“Con gli occhi di un bambino per costruire l’alternativa all’esistente”. Il Manifesto del Partito Democratico

“Se potessi, tornerei indietro nel tempo, a quando ero bambino e tutto era bello”. Un pensiero come questo può nascere spontaneamente in noi adulti nei momenti di stanchezza o difficoltà, in cui responsabilità e preoccupazioni sembrano davvero troppe.

Eppure essere bambino non è certo semplice!

Non lo è stato nel pieno del lockdown per la pandemia da Covid-19. A ben pensarci, i piccoli sono costantemente e seriamente impegnati a scoprire e imparare ciò che li circonda, a farsi capire nonostante il loro vocabolario limitato, a soddisfare le aspettative.

Il loro sguardo libero e curioso li porta a vedere oltre la materialità e a osservare il mondo da una differente prospettiva. Un punto di vista dinamico e fantasioso che lascia spazio a tutte le ipotesi e che permette loro di entrare nella realtà per strade nuove, sconosciute e spesso incomprese dai grandi. È così che i più piccoli riescono a percepire la bellezza con facilità: non la cercano nelle cose come una qualità speciale, non la trovano con il ragionamento ma, si limitano a immergersi appieno in quello che rappresenta per loro. Un’emozione.

Osserviamo i nostri bambini che giocano sereni e ci lasciamo cogliere da un po’ di invidia e nostalgia per la loro felice spensieratezza e facciamoci una domanda: “Adesso, se fossimo ancora bambini a Castelbuono, cosa vedremmo di bello?”

Dovrebbero chiudere gli occhi per vedere.

Negli occhi di una bambina cantare, ballare o fare l’attrice dal palcoscenico del Teatro le Fontanelle con i suoi loggioni con i colori dei fiori e delle piante curate dell’area castellana che mutano con il mutare delle stagioni.

Negli occhi di un bambino inseguire un pallone su un campo di calcio che è verde in tutti i disegni dei bambini o nei tanti cortili e nelle piazze debitamente arredate di giochi e circondate da case dalle facciate colorate ed illuminate la sera e/o rincorrersi su una pista per mountain bike in quello che era il Parco delle Rimembranze o più semplicemente con le biciclette su percorsi ciclopedonali a fare compagnia alle tante
mamme che fanno jogging nelle ore serali.

Gli occhi dei bambini studiare su libri distribuiti gratuitamente almeno fino alla fine della scuola dell’obbligo o sui device utilizzando una linea internet anch’essa gratuita per tutti: gratuità assicurata dallo sforzo economico di una comunità orgogliosa di dare pari opportunità in partenza a tutti i suoi figli.

Con gli occhi dei bambini du’ Passetti percorrere una strada praticabile che porta a S.Leonardo e frequentare la scuola intitolata alla memoria di Gino Carollo.

Con gli occhi dei bambini trovare una cucciolata ed assicurarsi che ognuno di quel cucciolo venga regalato a chi sa e può prendersene cura per verificare e riprenderselo se ciò non avviene, perché tutti abbiamo fatto così da bambini.

Mai gli occhi dei bambini devono incrociare gli occhi di una mamma che deve rinunciare alla propria dignità di donna e lavoratrice laddove non sono riconosciuti i diritti conquistati nel tempo compiendo, certamente, il proprio dovere.

E se gli occhi dei bambini sono capaci di apprezzare la bellezza perché a Castelbuono, invece, sono gli adulti, una minoranza e sempre meno ad esser sinceri, cuntenti e con gli occhi appannati a vedere “tutto bello”?

C’è tanta bellezza, ovviamente, nei meandri di una comunità che fatica ad esser sistema.

C’è bellezza nell’arcobaleno della meglio gioventù ypsina che ribolle ed inonda, anche di piccioli, le ferie agostane.

C’è bellezza nell’armonia della musica di ottoni e chitarre dell’orchestra dell’Istituzione scolastica anche al cospetto del Papa.

