“Brain Damage”. Pubblicato il libro fotografico di Michele Di Donato

Segnaliamo la pubblicazione del libro BRAIN DAMAGE che raccoglie quattro portfolio di Michele Di Donato, il cui lavoro di fotografo ci appassiona da tempo e seguiamo con grande interesse. Il libro, che uscirà per la casa editrice The Dead Artist Society di Catania, si compone di 210 pagine e mette insieme circa 200 fotografie oltre ad un corposo testo critico di fabiola Di Maggio ed una lunga intervista all’artista da parte dell’editore Enzo Gabriele Leanza. Così commenta Michele Di Donato:

“BRAIN DAMAGE, il mio prossimo libro fotografico, ha ricevuto una Honorable Mention al Moscow International Foto Award 2020. Sono felice perchè il libro non è stato ancora stampato ma già piace (uscirà tra circa un mese), e poi perchè oltre al podio sono state assegnate solo cinque Honorable Mention in tutto il mondo.”

“Brain Damage” avrebbe dovuto essere pronto a fine marzo. Purtroppo l’emergenza COVID e il conseguente lockdown ha bloccato tutto. Adesso il libro è in stampa e sara’ commercializzato a fine giugno. 

Qui il link al sito del MIFA:

https://www.moscowfotoawards.com/winners/hm/2020/10-25636-20

Dal testo critico della curatrice del volume, Dott.ssa Fabiola Di Maggio:

“BRAIN DAMAGE è composto da quattro progetti; quattro capitoli, “Craving”, “Doppelgänger”, “Lost in the K-Hole”, “Rorschach”, focalizzati su temi psicologici diversi e autonomi, collegati tra loro dalla costante presenza di tre elementi fondamentali: la mancanza, il desiderio, la sofferenza. Ciò che l’autore durante i molti anni di ricerca e di lavoro non ha potuto registrare istantaneamente, come nel caso di “Craving” e “Rorschach”, lo ha prima immaginato e poi ritratto alla maniera di “Doppelgänger” e “Lost in the K-Hole”. Non solo reportage, quindi, compongono il libro, ma anche regalità. Michele Di Donato preferisce l’uso della fotografia concettuale che gli fornisce un’idea più mirata di come sarà la sua immagine finita. Questo gli assicura la comprensione iniziale dell’immagine e la visione dell’opera fotografica completata, focalizzando la sua energia sulle emozioni che prova in relazione all’ambiente che sta fotografando e alla percezione che sta cercando di rappresentare. Questo diventa il suo fondamento in cui i suoi confini creativi, tra cui: il colore, il punto di vista e la struttura, sono facilmente personalizzabili, permettendogli di giocare con alcuni elementi.”

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