di razze di animali domestici che non solo fanno parte del nostro patrimonio culturale, ma che possono essere ancora di grande utilit?.
Come del resto ha dimostrato Nando, un altro Sceccodi Pantiddaria, donato dal Comune di Castelbuono, nel Parco Regionale delle Madonie, al parco Nazionale delle Cinque Terre, in Liguria. Nelle viuzze dei paesi del Parco, patrimonio dell’Umanit?, l’umile asino si render? utile per raccogliere e trasportare i rifiuti solidi urbani, arrivando dove neanche i pi? piccoli veicoli a motore possono arrivare e, a differenza di questi, rimanendo una cosa viva, bella, discreta e silenziosa, piacevole da incontrare e, perch? no, da accarezzare. Lunga (nuova) vita, dunque,agli Scecchi di Pantiddaria: da esempio di una razza scomparsa a simbolo della volont?, e della possibilit?, di salvare la natura.