Balarm. Nuovi format nelle Madonie per affrontare la quarantena

Ci videochiamiamo per cenare insieme ma a distanza, le nostre conversazioni in chat non finiscono più, gli aperitivi li abbiamo spostati su WhatsApp, i compleanni su Skype, abbiamo messo velocemente in piedi disordinate postazioni da smart workers e dei nostri progetti ne parliamo su Zoom.

Le misure restrittive messe in atto per contenere la diffusione del Covid-19 ci costringono a stare a casa per un bel po’ di giorni e stiamo pensando e ripensando al valore da dare al nostro essere tecnologicamente connessi.

In un Paese in lockdown, abbiamo interrotto o rallentato le nostre attività, abbiamo modificato le nostre abitudini e, chiusi nel microcosmo delle nostre case, mentre non possiamo fare incontrare i nostri corpi, ci stiamo inventando modi per recuperare un minimo di socialità che abbiamo dovuto mettere in standby, così da allontanare la solitudine, da non farci distruggere dall’ansia, dalla preoccupazione per il diffondersi del virus, dalla paura che contagi noi o le persone a cui vogliamo bene e dal timore delle conseguenze che avrà tutto questo sul nostro futuro.

Le iniziative dei “big” sui social non si contano più (per fortuna): stiamo entrando nelle case dei nostri artisti preferiti con i loro concerti in diretta Instagram, i musei ci presentano i loro capolavori, i teatri ci stanno mettendo a disposizione opere bellissime da guardare in streaming dal divano di casa nostra. Provando a vivere una vita piena, nonostante tutto, abbiamo creato nuovi format. Virtuale e reale non sono mai stati sovrapposti come adesso.

nuovi format stanno nascendo anche nel piccolo dei paesi, dove la vicinanza sociale è sempre stata un tratto fondante. Ci si organizza come si può per superare questo momento nel miglior modo possibile e ci si ingegna per sentirsi vicini. Abbiamo buttato un occhio sulle Madonie dove qualcuno ci sta provando a tenere insieme le piccole comunità, sensibilizzandole a stare a casa e avvicinando anche chi in realtà da casa è rimasto lontano.

Sta succedendo a Isnello per esempio, dove il giovane sindaco Marcello Catanzaro con due hashtag si è inventato due sfide, con tanto di premi finali. Con #IoRestoAcasaEleggoe la lettura condivisa di un libro a distanza, SquadraCamilleri, SquadraSciascia, SquadraSaintExupéry, SquadraBach e le altre che si formeranno nei giorni a venire si contendono i like sulle video-letture del libro scelto, mentre con #IoRestoAcasaEcucino i partecipanti si sfidano con la preparazione e le video-ricette dei piatti tradizionali.

«Trovare dei momenti di svago in questa situazione così angosciosa, stando costretti a casa, non è sempre facile. Così, come amministrazione comunale, abbiamo pensato di sperimentare con i nostri concittadini nuove forme di socialità a distanza – spiega il sindaco – guardando al tempo stesso con positività al futuro. E sta funzionando.

I vincitori di IoRestoAcasaEleggo potranno scegliere l’acquisto di un elemento di arredo urbano che diventerà per l’intera comunità simbolo di condivisione e memoria collettiva, per ricordarci lo spirito costruttivo che ci ha portato a superare uniti, tutti insieme, questo momento di grande difficoltà per il mondo intero. Inoltre, al termine della gara, le video-letture condivise verranno donate al Centro Italiano del Libro Parlato per ciechi e ipovedenti.

Per IoRestoAcasaEcucino, invece, abbiamo in mente una grande festa al termine dell’emergenza sanitaria, in cui i partecipanti riproporranno del vivo il piatto scelto, i like ricevuti adesso verranno sommati al voto di una giuria e il vincitore riceverà in premio un buono da spendere presso gli esercizi commerciali di Isnello, così da stimolare la piccola economia locale all’insegna della circolarità».

A Castelbuono, l’associazione culturale Spazioscena sta continuando a portare avanti a distanza le sue iniziative di teatroterapia, utili oggi più che mai per rimanere lucidi e gestire le emozioni.

«Sto estendendo anche agli altri il lavoro che stavo facendo con i miei allievi, – racconta Annamaria Guzzio, presidente e direttore artistico dell’associazione. – Alfabetizzazione emotiva per i bambini, tramite filastrocche che faccio girare su WhatsApp e sui social, pillole di pièce teatrali e haiku per gli adulti, da recitare come mantra per calmare le menti in subbuglio che tutti abbiamo in questo momento. Credo che sia indispensabile in questi giorni far circolare creatività come momento salvifico, di rigenerazione emotiva. E che ognuno di noi debba fare la sua parte, ognuno con la propria funzione sociale». Intanto l’amministrazione comunale ha lanciato l’iniziativa #iostoacasaincomune, per raccogliere le abilità artistiche dei cittadini e ridurre la distanza, costruendo una comunità virtuale.

In isolamento solitario nella sua casa di Cosenza ma con il cuore a Castelbuono, Fabio Nirta, dj resident di Ypsigrock da oltre 10 anni, tiene compagnia ai quarantenati con varie iniziative e dirette sul web ma soprattutto con Spread good vibes – The first bedroom streaming music radio, una radio nata su Facebook in pochi giorni che sta vedendo alternarsi dj, producer, artisti che mettono i dischi dai loro rispettivi salotti.

Senza troppa pianificazione, senza troppa accuratezza ma con molta sincerità, perché la missione è creare una relazione e riempire con la musica i vuoti delle stanze, senza rimpiangere troppo le serate di festa: quelle torneranno ma intanto si può stare insieme anche senza l’outfit da sabato sera, con uno spritz da sorseggiare in ciabatte.

E se noi adulti il modo di cavarcela in qualche modo lo troviamo, sicuramente a soffrire di più in questo periodo chiusi in casa sono i bambini. A Gangi, Irene Pepe, insegnante di scuola primaria di 26 anni, insieme ad alcune giovanissime colleghe e con il supporto del Forum Giovani, ha creato la Ludoteca a distanza.

«Lavoriamo tutte fuori, però abbiamo pensato di mettere le nostre competenze a disposizione della nostra comunità, ovviamente in maniera del tutto gratuita e volontaria, aiutando da un lato i bambini a scacciare la noia e dall’altro i genitori che magari hanno difficoltà a tenere impegnati i loro figli per un’intera lunga giornata – dice Irene. – Tutte le mattine inviamo la nostra proposta di attività da fare a casa, strutturata in base all’età. Poi, i genitori ci inviano foto e video, in maniera tale da avere un feedback. Sta andando molto bene, la risposta da parte dei genitori sta crescendo di giorno in giorno».

Siamo separati ma possiamo comunque essere comunità, facendoci forza a vicenda, ciascuno con il nostro ruolo, perché restare a casa non significa fermarsi e non significa essere soli.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.