Avv. Lupo: «Le Fontanelle: Teatro no, anzi sì, o forse… e comunque una buona occasione per fare polemica»

Caro Sindaco… Ti scrivo

L’Illustrissimo Sindaco mi ha dedicata buona parte della sua lettera aperta, pubblicata il 2 marzo scorso, piena di autentiche… gentilezze nei miei confronti che non posso ignorare, anche per le molte sollecitazioni che ho ricevuto. Devo dire che mi ha messo in difficoltà perché, come lui afferma… elegantemente nel 34° capoverso della lettera, e come tutti i castelbuonesi possono confermare, «non ho prontezza (e cioè non sono pronto? o sono in ritardo…?) delle cose che affermo (ma forse voleva dire che le affermo ma non… le capisco?)… per i limiti politici (?)» che, nientedimeno, mi hanno «relegato ai confini (!!!) politici (e meno male che sono solo politici…) di un dinamismo (!) sociale che Castelbuono in questi ultimi 28 anni (e cioè da quando io non sono più in Consiglio comunale… e anzi proprio per questo…) ha acquisito con grande libertà (!!!)». Prima, infatti, come tutti sanno, non c’era in paese alcun dinamismo sociale e meno che mai la libertà per acquisirlo. Meno male che è arrivato 28 anni fa (in effetti, 36 anni fa come si preciserà appresso) “il Salvatore della Patria”, alias “l’agente di commercio” (così si definisce nel 29° capoverso della lettera) ossia l’odierno illustre Sindaco!

Non nascondo che leggendo questa lettera, dedicata, ripeto, in gran parte a indirizzarmi gentilezze a non finire, mi sono chiesto: ma perché è così arrabbiato con me? cosa gli ho scritto di offensivo? Mi sono limitato a porgli, nel mio intervento pubblicato il 20 febbraio scorso, questa sola domanda, sia pure variamente e anche scherzosamente articolata, per giunta con un fiducioso e accorato appello finale a lui che tutto può: perché no al “teatro stabile”, cioè al ripristino e al recupero vero del cine-teatro comunale, con il palcoscenico fisso e tutti gli accessori (camerini, servizi, sala, etc.), e sì invece ad una sala multi usi magari con un palchetto mobile monta-smonta? Ma anche questa volta non sono riuscito a darmi una risposta (forse perché non capisco le mirabili cose che fa, a causa dei miei… “limiti politici”, ma soprattutto –come lui scrive al 35° capoverso della lettera– “per il livore riemerso per la” mia “sconfitta” alle elezioni comunali del 2002?). Sia come sia, perché il Sindaco, firmando la lettera proprio in tale qualità, abbia voluto essere con me e solo con me così arrabbiato? 

La ragione di tanta… gentilezza probabilmente risiede nel fatto che il Sindaco Cicero, per la sua conclamata “formazione… comunista” (36° capoverso della lettera), non tollera domande, specialmente quelle cui non sa o non vuole rispondere, ma pretende soltanto e sempre dei sì a quello che fa o non fa. Insomma non tollera critiche. Vuole solo applausi: bene, bravo, bis! E, come quel TALE, “ha sempre ragione”, o almeno così vuole che gli dicano tutti.

E sarà questo il motivo per cui, dovendomi punire per avere io osato porgli quella scomoda domanda, non solo mi ha dedicato tante gentilezze, ma ha sottolineato (1°, 4° e 5° capoverso della lettera) che i tanti interventi degli altri che vogliono il teatro stabile, peraltro con argomenti assai più approfonditi e critici dei miei, sono frutto di “onestà intellettuale” e sono un contributo alla crescita culturale del paese. Il mio intervento, invece, sarebbe frutto di “disonestà” intellettuale, se non di assenza totale di intelletto, motivato soltanto (35° capoverso della lettera) dal livore che ancora avrei per la sconfitta del 2002: livore riemerso, chissà perché, ora e non, per esempio, quando, alle elezioni europee del 2014 (lui era candidato nella lista Tsipras) decisi di votarlo per tentare di mandarlo… a Bruxelles (… proprio con il mio voto… fu il primo della lista ma il seggio nel nostro Collegio non scattò) e alle ultime elezioni politiche tornai a votarlo (come lui sa bene) per l’ancora più forte desiderio di mandarlo almeno… al Senato! Forse, considerate le sue odierne gentilezze, oggi… dovrei pentirmi per… la mancanza di tanto livore… 

Dinanzi ad un simile quadro non mi resta che arrendermi. Mi limito pertanto a precisare alcuni passaggi della lettera da lui scritta e firmata proprio nella qualità di Sindaco (!).

