Clelia Cucco: “al sud un miraggio lavorare nel teatro”

[inchiestasicilia.com di  Pippo La Barba] Clelia Cucco, regista e attrice diplomata alla scuola di recitazione del Teatro Biondo Stabile di Palermo nel 2006, si è perfezionata partecipando a stage e workshop tenuti da maestri riconosciuti a livello nazionale e internazionale come Emma Dante, Fiorenza Brogi, Enrique Vargas, Tosca, Salvatore Solida, Monica Conti, Oreste Valente, Ali Kord, Umberto Cantone, Gianna Giachetti e Aurelio Pierucci. Vincitrice  del premio Marguglio, che le viene conferito  come giovane attrice dall’Associazione Amici del Teatro Biondo insieme a Giuseppe Montaperto, compagno alla scuola di recitazione del Teatro Biondo e con il quale da allora ha iniziato un sodalizio artistico ancora attivo. In qualità di attrice ha lavorato con registi stimati nel mondo del teatro, come Gianna Giachetti, Aurelio Pierucci, Piero Longo, Pietro Carriglio, Renato Giordano, Emma Dante. La compagnia teatrale Fiori di Carta nasce nel 2007 ed è diretta dalla  Cucco, che è anche regista e attrice dei numerosi spettacoli messi in scena, tra cui Fiori di Carta, Quando il mare si ferma, Lunedì riposo, Rosso, La strada verso Itaca. Laureata con lode in Scienze dell’antichità, indirizzo storico-archeologico, attualmente è impegnata in un lavoro di ricerca di numismatica antica finalizzato alla pubblicazione presso il museo archeologico regionale di Gela. Docente di italiano, latino e greco.

Tu hai avuto una formazione classica allo stabile, poi sei andata via da Palermo. E’ stata una tua scelta o una necessità?
Purtroppo una necessità. Sono entrata alla scuola di recitazione dello stabile di Palermo, ai tempi della direzione artistica di Carriglio, dopo una rigida selezione. Lì ho ricevuto una formazione solida e completa con grandi maestri che mi hanno dato tanto, sia artisticamente che umanamente. Quanto a sbocchi, me li sono dovuti cercare al di fuori dello stabile: purtroppo non c’è mai stato grande spazio per noi allievi attori.

Perchè un artista siciliano per lavorare è costretto ad emigrare?clelia-cucco-
In Sicilia le difficoltà in campo lavorativo sono note a tutti, in qualunque ambito ci si voglia cimentare. Non voglio certo fare retorica né polemica né tanto meno politica, ma è innegabile che la nostra bella isola può trasformarsi da madre in matrigna e ingurgitare i suoi figli. Di certo, il mio carattere e la mia educazione mi hanno sempre spinta a non arrendermi e a rialzarmi anche dopo le più dure batoste (che ovviamente non sono mancate). È per questo motivo che ho deciso, nonostante tutto, di lavorare nella mia terra e di lottare per lei attraverso il mio teatro.

I problemi non sono solo legati al reperimento dei fondi per l’allestimento di uno spettacolo, ma anche alla distribuzione di quest’ultimo. Esiste una certa chiusura verso i giovani, che vengono troppo spesso tenuti in poca considerazione non solo dagli enti pubblici e privati, ma anche dagli stessi artisti più anziani. Tante, troppe, porte chiuse.
Alle volte sembra che si inizi ad esistere artisticamente solo dopo aver trascorso anni fuori dalla propria terra: molti artisti siciliani sono stati costretti ad emigrare per lavorare e riuscire a calcare le scene; solo dopo essere tornati, carichi di un’esperienza acquisita grazie alla fiducia ottenuta “fuori”, sono stati considerati “artisti”.

Cosa hai fatto in particolare?
Ho fatto diversi stage e workshop con grandi nomi del panorama teatrale nazionale ed internazionale, come Fiorenza Brogi, Enrique Vargas, Salvatore Solida, Monica Conti, Oreste Valente, Ali Kord. Questi maestri hanno contribuito ad affinare le mie capacità e soprattutto  mi hanno consentito di mettere a frutto quello che avevo acquisito al Biondo. In contemporanea, ho avuto anche la fortuna di lavorare con grandi registi ed attori, dai quali ho cercato di imparare il più possibile.

Che tipo di attrice ti consideri?
Un’attrice che aspira alla poliedricità, che ama sperimentare e mettersi sempre in gioco. Amo le sfide e fuggo la staticità. Potrei dire che sono in continua “trasformazione”. Il mio lavoro, infatti, si caratterizza per una continua ricerca comunicativa, per il suo eclettismo nello sperimentare diversi linguaggi che accolgano diverse arti, per lo spaziare tra vari generi teatrali.

Tu hai creato una tua compagnia, Fiori di carta. Cosa ti ha spinto a farlo?
Il desiderio di rendermi autonoma, per potere meglio esprimere la mia creatività. Ma la nascita della compagnia “Fiori di Carta”, della quale sono direttore artistico oltre che regista-attrice, è stata anche dettata dalla necessità: di fronte a tante porte chiuse non mi sono arresa e, raccogliendo intorno a me altri ex allievi-attori della scuola del teatro Biondo, ho iniziato un percorso di ricerca personale. Un viaggio iniziato nel 2007 e che continua ad emozionarmi, soprattutto grazie alla fedele collaborazione di Giuseppe Montaperto, collega ed amico fraterno.

Tu hai una personalità eclettica, perché oltre che di teatro ti occupi di antichità, archeologia e altro. Cosa c’è dietro questa varietà di interessi?
Sono una persona molto curiosa e la mia curiosità si esprime nell’avere molte passioni, che hanno comunque un filo conduttore. I miei studi classici, la laurea in Scienze dell’antichità con il massimo dei voti, il lavoro di ricerca presso i musei archeologici, la mia professione di docente di latino e greco, sono parte integrante del mio lavoro artistico.
Del resto cultura per me significa acquisire tutti gli strumenti per poter operare delle scelte, anche e soprattutto in teatro.
Il lavoro dell’attore è un mestiere meraviglioso, ma non lo si può improvvisare, richiede studio, impegno, passione e una giusta dose di follia.

Attualmente ti stai esibendo a Palermo, all’Agricantus, nella commedia brillante Con l’acqua alla gola con la regia di Ernesto Maria Ponte
E’ un mix ben riuscito di comicità e prosa. Fa non solo ridere, ma anche riflettere su situazioni esistenziali oggi abbastanza ricorrenti. E’ stato Ernesto Maria Ponte a propormela ed io non ho esitato ad accettare. È un piacere ed un onore lavorare con lui, un artista straordinario e dal grande cuore. È uno spettacolo decisamente diverso da quelli che sono abituata a fare, motivo per cui sono stata ben lieta di accettare: trovo incredibilmente stimolante provare cose nuove e sarò sempre grata ad Ernesto per avermi dato questa possibilità ed aver creduto in me.

Negli ultimi anni, nonostante la mia formazione prevalentemente drammatica, ho privilegiato il teatro brillante, senza mai abbandonare il teatro di ricerca che è in un certo senso il mio marchio di fabbrica. In scena, oltre ad Ernesto e me, c’è anche Marco Manera ed insieme posso dire che formiamo un trio irresistibile. “Con l’acqua alla gola” è uno spettacolo esilarante ed invito tutti a venire in teatro. Saremo in scena al teatro Agricantus fino all’11 dicembre.

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