Bicentenario. “L’invito che conta davvero” secondo Sandro Morici

Diamo maggior visibilità al commento inserito da Alessandro Morici, erede di Minà Palumbo, al post relativo al Programma del Bicentenario, pubblicandolo di seguito come articolo.

Le celebrazioni per il bicentenario della nascita di Francesco Minà Palumbo cominciano proprio bene!
Un rappresentante della famiglia Morici (di uno dei 3 rami degli attuali eredi dello scienziato) in pieno convegno fa pubblica denuncia all’intero Consiglio di Amministrazione (CdA) del Museo di essere stati invitati all’ultimo momento, alludendo ad una pessima organizzazione dell’intera manifestazione… dimenticando forse che in quel CdA ha un fratello in veste di Presidente del Museo.
Tuttavia, al di là delle loro questioni familiari e delle formalità di bon ton, noi sappiamo che un “invito” comporta sempre una presenza e quindi una partecipazione, che, anche se critica, deve comportare un messaggio connesso al tema e ai fini dell’evento, che nel nostro caso sono la promozione della figura e delle opere di F.M.P. e il rilancio del Museo ad esso dedicato.
Peccato che nell’intervento questo messaggio non sia arrivato.
E allora, per rimediare alla “mancanza” di riguardo appena commessa (…peccato da considerare assolutamente veniale…) cogliamo l’occasione per promuovere un ulteriore “invito”, serio e concreto, a quel ramo degli eredi Morici affinchè consegnino al Museo l’originale dell’Iconografia dello studioso-artista, completando l’atto di donazione al Comune dell’intero patrimonio delle sue raccolte e opere documentali, avviato anni fa e ancora oggi rimasto incompiuto.
Non importa se stavolta l’”invito” si dovrebbe fare in carta libera o in carta bollata, tramite raccomandata R.R. o messo comunale, con un semplice “per piacere” o elencando fatti storici ed impegni del passato, che hanno appunto condotto alla creazione del Museo.
Certo, un “invito” del genere è da tempo consolidato nella mente di tanti castelbuonesi che credono in una collocazione d’eccellenza del nostro Paese nel panorama scientifico-culturale-artistico della storia di Sicilia.
Ma non basta, perché per coerenza al pragmatismo sorge spontanea una domanda: chi deve fare l’”invito” formale con tutti i crismi dell’ufficialità?
Con le celebrazioni del bicentenario della nascita di F.M.P. in atto, l’”invito” lo faranno le Istituzioni, che ne hanno pieno diritto (e credo dovere, evitando danni all’erario) oppure lo deleghiamo a qualche associazione di quartiere con 2-3 iscritti (sordi, muti, ciechi) che non contano nulla?
La domanda è posta: chi ha discernimento e coraggio tragga le conclusioni.

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