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1) Nel 7° capoverso della lettera il Sindaco, per quanto riesco a capire, vuole (“sarebbe giusto”) che io “racconti” le «motivazioni e gli “interessi”» che avrebbero fatto trascurare “dalla classe politica di allora” il cine-teatro. Incredibile. 

Il bravo odierno Sindaco, preso com’è da vis polemica, ha dimenticato che della classe politica di allora, dal 1985 in poi, faceva parte pure lui, già proprio lui, Mario Cicero, quando da alcuni mesi l’edificio era stato riconsegnato al Comune dalla Società privata che lo aveva riedificato nel 1953-54, su… mandato trentennale del Partito Comunista che allora amministrava il paese. Cicero era infatti consigliere comunale eletto nel 1985 nella lista del Partito Comunista che governava il paese come parte della maggioranza e dell’Amministrazione comunale (con due assessori, di cui uno vice sindaco). Maggioranza che comprendeva anche il PSI, il Gruppo Ambiente e il Movimento Popolare per Castelbuono di cui facevo parte e che avevo contributo a fondare. È pertanto più giusto che sia lui, esperto più di me di “motivazioni e interessi” (… degli altri ovviamente, e più o meno nascosti), a spiegare perché l’edificio allora sarebbe stato abbandonato. E non mi risulta che lui o il suo PCI, dal 1985 in poi, abbia mai detto una parola o esposto una qualsiasi idea per il recupero dell’edificio. Il primo atto concreto lo si deve, se ricordo bene, al sindaco Peppinello Mazzola, nel 1999, proprio per il restauro del cine-teatro, come teatro stabile e non come sala multi usi.

Del resto, si sa che l’avere il locale Partito Comunista deciso nel 1953 di demolire il teatro seicentesco per costruire un “ecomostro” (16° capoverso della lettera) fu un semplice “errore” (sempre 16° capoverso della lettera), mentre il non avere provveduto la classe politica di allora alla manutenzione, dal 1985 in poi, fu frutto di chissà quali “interessi”… (7° capoverso della lettera).

Per quello che mi riguarda posso ricordargli che io, da sindaco (solo per un anno!: 1987-88), sempre col PCI in Giunta, ideai e promossi “un piano urbanistico particolareggiato con indicazioni di carattere esecutivo per quanto concerne gli interventi per il recupero e la riqualificazione spaziale e ambientale della Piazza e della zona circostante al Castello”, con “modificazioni anche notevoli e sostanziali della configurazione fisica dei fabbricati che costituiscono il tessuto urbano circostante…”. Fra gli elaborati richiesti c’erano anche “gli edifici da destinare ad eventuali demolizioni ovvero soggetti a restauro o a bonifica edilizia”.

Tutto ciò fu fatto con un Concorso nazionale (iniziativa questa mai verificatasi a Castelbuono né prima, né dopo) il cui bando fu approvato dal Consiglio comunale con delibera n. 251 del 27/11/1987, presente in aula anche il consigliere Mario Cicero (assenti i consiglieri di opposizione della D.C., tranne l’ing. Giuseppe Guarcello); riapprovato tale bando con le modifiche richieste dal Consiglio Nazionale degli Architetti e da quello degli Ingegneri con delibera di Consiglio n. 112 del 14/5/1988, assente stavolta il consigliere Cicero, e pubblicato nella G.U.R.I. il 6/3/1990. La Commissione giudicatrice era formata, oltre che dai rappresentanti comunali, da un esperto nominato dal Ministero dei Beni Culturali, da due docenti universitari designati dal Consiglio Nazionale degli Architetti, da un docente universitario designato dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri, da un esperto tecnico dell’Ass.to Reg. BB.CC., da un esperto dell’Istituto Nazionale Urbanistica, da un membro del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Al Comune pervennero ben 12 progettazioni un po’ da tutt’Italia. Alla fine dei lavori (durati fino al 30/10/1993 per le loro ovvie complessità dovute anche alla composizione della Commissione, con membri quasi tutti di fuori Sicilia, e poi per le vicende di autoscioglimento del Consiglio nei primi giorni del 1993 e la conseguente nomina del Commissario Straordinario) la Commissione non ritenne di potere proclamare un progetto vincitore, ma ritenne meritevole di menzione due progetti. 

Dal mese di gennaio 1993 io e altri dell’allora “classe politica”, che in effetti era stata già parzialmente rinnovata nel 1990, cedemmo definitivamente il passo a quanti vi erano già subentrati a formare quella “classe politica” della quale, in ovvia continuazione della prima, fu, è stato, ed è magna pars, per presenza e poteri, proprio l’odierno Sindaco Cicero.

