Carnevale 2015. Cronache dal Veglione 2015

[Riceviamo e pubblichiamo] Faccio una breve premessa, chiedo un favore a chi avrà la pazienza e la voglia di leggere quanto segue. In particolare a chi mi conosce nel mio consueto ruolo di pseudo attivista politico.
Vorrei che qui mi leggeste considerandomi solo un semplice appassionato del Veglione, nostalgico dei suoi trascorsi, da ex componente di un gruppo di satira locale.
Quest’anno sono più scevro dal poter esprimere le mie considerazioni, diversamente dall’anno scorso in cui ho avuto la possibilità di far parte della giuria che ha giudicato le rappresentazioni dei gruppi in gara.

Qualcuno ancora ricorda ciò che ho scritto dopo con sincerità, ma non ricorda che sono stato l’unico a non stroncare i gruppi durante la votazione, perché i miei colleghi più qualificati, le avevano ritenute di qualità “relativa” (salvo poi basarsi su criteri di valutazione non prettamente tecnici).
Quindi stavolta, torno alla mia passione di opinionista (so che non me lo ha chiesto nessuno) ma spero che qualcuno possa incuriosirsi e magari sentirsi spinto ad esprimere a sua volta, la propria opinione.

Quest’anno il Veglione è stato “ospitato” là dove è nato. Ovvero al ex Cine-Teatro Astra, che dopo anni di chiusura, dalla dipartita del precedente fruitore. A trasformare l’Astra in una grande sala da ballo per i giorni di Carnevale è stato il gruppo di Dario Guarcello.
Gruppo “venuto in soccorso” a un amministrazione che diversamente non avrebbe saputo dove svolgere questa manifestazione. Quindi bisogna darne atto agli organizzatori che se il Veglione si è potuto fare è anche merito loro. Come il merito della riuscita del Carnevale 2015, in generale, vada ai molti che si sono messi a disposizione di un assessore (Gianclelia Cucco) che al di là di tutte le critiche per le scelte politiche (che non condivido) si è trovata a dover organizzare una manifestazione che come tante altre (e non solo le manifestazioni) vanno programmate per tempo.
Scusate è più forte di me (l’attivista recalcitra), ma torno a parlarvi dei gruppi.

Quest’anno sono stati 4 i gruppi a partecipare al Veglione all’Astra: “I Giullari di Corte”, “I Babbi Priati”, “I Quattri a Maiddra” e “I Comi veni si cunta”. Mentre presso l’auditorium del Liceo Scientifico lo storico Gruppo dei 2001 hanno rappresentato la loro nuova opera. Premetto che io ho assistito alle rappresentazione di domenica per i 2001 e martedì per il veglione, Ma parto da quest’ultimo.

La prima rappresentazione è stata quella dei teatrali “Giullari di Corte” guidati da uno dei miei preferiti attori che la nostra comunità può vantare (e di artisti ne possiamo vantare parecchi), mi riferisco al mio amico Giuseppe Vigneri. Ragazzi bravissimi, oramai conferma e consuetudine del veglione castelbuonese. I loro punti di forza sono senza ombra di dubbio la teatralità. La loro non è una semplice maschera, ma una pièce teatrale vera e propria. La scelta dei temi musicali e dei testi sono curatissimi. In particolare quest’anno ho molto apprezzato i pezzi sui dialoghi fatti sulle pseudo poltrone in attesa dell’inizio dello spettacolo (capovolgendo il ruolo attore-spettatore).
Originali e non scontati. Esilarante la scelta del pezzo per prendere in giro l’assessore Cucco (Convenienza VS Coerenza). E infine un plauso al pezzo sul blog Castelbuono Live. Per questo pezzo ringrazio tutto il gruppo perché hanno correttamente ed egregiamente messo alla berlina un’abitudine e possibilità che non condivido (e di cui mi immagino dopo questa mia affermazione, avrò dato il là per una marea di critiche, per l’appunto, “anonime” ma pazienza anch’io “me ne farò una ragione!”)

Dopo i Giullari di Corte sono saliti sul palco un duo storico. Il gruppo del “Babbi Priati” formato da Vincenzo La GruaDaniele Piro, che io ho amichevolmente definiti i “Cochi e Renato” del Veglione. Le loro battute sono sempre sagaci e pungenti. La potenza e la voce di Daniele aiutano molto nell’interpretazione di alcuni personaggi come il Vice Presidente Fabio Capuana. Le parti musicali sono anch’esse molto curate, grazie a brani del cabaret e non usuali al veglione. Le battute sono fendenti che tagliano e giungono dirette all’obiettivo strappando oltre la risata, l’amara ironia che solo il Veglione sa lasciare a chi la sa apprezzare.(Alla fine di questo articolo, a Vincenzo in particolare, voglio esprimere una opinione che so già che non condivide, poiché glie l’ho accennato a fine maschera).

Proseguo, parlandovi della riconferma del veglione di quest’anno. Mi riferisco al Gruppo dei “Quattri a Maiddra”. Crivello & Co. si riconfermano un gruppo in crescendo. In particolare grazie alla rivelazione dell’anno precedente Vincenzo Ippolito, nelle vesti di un Pavarotti d’antologia e di una “veggente” della quale forse non era necessaria interpellare se non, per l’appunto, per prendere in giro il nostro primo cittadino Antonio Tumminello (bersaglio di tutte le maschere).

