Chiuse le indagini sull’ex ad della Calcestruzzi Spa

[ANSA] La Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta ha chiuso ieri le indagini sull’ex amministratore delegato della Calcestruzzi spa, Mario Colombini, arrestato lo scorso gennaio per truffa, inadempimento di contratti di pubbliche forniture e intestazione fittizia di beni, con l’aggravante di avere agevolato l’attività di Cosa nostra.
Chiusa l’inchiesta anche per Fausto Volante, direttore di zona per la Sicilia e la Campania, anche lui arrestato a gennaio, e per i due ex capiarea, Giovanni Laurino e Francesco Librizzi, entrambi licenziati dalla Calcestruzzi. Sono accusati di associazione mafiosa e frode in pubbliche forniture aggravata dall’avere agevolato la mafia.

Secondo gli inquirenti la Calcestruzzi avrebbe proceduto, non solo nella provincia di Caltanissetta e in Sicilia, ma su tutto il territorio nazionale, alla creazione di fondi neri, “da destinare – sostengono i pm – quantomeno in Sicilia, alla mafia”.
L’azienda avrebbe fornito inoltre calcestruzzo di qualità inferiore a quello richiesto dalle imprese che eseguivano appalti pubblici. L’inchiesta si basa anche sulle dichiarazioni di Salvatore Paterna, ex dipendente dell’azienda, arrestato e condannato per mafia nei mesi scorsi. L’inchiesta condotta da carabinieri e Guardia di Finanza è coordinata dal sostituto procuratore Nicolò Marino.

Chiudendo la prima parte dell’inchiesta sulla Calcestruzzi spa, la Procura ha sollevato nuove contestazioni agli indagati. All’ex amministratore delegato della società che fa capo al gruppo Italcementi, Mario Colombini, e all’ex direttore di zona, Fausto Volante, il pm contesta anche l’accusa di attentato alla sicurezza dei trasporti. Il nuovo capo d’imputazione fa riferimento al fatto che la Calcestruzzi spa avrebbe fornito cemento di qualità inferiore a quanto previsto dall’appalto per la realizzazione dello svincolo dell’autostrada di Castelbuono sulla Palermo-Messina.
Inoltre, il sostituto procuratore, Nicolò Marino, ha contestato a Volante e agli altri due indagati, Francesco Librizzi e Giovanni Laurino, l’accusa di illecita concorrenza per minaccia o violenza, in concorso con il boss mafioso Tommaso Cannella e a Mario Colombini. Nell’inchiesta emerge la figura di Cannella, il capomafia che é stato per anni il “consulente” per gli appalti pubblici di Bernardo Provenzano. Secondo l’accusa gli indagati avrebbero fatto ricorso a esponenti di Cosa nostra, come Cannella, per ottenere contratti di fornitura di calcestruzzo in favore di ditte che si erano aggiudicate appalti pubblici e privati.