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2) Nel 28° capoverso della sua lettera, fino alla fine della stessa (37° cpv.), il Sindaco si occupa di me con grande stile, sottile finezza e “rispetto umano” (… meno male che non è “animale”… essendo io un Lupo…).

Andiamo con ordine.

Nel 29° e 30° capoverso, il Sindaco torna sulla mia sconfitta e la sua vittoria alle elezioni comunali del 2002 (eravamo solo due i candidati a sindaco) anche se questa volta non c’è “il livore” (di cui al 35° capoverso) ma un semplice “bruciore per la sconfitta” da me “ricevuta da un semplice agente di commercio” (vedasi 29° cpv.). E sottolinea che, per rispetto umano (28° capoverso), l’indomani della sua “prima vittoria” venne nel mio studio e “riflettemmo su tante cose”, e nelle settimane successive un consigliere della mia lista Unità Civica fu eletto presidente del Consiglio comunale con i voti dei consiglieri che avevano sostenuto la sua candidatura a sindaco. 

È opportuno fare qualche precisazione.

Il mio schieramento comprendeva la mia lista Unità Civica e quelle dei partiti UDC, Forza Italia, Alleanza Nazionale. Come sa chi visse quelle vicende, la mia candidatura fu molto osteggiata da taluni esponenti di questi partiti che volevano candidare se stessi o altri, e cedettero solo per l’intervento degli organi provinciali, ma non desistettero dai loro sentimenti di contrarietà. 

Unità Civica fu la lista più votata (1.100 voti) fra tutte le liste di entrambi gli schieramenti, superando l’Ulivo (dello schieramento che candidava Cicero) che riportò 1.011 voti. Il mio schieramento riportò quindi in totale 3.332 voti ed ebbe 11 consiglieri, mentre quello di Cicero 2.785 voti ed ebbe 9 consiglieri. Quegli esponenti però del mio schieramento che mi erano contrari continuarono a non accettare la mia candidatura e, approfittando del voto disgiunto, votarono e fecero votare Cicero, il quale mi superò di ben 404 voti. Fatti un po’ i conti, mi sarebbero bastati 203 voti in più (e a lui in meno) per essere eletto.

Io non ebbi perciò alcun “livore” né alcun “bruciore” nei riguardi dell’eletto per la semplice ragione che tutti sapevano che avevo perso per effetto dell’avversione nei miei confronti di alcuni esponenti del mio schieramento, che, ripeto, volevano candidare se stessi o altri. E nel pomeriggio del 27 maggio, quando già lo spoglio delle schede mostrava chiaramente l’andamento del voto, telefonai a Mario Cicero congratulandomi. E poi lui educatamente mi venne a trovare.

Naturalmente, i rapporti tra Unità Civica e gli altri partiti della coalizione non potevano non tenere conto di quanto era accaduto. E lo scontro si accese subito per la nomina del presidente del Consiglio comunale che, secondo il risultato elettorale e per un ovvio principio democratico, spettava alla lista più votata, e cioè all’Unità Civica. Ma ancora una volta spuntarono fuori le ambizioni personali di taluni eletti nelle liste di partito, finché la rottura fu inevitabile e definitiva. E va dato atto che, invece, i gruppi del centro sinistra, all’interno di un accordo complessivo di collaborazione nell’interesse del paese, vollero rispettare il principio democratico di affidare la carica alla lista più votata. 

E pongo al Sindaco una domanda (non me ne voglia però… non attendo risposta…): se avessi avuto “livore” o “bruciore” (allora… figuriamoci oggi) per la mia sconfitta, avrei consentito alla mia lista di fare maggioranza con gli eletti di Cicero? O avrei lasciato il sindaco eletto in minoranza, così da bloccare qualsiasi iniziativa della sua Amministrazione o comunque da rendergli la vita amministrativa difficile?

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3) (30° capoverso della lettera). Se capisco bene, ma dubito fortemente di aver capito, «malgrado» i miei «continui attacchi da quando» era «assessore tutto fare fino ai primi anni della» sua «sindacatura» (…poi a quanto pare non più…) Cicero ha «sempre cercato di rispondere con rispetto» (ma a chi? a me?) «dimostrando con i fatti, come abbiamo (sic!) permesso a questa comunità di “liberarsi dall’asfissiante abbraccio del” mio (?) “morboso (!!!?) amore” (!!!) dando la possibilità a tante imprese, operatori economici e giovani di dispiegare le loro ali e volare liberi, senza condizionamenti».

