“Castelbuono paese DiVino? Noi diciamo di sì”

La perdita di “Castelbuono paese DiVino” sarebbe l’ennesima scelta non condivisibile di un’amministrazione miope. E la risposta agli organizzatori del sindaco: “… ce ne faremo una ragione” la dice lunga sull’idea di paese del sindaco Tumminello.

Ormai anche le pietre sanno che questo tipo di eventi rientrano nel cosiddetto “Turismo enogastronomico”. Al di là del significato in sé, dell’evento, questo tipo di manifestazioni pongono l’attenzione sui prodotti enogastronomici, soprattutto per le caratteristiche legate ad una tradizione, una storia e una cultura che li rende unici e in grado di rappresentare il luogo di produzione stesso, rendendo viva l’associazione che il consumatore crea nella sua mente assaggiando o degustando un vino specifico.
Il turismo enogastronomico, oltre che portare in paese persone e denaro, permette di salvaguardare e tutelare le caratteristiche intrinseche di ciascun territorio in modo da svilupparne le peculiarità e le potenzialità. L’enoturismo in particolare (e l’evento Castelbuono paese DiVino ci rientra appieno) non è altro che un viaggio che ha lo scopo di sperimentare cantine, aziende vitivinicole e regioni vinicole e consentire di conoscere itinerari, luoghi, tradizioni e storia che permettono di consolidare un’importante cultura turistica.
Eventi come questo rappresentano un importante strumento di marketing territoriale per via della loro capacità di attirare turisti, diffondere e migliorare l’immagine dell’area che li ospita, potenzialmente attirare investimenti, attirando così dei veri e propri processi di rigenerazione e sviluppo economico all’interno dei territori ospitanti.
A Castelbuono, inoltre, c’è anche una realtà composita che offre qualità ma che il sistema turismo non riesce a promuovere. Eventi di questo genere servono, dunque, anche per fare gruppo, istituire un marchio, promuovere il territorio con iniziative mirate. Tutto questo, ovviamente, per chi un “progetto paese” ce l’ha. Purtroppo, però, non è questo il caso dell’amministrazione Tumminello, che non comprende come perdere un evento di questo genere, in un territorio in cui attualmente non esiste neanche l’idea di “turismo integrato”, significherebbe spegnere l’ennesima luce su un comparto che da 20 anni a questa parte ha dato al nostro paese lustro e prosperità economica. D’altra parte, non si comprendono quali siano le ragioni per non realizzare l’evento, se era stato trovato anche l’accordo sul contributo del Comune.
L’invito che noi rivolgiamo agli organizzatori ed all’amministrazione è quello di insistere per realizzare l’evento.

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