Cancila assente ai convegni sui Ventimiglia.”Non fanno parte della dinastia dei Ventimiglia di Geraci.”

In una lettera indirizzata al periodico Le Madonie, lo storico castelbuonese evidenzia errori grossolani nella comunicazione ed il tentativo di collegare le origini dei Ventimiglia di Monforte con quelli di Geraci.

Il professore Orazio Cancila ci inoltra una lettera indirizzata al direttore del periodico Le Madonie, avv. Mario Lupo, e lì pubblicata nel numero attualmente in distribuzione, nella quale motiva la propria assenza al recente convegno “I Ventimiglia. Una famiglia feudale nella Sicilia che cambia“. Rimaniamo sbigottiti per il livello degli errori – innocenti e non – diffusi dall’organizzazione del convegno.
La Redazione


Caro Mario, 

mi chiedi perché non sono stato presente alle giornate di studio “I Ventimiglia. Una famiglia feudale nella Sicilia che cambia”, tenutesi a Palermo e a Castelbuono il 25-26 ottobre scorso. La stessa domanda mi è stata rivolta dal mio amico Ninni Giuffrida, il quale mi ha riferito che se la sono posta anche altri amici e colleghi presenti alla inaugurazione della mostra sui Chiaromonte, concludendo “Orazio ha abbandonato Castelbuono”. Tu sai bene che non ho abbandonato Castelbuono, alla cui storia continuo a dedicare, assieme alla direzione di “Mediterranea-ricerche storiche”, il tempo, poco o molto, che ancora mi resta. 

Se ne avrò altro, continuerò anche la storia dei Ventimiglia dopo il 1619, anche se mi accorgo che della parte precedente consultabile online (I Ventimiglia di Geraci, 1258-1619, Associazione Mediterranea, Palermo, 2016) nessuno, neppure a Castelbuono, trae … giovamento, altrimenti certi errori non si lascerebbero passare: il manifesto con cui le due giornate erano pubblicizzate, allegato all’invito a partecipare, riporta infatti come data della fondazione del castello il 1316. Eppure nel 2017, a cura del nostro Museo civico se non ricordo male, si era celebrato il settecentesimo anniversario! Un errore che gli organizzatori del convegno hanno fornito anche alla stampa, come può leggersi su Repubblica Palermo e sul Giornale di Sicilia dei giorni scorsi. 

Non era il solo: le due testate – sulla scorta di un autore notoriamente inattendibile, suggerito evidentemente dagli organizzatori – riferiscono che i due arieti di bronzo di Siracusa, donati da Alfonso il Magnanimo al marchese Giovanni I per avere sedato una grave rivolta nel 1448, furono sganciati dalle nicchie del castello Maniace e portati «a Geraci, fu poi il figlio Antonio a disporli sulla tomba del padre». Repubblica riproduce anche una foto del castello di Geraci, dove i due arieti sarebbero stati collocati inizialmente per poi essere trasferiti a Castelbuono. Nel mio testo sui Ventimiglia appena citato, esprimo dei dubbi sulla data del 1448, optando per l’inizio del 1443, mentre per il trasferimento degli arieti seguo, come tutti gli altri storici, il Fazello, per il quale il marchese Giovanni «ricevette come premio per così utile ufficio i due arieti e li trasportò nella cittadina di Castelbuono». La giornalista di Repubblica poi ci mette anche del suo, quando scrive, incredibilmente. che «fu un loro discendente, durante le crociate, a portare il cranio di Sant’Anna a Geraci».

Nella seduta castelbuonese del giorno 26, questi errori attribuibili in primo luogo agli organizzatori dovevano garbatamente contestarsi, ma al professore Angelo Ciolino che alla fine pensava di rilevarlo fu risposto che “non era all’ordine del giorno”.

Tu mi chiedi e con te gli altri amici perché non sono intervenuto: non conoscevo gli organizzatori delle due giornate (certamente, per mia colpa!) e non ho voluto accettare il loro invito perché non mi fidavo. E non avevo torto a giudicare anche da quanto ti dirò ancora appresso. Lo scorso anno ero stato invitato a fare la relazione di apertura alle due giornate da Eugenio Magnano di San Lio, collega da me molto stimato come autore di uno studio su Castelbuono che ritengo fondamentale. Nell’occasione, si intendeva ricordare l’attività svolta dal defunto ingegnere Giovanni Ventimiglia di Monteforte, persona perbene e stimata, come Presidente Nazionale dell’Istituto Italiano dei Castelli. Il progetto però non mi convinceva, perché temevo che il nesso Giovanni Ventimiglia di Monteforte – Ventimiglia di Geraci finisse per creare confusione ed equivoci, come ad esempio rafforzare la convinzione di una discendenza dei Ventimiglia di Monteforte dai Ventimiglia di Geraci, che invece non esiste. Magnano mi aveva rassicurato sulla serietà dell’iniziativa, che si sarebbe realizzata sotto la sua guida e responsabilità. 

Ho quindi accettato di partecipare, ma quando nel maggio scorso ho saputo che Magnano si era ritirato (o forse era stato estromesso) e non era più coinvolto nel progetto, ho fatto sapere agli organizzatori, insieme con il professore Nunzio Marsiglia, che ritiravo la mia disponibilità e ho rifiutato le successive sollecitazioni. Il mio timore non era purtroppo infondato. Il manifesto delle due giornate recita infatti: «Questa giornata di studi si concentra a riscoprire e raccontare storie appassionanti dei membri della dinastia siciliana: la figura di Francesco Ventimiglia, scienziato e tecnico nel secolo di Newton; le donne dei Ventimiglia e in particolare Margherita, duchessa di Terranova ed infine l‘insigne e nobile figura del compianto ingegnere Giovanni Ventimiglia di Monteforte, che ha guidato e presieduto l’Istituto con totalizzante passione, impegno, dedizione». 

Ecco che così l’ingegnere Giovanni Ventimiglia di Monteforte viene inserito d’ufficio tra i membri della dinastia, insieme con lo scienziato Francesco (ignoto a tutti i cultori dei Ventimiglia, tranne agli organizzatori del convegno!) e con la duchessa di Terranova, nota più come moglie del magnus siculus Carlo d’Aragona che come Ventimiglia. Una schiera di personaggi molto esigua e direi anche modestissima, mentre se ne ignorano parecchi altri più noti e illustri, ma sconosciuti evidentemente agli organizzatori. È bene allora precisare subito che né l’ingegnere Giovanni Ventimiglia né il nipote Alduino, sino a qualche anno fa acclamato a Castelbuono come principe e come discendente dai nostri Ventimiglia, fanno parte della dinastia dei Ventimiglia di Geraci. 

Concordo pienamente con l’Heraldrys Institute of Rome, il quale, a proposito dei Ventimiglia di Monteforte, così scrive: «Nulla ha in comune con la illustre e storica famiglia Ventimiglia d’origine normanna, decorata di un numero immenso di feudi e di titoli e principalmente della contea e marchesato di Geraci. Un Luigi, dottore in leggi, fu giudice criminale in Vizzini nel 1783-84, capitano di giustizia in detta città 1803-4, acquistò salme 30 della baronia di Passaneto (che costituiva una piccolissima parte della tenuta di Monforte o Monteforte) e ne ebbe investitura il 14 febbraio 1792 ed oggi, per uno dei moltissimi imperdonabili errori commessi dalla Commissione Araldica Siciliana, nell’elenco Ufficiale si trova iscritto con il titolo di barone di Monforte …».

Spero di avere soddisfatto le tue curiosità.

Orazio Cancila

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