Blufi, omicidio della farmacista: una donna “pianificò” la rapina

[REPUBBLICA.IT – Ivan Mocciaro] “L’ho fatto per te, amore mio”. Poche frasi che potrebbero svelare il retroscena e il possibile movente di un delitto che ha scosso, per la sua ferocia, l’opinione pubblica. È tutto riportato in un messaggio ritrovato a casa dell’assassino della farmacista di Blufi. “Per te, amore mio”. Una confessione scritta poco prima che scattassero le manette ai polsi di Angelo Porcello, reo confesso dell’omicidio di Giuseppina Jacona, uccisa per soldi dieci giorni fa.

La missiva lascia trasparire non certo il profilo di un uomo spietato ma quello di un uomo soggiogato e manipolato. Una lettera scritta che è anche una dichiarazione d’amore, un amore impossibile per una trentacinquenne legata da stretti vincoli di sangue con l’assassino. Sarebbe stata lei a spingerlo prelevare i risparmi, 250 mila euro, della farmacista di Blufi.

Lei è una giovane donna, sposata e con figli, della quale il Porcello si sarebbe infatuato al punto che, per garantirsi un futuro con lei, avrebbe seguito il suggerimento di commettere la rapina poi sfociata nell’omicidio. Questa è l’ipotesi privilegiata dagli inquirenti, coordinati dal pm Vincenzo Cefalo della Procura di Termini Imerese, una pista che stanno valutando con attenzione. L’assalto alla farmacia di Blufi appare come un piano studiato nei particolari e per questo i militari stanno vagliando la posizione della donna alla quale Angelo Porcello si rivolge nella lettera.

Una cosa è certa, il pregiudicato era ben informato, sapeva che l’anziana farmacista custodiva in casa un discreto gruzzolo, un tesoretto in quella modesta abitazione di corso Italia dove pochi avevano accesso, ad eccezione di un anziano signore che solitamente aiutava Giuseppina Jacona nelle pulizie. Un delitto non d’impeto, dunque, come si era pensato nei primi momenti, non una reazione violenta al diniego della donna a rivelare il nascondiglio del malloppo, ma un piano premeditato.

In un piccolo borgo agricolo come Blufi, poco meno di mille anime, dove ci si conosce tutti, in molti avevano notato che l’anziana farmacista non era una frequentatrice abituale dell’unico istituto di credito presente o dell’ufficio postale del paese. E in molti sapevano o immaginavano che la donna custodisse i guadagni della farmacia in casa. Sospetti e congetture che non sono di certo sfuggiti a un pregiudicato come Porcello e ai suoi complici.

L’uomo ha aspettato il momento opportuno per agire. Ha atteso la visita dei carabinieri, una delle tante che quotidianamente riceveva per evitare che violasse i domiciliari. Poi, forse approfittando dell’ingenuità del suo giovane complice, il nipote acquisito, Gandolfo Giampapa, ha puntato al colpo grosso. Il caso ha voluto che l’arrivo tempestivo dei militari della stazione di Petralia Soprana, avvisati da alcuni cittadini, abbia fatto saltare i piani dell’assassino che è riuscito ad arraffare appena 14 mila euro, briciole a confronto dei 250 mila, in banconote da 50 e 100 euro, ritrovati dai carabinieri in due scatole di scarpe dentro un armadio. Se il “colpo grosso” fosse andato a buon fine, Porcello aveva pianificato anche una sua fuga all’estero: sarebbe scappato lontano con la giovane amante.