La bellezza della maschera di questo gruppo, sta nel non aver ironizzato solo su personaggi legati alla politica, ma anche cittadini “comuni” come i F.lli Forti (geniale la personificazione del logo dello storico panificio), ed altrettanto esilarante pezzo sul rifacimento dei lavori del bar dei F.lli Sferruzza.
Anche nel caso di questo gruppo testi e musiche curatissime, a tal punto che coinvolgono il pubblico pur essendo tarda notte. Veramente un gruppo oramai consolidato che insieme agli altri gruppi da castelbuonesi mi rende orgoglioso di poterli ogni anno ammirare nelle loro varie creazioni.

Così come ho ammirato l’ultimo gruppo, “I Comi veni si cunta”. Loro rispetto ai precedenti gruppi hanno la particolarità di annoverare un componente di sesso femminile. Mi riferisco a Stefania Gentile con cui, insieme a Simone Sottile (il terzo componente del gruppo è Andrea Prestianni), quest’estate ho avuto il piacere di poter recitare nel Gruppo Teatrale “I Frastornati” del regista Gabriele Perrini (che quest’anno ha lavorato dietro le quinte, non partecipando col suo storico gruppo dei “Chinnicchienacchi”, perché sta lavorando a una nuova commedia).

A mio modesto avviso la maschera di Andrea, Simone e Stefania è stata tra le più sagaci e pungenti. Un copione intelligente e azzeccato. Forse con qualche battuta non sempre all’altezza o ben rimata che lasciava il pubblico un po’ in sospeso. Ma la rappresentazione è stata comunque molto lineare e ben definita, con un filo logico altamente ironico e critico. Anche per loro le parti cantate sono di elevata caratura.
Chiudo passando a parlare del Gruppo dei 2001 i quali hanno deciso di recitare presso l’auditorium del Liceo Scientifico (cosa che purtroppo ha dato adito a polemiche, sulle quali dopo voglio esprimere la mia opinione).

Scusate se con i 2001 forse esagero, ma in passato ho detto che si può solo peggiorare, ma quest’anno a mio modesto avviso sono riusciti a migliorarsi. So che qui i pareri sono discordanti, molti lamentano l’eccessiva preponderanza della satira politica, ma quella dei 2001 non può definirsi semplice maschera. E’ un opera teatrale completa a 360°. Di certo non di grana grossa, ma di elevata qualità (e pure posso dirvi che l’anno scorso mi erano piaciuti meno rispetto a questo ed anni precedenti).

Quest’anno la loro opera ha assunto il ruolo di castigatore di quella politica che purtroppo anche Castelbuono ne vede gli effetti negativi, nell’inefficienza e nell’approssimazione. So che molti non converranno con me, ma alla Satira tutto ciò è concesso (e deve essere cosi, diversamente saremmo ipocriti). I loro testi sono moniti ma ciliegina sulla torta è stata la danza dei due giovani ballerini che hanno interpretato un metaforico politico manovrato da invisibili fili, di un manovratore “occulto”, dal quale si ci può liberare, per riprendere il controllo di una politica onesta ed efficiente di cui sentiamo il bisogno (questa ovviamente è una mia personale interpretazione).

In conclusione per me i componenti del Gruppo dei 2001, rimangono quei maestri con cui bisogna cercare di collaborare e cercare di apprendere, dall’alto della loro grande esperienza. Certo! Se poi accade che purtroppo qualcuno si lascia andare alla polemica, questo un po’ delude effettivamente.
Ma caro Vincenzo La Grua, credimi, forse sarebbe stato opportuno rispondere in altre sedi e non sopra il palco, ove al pubblico non importa nulla delle polemiche. Il pubblico (sovrano) vuole solo ridere e non pensare per quelle poche ore di svago in cui voi gruppi siete loro servitori (come dicono i Giullari di Corte). Perché hai ragione è scorretto fare distinguo.

Ma ti svelo una esperienza personale che ho vissuto proprio durante le vostre rappresentazioni. Ho notato spettatori maleducati che parlavano ad alta voce, a volte interrompendo addirittura le maschere in corso. Io personalmente ero vicino a persone “un po’ troppo allegre” che mi impedivano di ascoltare con attenzione le vostre opere (anche per colpa della pessima amplificazione). Per non parlare del brusio alle mie spalle, nel bar (io ahimè ero in fondo) e di coloro che si alzavano in continuazione.
Con questo non sostengo che non sia accettabile tutto ciò, ma io ero lì per ascoltarvi ed ammirarvi e forse non per tutti in assoluto era così. Ma silenziosamente ho sopportato (a teatro non non sarebbe stato tollerato). Quindi chiudo definitivamente sperando che le polemiche trovino la loro definitiva pace e che voi tutti gruppi, sia i più grandi che i più giovani, possiate unirvi e prendere in mano i prossimi Carnevali futuri. E’ una cosa che auspico da tempo, poiché anche quest’anno ne ho avuto la conferma (non solo con le maschere, ma anche con la sfilata). I volenterosi e gli appassionati come siete tutti voi, se vi ci mettete, riuscite a fare grandi e belle cose (lo hanno dimostrato il gruppo di Dario Guarcello e i ragazzi dei carri). Prendete in mano il Carnevale, non attendete (in vano) un’amministrazione sempre troppo spesso impegnata a pensare ad altro e a ridursi all’ultimo minuto, magari affidando la cosa all’assessore appena giunto “causa crisi di governo appena scampata”.

Chiudo chiedendovi scusa per questo lunghissimo articolo, spero solo di non avervi annoiato (se siete riusciti a leggermi sino alla fine) e non aver suscitato fastidio alcuno.

“Anch’io mi congedo da voi, con la mia solita passione,
sperando di avervi umilmente reso onore, servo vostro e di sua maestà il Veglione!”

Daniele Di Vuono