«Chisti lodi e chisti canti». Le antiche orazioni nelle Madonie in una preziosa ricerca di Palmeri

La ricerca durava da molti anni. Giuseppe Palmeri, appassionato e acuto studioso delle tradizioni popolari, ha girato per i paesi delle Madonie e dei Nebrodi per raccogliere le antiche preghiere in dialetto siciliano. È una tradizione orale che sopravvive nella memoria delle persone più anziane. Palmeri ne ha tratto una raccolta che ora è stata pubblicata da Kalos. Alcune anticipazioni sono apparse anche nell’edizione a stampa della Voce, di cui Palmeri è apprezzato collaboratore.
Il volume “Chisti lodi e chisti canti” sarà presentato martedì 26 giugno alle 18 a palazzo Steri a Palermo, sede del Rettorato universitario. Interverranno padre Cosimo Scordato e il linguista Giovanni Ruffino, che firma l’introduzione del libro.

Il nuovo libro di Palmeri aggiunge una tessera al suo lavoro di ricerca delle tracce di particolari segni etnografici che si possono ancora cogliere nei nostri paesi di montagna; ricerca che si riallaccia anche a libri precedenti.

Chisti lodi e chisti canti

In questo nuovo volume vengono studiate, riprese e trascritte antiche preghiere in dialetto siciliano raccolte in vari paesi delle Madonie, dei Nebrodi o in luoghi ad essi connessi per affinità strutturali dei testi, che mostrano bene la funzione propria del pregare: la relazione dell’uomo con Dio nelle vicende della vita, mediante l’elevazione dell’anima verso la dimensione ultraterrena o la domanda a Dio di beni terreni leciti, in maniera semplice e diretta.

Così è stato sin dai tempi di Mosè, che si intratteneva col Creatore salendo sulla montagna, supplicandolo in favore del suo popolo. E così è stato con il re Davide e il profeta Elia (“Rispondimi, Signore, rispondimi”) e con gli altri profeti. Così è stato per il popolo ebraico in assemblea, nelle feste solenni a Gerusalemme e ogni sabato nelle sinagoghe, anche oltre la diaspora. Così è stato dopo la venuta di Gesù, che ha insegnato a pregare il “Padre nostro che sta nei cieli” perché sapesse che noi desideriamo che sia fatta sempre la sua volontà, ma anche perché ci assicuri il pane quotidiano. E infinecosì è stato nei duemila anni di cristianesimo da parte dei santi che hanno sempre pregato perché, come ricordava santa Teresa di Lisieux, dottore della Chiesa, “la preghiera è uno slancio del cuore, uno sguardo gettato verso il Cielo, un grido di riconoscenza e di amore in mezzo alla prova come in mezzo alla gioia”.
Le preghiere contenute nel volume di Giuseppe Palmeri hanno svolto per secoli questi ruoli. Non sono composizioni poetiche ma preghiere di animi semplici recitate col cuore quelle raccolte dall’autore dalla viva voce di persone anziane o da vecchie immaginette e manualetti di devozioni, o in scavi archeologici, che, sebbene opere di ignoti e per lo più di livello popolare, esprimono quasi sempre un certo gusto estetico, con attente scelte di rime e metrica e finanche di qualche parola elegante ed inusuale.
Molte risultano inoltre dei piccoli giacimenti di indizi storici e guide per indagini sociologiche retrospettive.Scorrono così nel volume preghiere di Isnello con gli inevitabili riferimenti ai richiami che già ne fece Cristoforo Grisanti agli inizi del Novecento; le Ninnaredde e le preghiere a Gesù Salvatore che si cantano a Cefalù a Natale e per la festa del patrono; le parti r’a cruci di Santo Stefano di Camastra e le ballate recitate a Resuttano sull’aia il giorno della trebbiatura e poi le Quarant’ore, novene, veglie di Gratteri, Castelbuono, Pettineo, Mistretta, Lascari ecc., ed una grande quantità di giaculatorie che, recitate nel corso della giornata, aiutano a tenere vivo il rapporto con il cielo.
Tutta la ricerca è narrata come un avvincente viaggio tra curiosità di posti, abitudini locali e culture particolari, con l’intento di fissarne anche un certo valore evocativo e letterario; mentre l’affidabilità dell’ortografia correttamente siciliana è assicurata dalla revisione dei testi fatta dal professore Giovanni Ruffino, docente di dialettologia dell’Università di Palermo. E proprio Ruffino scrive nella prefazione: «La raccolta di Giuseppe Palmeri, giurista prima che demologo, nasce in un momento imprecisato ma in un luogo preciso delle Madonie, Geraci Siculo, dove una antica preghiera alla Madonna della Cava costituisce il germe di una raccolta di testi della devozione popolare in un’area significativa della Sicilia centro-settentrionale, quella “delle Madonie, Nebrodi e dintorni”. I tanti pregi di questa raccolta emergeranno nel corso della lettura: la passione di fondo, la precisione della documentazione e della trascrizione, l’eleganza della lingua che introduce e postilla i testi, la capacità rievocativa. Ma vi è un pregio che conferisce al saggio di Giuseppe Palmeri uno speciale valore; è la efficace e piena contestualizzazione attraverso il riferimento ai diversi ambienti nei quali i documenti sono stati tramandati: i luoghi territoriali e i luoghi del culto, i sentimenti comunitari, i contesti familiari e quelli lavorativi» .
23.06.2012