Assolto l’imprenditore Francesco Lena

[MADONIELIVE.COM – Giuseppe Spallino] Undici condanne e due assoluzioni a Palermo nell’ambito del processo denominato “Mafia e Appalti”, nato dall’inchiesta nella quale erano stati coinvolti gli imprenditori Francesco Paolo Sbeglia e i suoi figli, nonché Vincenzo Rizzacasa e Francesco Lena. Il gup Luigi Petrucci ha inflitto con il rito abbreviato, che consente qualora la sentenza dovesse passare in giudicato di ottenere lo sconto di un terzo della pena, condanne da 10 anni e 10 mesi a 2 anni. Assolti Francesco Bonura e l’imprenditore Francesco Lena, al quale è anche stata restituita l’azienda “Abbazia Santa Anastasia Spa”. Lena era accusato di associazione mafiosa e di intestazione fittizia di beni. Al processo il Comune di Castelbuono non si era costituito parte civile, mentre il sindaco Mario Cicero aveva revocato la determinazione comunale con la quale nel 2002 all’imprenditore vitivinicolo venne conferita la cittadinanza onoraria.

5 Commenti

  1. Ci chiediamo come accoglie il Sindaco la notizia, risalente oramai a qualche mese fa, per la quale è stato disposto il sequestro della società Abazia Santa Anastasia
    http://www.lavoceweb.com/articolo.php?IDArticolo=2695.

    Alla società infatti la sezione misure di prevenzione del Tribunale di Palermo ha applicato il sequestro togliendola dalle mani di Lena per affidarla in amministrazione giudiziaria. Oggi, ma in realtò già da diversi mesi la società è sequestrata e potrebbe essere addirittura confiscata, quindi sottratta definitivamenta all?imprenditore Lena, se l?attività economica risultasse infiltrata dalla organizzazione mafiosa.

    Tutto ciò non ha nulla a che vedere con l?assoluzione. Si tratta di procedimenti diversi. Un pò come quanto è successo per il noto imprenditore Prisinzano il quale nonostante sia stato assolto ha subito il sequestro e successivamente la confisca di diversi suoi beni e società

  2. E meno male che c’è stata una sentenza di assoluzione con formula piena …

    Credo sia giusto chiarire alcuni punti.

    Il provvedimento adottato dal Tribunale Misure di Prevenzione è un provvedimento che viene adottato con un rapporto di 1:1 quando si è imputati per il reato di cui all’articolo 416 bis ( associazione mafiosa).
    Chi ha seguito la vicenda giudiziaria saprà che l’ing. Lena è stato accusato di essere prestanome di boss mafiosi del calibro di Provenzano e Madonia, nonché essere stato in società  (???) con il boss Lo Piccolo nel 1978.
    Bene, tutte queste accuse sono risultate, per il GUP, infondate.
    L’ing. Lena è stato assolto “per non avere commesso il fatto”.
    La misura di prevenzione è un processo che fa un suo corso autonomo. Ma è altresì importante chiarire che questa è volta ad accertare se il patrimonio di Lena è stato costituito grazie ad infiltrazioni mafiose.
    Lena, almeno in questo grado di giudizio, non è risultato essere colluso con la mafia.
    Ricordo che il Tribunale Misure di prevenzione non “ha tolto dalle mani” la Società a Lena per affidarla all’amministrazione giudiziaria: l’azienda era già sotto “sequestro preventivo” a causa dell’indagine penale in corso. Sequestro preventivo che la Legge prevede anche a tutela dell’indagato, oggi prosciolto.
    Forse l’amministrazione comunale avrebbe fatto meglio ad attendere, quantomeno, il primo grado di giudizio prima di revocare la cittadinanza onoraria all’ing. Lena.
    Forse sarebbe stato meglio, alla luce di ciò, non commentare la notizia dell’assoluzione.
    Forse sarebbe preferibile che si facesse, sempre d in ogni caso, ricorso alla presunzione d’innocenza prima di emettere sentenze senza neppure avere la giusta conoscenza dei fatti.
    Cordialità.

  3. Ho la sensazione che ci sia un pò di confusione circa il significato di alcuni istituti giuridico penali.
    Le misure di prevenzione patrimoniale, nel caso in questione sequestro e confisca, seguono un procedimento assolutamente autonomo ed indipendente dal processo penale.

    Cosa significa tutto ciò? Che anche nell’ipoti di specie, pur essendoci una sentenza di assoluzione, ciò, nella maniera più assoluta, non significa che vengano automaticamente meno i presupposti per l’applicazione di misure di prevenzione patrimoniale: quali il sequestro e successivamente la confisca.

    Mi auguro per l’imprenditore Lena che non possa essere il suo caso, ma esistono innumerevoli fattispece in cui pur essendoci state delle sentenze di assoluzione in sede di processo, i medesimi soggetti siano stati destinatari di misure di prevenzione: prima sequestro e poi confisca.

    Proprio perchè il processo penale si bansa un un procedimento autonomo ed indipendente quale è quello accusatorio, le misure di pèrevenzione si incardinano su procedimenti altrettanto autnomi ed indipendenti quali quelli indizziari.

    Sul sequestro preventivo non mi dilungo perchè è più che chiaro che si tratta di provvedimenti che non hanno nulla a che vedere con la questione fin qui rappresentata.

    Al di là del principio di non colpevolezza, il Sindaco avrebbe dovuto essere più cauto prima di inviare un comunicato con i toni e la forma espressi.
    Anche perchè chi amministra la cosa pubblica, non può soffermarsi sui giudizi espressi dall’autorià giudizsiaria ma deve fare anche delle valuazione squisitamente di opportunità e di responsabilità politica che vanno ben oltre i princi giuridici penali e giuridici…poi tutto ciò a maggior ragione per un sindaco che rivendicherebbe la tradizione di Berlinguer che però ha sempre distino la sfera penale da quella politica.

  4. Potremmo dilungarci in una disquisizione giuridica che rischierebbe di far annoiare gli altri blogger.
    L’istituto misure di prevenzione segue un suo corso autonomo ( credevo di averlo esplicitato), è indipendente dal processo penale ( idem), a differenza di questo ribalta l’onere della prova ( ergo è a carico dell’imputato dimostrare la propria innocenza).
    Il sequestro patrimoniale è sempre preventivo in assenza di gradi di giudizio.
    Va da se l’ovvietà del fatto che si possa essere prosciolti in sede penale per non aver commesso il fatto  e subire una confisca patrimoniale se non si riesce a dimostrare di aver, lecitamente, costituito il proprio patrimonio ( sulla bontà o meno dell’istituto preferisco tacere: si entrerebbe in un, difficilmente districabile,  ginepraio). C’è giurisprudenza in proposito.
    Al di là di tutto ciò ritengo che l’amministrazione comunale avesse dovuto essere più avveduta nell’adottare un primo provvedimento ( revoca della cittadinanza) in fase di indagine e più avveduta nel rilasciare una dichiarazione, antitetica con il suoi modus operandi, a sentenza avvenuta.
    Sono opinioni personali.
    Cordialità.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.