Gds: “Tutti i beni restituiti a Lena, in appello c’è la conferma”

Ll’Abbazia Santa Anastasia resta all’imprenditore

I giudici, per la sesta volta, hanno nuovamente dato ragione all’imprenditore Francesco Lena e ai suoi legali, gli avvocati Andrea Dell’Aira e Rosario Vento. Lo riporta questa mattina il Giornale di Sicilia, nell’articolo – di cui riportiamo il titolo – a firma di Giuseppe Spallino.

Il nome di Lena era stato associato a boss del calibro di Bernardo Provenzano: secondo l’accusa, il padrino corleonese sarebbe stato il vero proprietario dell’Abbazia e Lena un semplice prestanome. Un’ipotesi smentita già durante il processo penale, alla luce della tracciabilità finanziaria presentata all’origine delle somme adoperate a partire dall’acquisto dell’intero feudo. Fatto questo che induce la quinta sezione della Corte d’appello a scrivere: «Numerose e fondate, dunque, risultano le obiezioni alla tesi dell’investimento di capitali di Bernardo Provenzano nell’azienda castelbuonese. Dimostrata la tracciabilità degli investimenti di Lena… » e a confermare il dissequestro dei beni delle società: Abbazia Santa Anastasia, Lena Costruzioni, Cosistra, Lena 2009, Led Italia, Saices, Lena Edilizia 2000, Aziende Turistiche Alberghiere Sant’Anastasia e Feudo Zurrica.

Accertata la trasparenza amministrativa e nessuna evasione fiscale, dunque, resta il calvario di 11 anni subito dall’imprenditore, che chiosa: «Spero che con questa decisione mi abbiano ridato la vita.»

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