C’è bellezza nel talento di un Maestro che partendo da una sac a poche è divenuto Cavaliere ed ambasciatore di una castelbuonesità fatta di sacrificio, competenza e professionalità.

C’è bellezza in quei luoghi dove ci si prende cura, con severa professionalità ma con umanità e sorrisi, delle fragilità dei nostri nonni e non solo di loro.

C’è bellezza in chi custodisce l’identità culturale componendo dei versi in dialetto o raccontando del patrimonio artistico e paesaggistico in tutte le lingue del mondo.

Ma non c’è solo bellezza e non possiamo continuare a raccontarci una storia dove non ci sono miserie umane, ricatti, sopraffazioni, illegalità, disuguaglianze e disagio che rischiano di esplodere, per effetti della pandemia, in una conflittualità fra garantiti e non.

Perché non si vogliono vedere?

Perché la diversità di opinioni anche su come affrontare questa emergenza deve esser additata al pubblico ludibrio e non invece divenire lievito fra opposti per elevare alla democrazia partecipata mediazioni e compromessi anche fuori dalle Istituzioni?

Perché gli adulti hanno permesso a un disco rotto di continuare a suonare?

Forse sopraffatti da egoismi personali hanno smesso di inseguire il sogno della sfida per affermare ambizioni ed interessi collettivi e cogliere, invece, l’abbaglio dell’Io.

Forse non sono affamati o folli, pensano all’oggi guardando al futuro nello specchietto retrovisore come se il tempo non fosse passato, o passi soltanto per gli altri, con un frastuono nell’aria di prediche e litanie desuete di una grancassa che suona senza una orchestra o peggio ancora, con libero arbitrio, assegna patenti su capacità e di moralità o fa l’esame del sangue agli altri per distinguerlo dal più rosso che è il proprio.

Dopo un lungo e per certi versi doloroso inverno, mettiamo un punto e tiriamo una linea netta e profonda in questo inizio di estate che è la stagione del sole; e quando arriverà il tempo di racina e puma e finisci a villeggiatura ed è tempu di scola, sperando che il Covid-19 possa arrendersi presto alla resistenza dell’umanità, della scienza ed alle preghiere di chi ha fede sempre che l’atteggiamento di tutti sia responsabile ed improntato alla cautela, svolgeremo la conferenza programmatica de “Gli anni ‘30”.

NOI accettiamo la SFIDA.

Costruiamo un Partito Democratico che sia presente fra i bisogni e le fragilità, e pertanto riconosciuto e riconoscibile per poi, in una larga alleanza popolare con associazioni, comitati e movimenti politici, costruire con gli occhi di un bambino l’alternativa all’esistente. Oggi, con il tempo che sta per scadere, iniziamo a ricomporre il domani con il nostro protagonismo non esclusivo e mai egemone e senza pregiudiziale alcuna sen non verso il rigoroso rispetto delle idealità, dei principi e dei valori che rappresentiamo e a cui non intenderemo mai rinunciare.

Prendiamo un impegno verso i bambini di oggi (e le loro mamme e i loro nonni), che diventeranno adulti e saranno responsabili del proprio destino anche con il voto solo dopo il 2030, per far si che quando saranno adulti non avranno l’urgenza estrema, com’è oggi, di immaginare un Paese con gli occhi brillanti di un bambino solo perché adesso c’è una generazione capace di progettarla e, se le sarà dato il consenso e il tempo necessario, anche di realizzarla.

Perché tutti i bambini devono avere diritto ad un pallone, ad una scuola ed al domani e se possibile essere felici.

E noi diventati maturi nel frattempo, assolto il nostro impegno e passato il testimone come è giusto che sia, non avremo la necessità di affermare “se potessi, tornerei indietro nel tempo, a quando ero bambino e tutto era bello” se non per rimpiangere come ovvio, per la ineludibilità del passare del tempo, la giovinezza perduta.

Il Manifesto del Partito Democratico

Castelbuono, lì 24 giugno 2020

Per il Coordinamento
Il Segretario
Vincenzo Capuana

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