Confesso che, dinanzi ad un’analisi storico-sociologica così profonda e così terribile, mi sono perduto! In sostanza, il Sindaco scrive che lui, con altri, ha liberato la comunità cittadina dal mio “morboso amore” che, nientedimeno, come tutti sanno, ha impedito a tante imprese (sic!), operatori economici (?) e giovani (sic!) di “volare liberi”. Senza i miei “condizionamenti” amorosi, anche se non è spiegato in cosa consisterebbero questi miei condizionamenti. C’è proprio da rimanere stupefatti da una fantasia così… fantasiosa!

Naturalmente, non posso non pensare a quanti (… imprese…operatori economici…giovani…) non hanno potuto dispiegare le ali e… prendere il volo liberamente, per colpa mia… e del mio amore morboso… espresso, tra l’altro, aggiungo io, in oltre sessanta anni di attività pubblicistica diretta proprio, secondo quel che scrive il Sindaco, a tarpare le ali di tutti e di chiunque. Insomma, li ho bloccati a terra… perché… perché… perché… (forse avevo impedito a tutti di volare perché temevo di rimanere solo in questo paese, dato che con i miei condizionamenti lo stavo, sic et simpliciter, distruggendo?). 

È comprensibile, quindi, che, a questo punto, io sia tormentato da un tremendo dilemma: chissà se, pur essendo disposto a chiedere perdono cospargendomi il capo di cenere per questa mia azione distruttiva, le tante imprese, gli operatori economici, i giovani che sono stati liberati finalmente e per fortuna da Mario Cicero, mi perdoneranno? Ai posteri, come diceva il poeta, l’ardua sentenza…

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4) (31°,32°, 33°, 34° capoverso della lettera). Qui ci sono le parti della lettera che forse più delle altre si distinguono per la finezza di stile dimostrata dal nostro caro interlocutore. 

Un cittadino, cioè io, si permette di inviare due e-mail fiduciosamente riservate, confidenziali e rispettose, all’indirizzo privato della persona (non della carica) Mario Cicero, esponendo con delicatezza e moderazione dissenso su talune sue scelte e attività, e lui ne fa oggetto  di polemica per dimostrare nientedimeno la mia “saccenteria”, mai “trasformata in saggezza” nonostante “l’avanzare degli anni”.

In verità le mie due lettere private erano generosamente ed essenzialmente dirette ad evitare talune improvvisazioni e scelte che mi sembravano, e tuttora mi sembrano, non adeguatamente meditate. Ne faccio ammenda. Non lo farò più. Come si usa dire, non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire. Ovviamente, se del caso, sono disposto a confermare e motivare pubblicamente quanto fiduciosamente e riservatamente esposto.

Per quanto riguarda una presunta mia lettera «del ‘92» di «tredici pagine» «quando feci una disanima della situazione politica e amministrativa di quella stagione politica» che «sarebbe interessante pubblicare», non la ricordo e cercare fra le mie mille e mille carte sarebbe troppo faticoso. Se vuole, la pubblichi pure il caro Sindaco. 

In ultimo mi sono chiesto: ma cosa c’entrano le mie lettere riservate con il mio no alla sala multi usi? È una sorta di ritorsione nei miei confronti? A ben vedere, si tratta di un ulteriore incomprensibile mistero.

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5) Circa la rivendicazione finale, pure a me dedicata, secondo cui il merito di avere “portato avanti le politiche Sociali, Culturali ed Economiche” che hanno consentito di fare apprezzare il “nostro Sistema Paese”, è ovviamente del Partito Comunista perché tali politiche il Sindaco le ha acquisite formandosi e militando in tale “grande Partito”, come io avrei dovuto capire dall’ “azione politica” da lui “portata avanti in questi anni”, riconosco che ha ragione. 

Anche perché, se debbo dirla tutta…, così si spiega come il Partito Comunista, nel giro di qualche anno (1989-1991) dall’apparire di Cicero  nella scena politica del paese… sia finito com’è finito…

E basta così. E stia tranquillo il caro Sindaco. Farò in modo di non dargli più fastidi, cercando di scacciare ogni cattivo pensiero che dovesse attentare al mio sonno. Visti i suoi rispettosi sentimenti nei miei confronti, merita questo ed altro.

Con la raccomandazione di pensare seriamente al teatro stabile, prima che sia troppo tardi, senza paura di fare, per una volta, marcia indietro. Come scrissi a chiusura del mio precedente intervento, il paese al Sindaco Cicero darà pieno merito… per i secoli futuri.

Mario Lupo

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