Conti in rosso, cda d’oro e troppi dipendenti. Il buco nero delle partecipate “mangiasoldi”

[LIVESICILIA.IT – Accursio Sabella] L’importante è partecipare. Almeno in Sicilia. Il paradiso delle società partecipate. I numeri parlano chiaro. E dipingono un quadro imbarazzante. Solo nell’Isola lavora la metà dei dipendenti delle partecipate di tutte le Regioni ordinarie in Italia. Il doppio di quelli di tutte le altre Regioni a Statuto speciale.

Dati che fanno venire i brividi. E che sono stati messi in fila, con una relazione impietosa presentata all’Ars, dalle Sezioni di controllo della Corte dei conti. In Sicilia, passando dai confronti ai numeri, insomma, lavorano, nelle aziende a totale partecipazione regionale la bellezza di 3.328 persone. In tutte le altre Regioni a Statuto speciale, il numero complessivo è di poco superiore a 1.800. Nelle altre 15 Regioni “ordinarie” arriva a 6.720. Un numero, quest’ultimo, che la sola Sicilia però potrebbe superare con un balzo. Se solo venissero conteggiati, tra i lavoratori a carico della Regione, anche quelli della Seus: 3.386 unità. Ma l’azienda del 118 è solo, formalmente – si legge nella relazione della Corte dei conti – “compartecipata” dal pubblico. In totale, tra aziende completamente pubbliche e aziende delle quali la Regione possiede solo una quota, sono 34 le partecipate siciliane. Che danno lavoro a 7.300 dipendenti. Che sembrano non bastare mai. Nelle settimane scorse ecco i dubbi messi nero su bianco anche dalla Procura della Corte dei conti che ha indagato proprio il governatore Crocetta e il commissario di Sicilia e-Servizi Antonio Ingroia per una sessantina di assunzioni a tempo determinato nell’azienda dell’informatica. Già. Il paradiso delle società partecipate è qui.

I numeri dello scandalo

Dal 2009 al 2012, la Regione ha speso oltre un miliardo di euro, fondi pubblici destinati quasi interamente a pagare gli stipendi del personale e i compensi di manager e consulenti. Per il personale e gli organismi societari la Regione ha speso 1,18 miliardi, cifra destinata ad aumentare poiché i dati del 2012 sono incompleti. In media, la spesa per gli emolumenti è di circa 300 milioni all’anno; se quella per gli organi societari (amministratori e componenti Cda) è in calo (da 4,5 mln del 2009 a 2,9 mln del 2012), la spesa per le consulenze tra il 2001 e il 2012 è più che raddoppiata: da 12,9 mln a 27,2 mln di euro. A fronte del denaro pubblico erogato, la Corte segnala che nel triennio 2009-2011 i risultati d’esercizio aggregati di tutte le società partecipate “registrano un saldo nettamente negativo, oscillante tra i 27,8 mln e i 23,9 mln; inoltre 14 società su 34 hanno chiuso in negativo gli ultime tre bilanci.

Secondo i giudici contabili “molti trasferimenti straordinari erogati nell’ultimo quadriennio appaiono, di fatto, finalizzati a tamponare perdite ed inefficienze gestionali in una perversa logica di ‘salvataggio a tutti i costi’ di soggetti in evidente stato di crisi, senza le necessarie valutazioni sulle prospettive di risanamento o di riquilibrio dei conti” e in alcuni casi “gli interventi sul capitale sono stati disposti, addirittura, in prossimità della messa in liquidazione della società”.

Cosa è cambiato?

Eppure, proprio nei giorni del suo insediamento, il presidente Rosario Crocetta lo aveva annunciato in “pompa magna”: chiuderemo le società mangiasoldi. Basta. Tutte chiuse, nel novembre del 2012. Poi, qualche “eccezione”: ne teniamo solo due. Solo quattro. Solo sei. Alla fine, la montagna ha partorito il classico topolino, come spiegano le Sezioni riunite della Corte dei Conti. Rispetto, insomma, al piano di riordino già avviato dall’ex governatore Lombardo e dall’allora assessore all’Economia Armao non è che sia cambiato molto. L’ultima Finanziaria, spiegano infatti i magistrati contabili, ha modificato il piano di riordino “Lombardo-Armao”, riducendo “da 14 a 11 le aree strategiche di riferimento e disponendo il mantenimento, per ciascuna di esse, del soggetto societario di riferimento”. Insomma, precisa sempre la Corte dei conti, “rispetto al piano di riordino del 2010 vengono meno i settori della ricerca (Sicilia e-ricerca) e quella delle politiche attive del lavoro (Lavoro Sicilia spa) e della promozione dell’immagine, del turismo e dell’artigianato (Sicilia turismo e Cinema spa). Si consideri – puntutalizza però la Corte – che, per queste ultime due aree già nel 2013, le anzidette società di riferimento erano state sciolte anticipatamente e poste in liquidazione con decisione dell’Assemblea straordinaria dei soci”.

I fedelissimi nei cda

Cos’è cambiato quindi? Poco o nulla. Le società sono sempre lì. Con tanto di cda in carica. E qualche liquidatore. In entrambi i casi, però, ecco l’effettiva novità. Il vecchio sistema di potere lombardiano è solo stato sostituito dal nuovo. Amici e fedelissimi del governatore, infatti, iniziano a proliferare nelle società che “saranno chiuse. Diventeranno due. Diventeranno quattro”. L’ex capo della segreteria tecnica e poi consulente del governatore, Stefano Polizzotto, ad esempio, è il vicepresidente dell’Ast (altri 50 mila euro lordi). Il capo di gabinetto di Rosario Crocetta, Gianni Silvia è nel Cda della Sas (24 mila euro lordi annui), mentre nel cda dell’Irfis siedono il capo della burocrazia di Palazzo d’Orleans Patrizia Monterosso e il neo “esperto” del presidente, Salvatore Parlato (già a capo della segreteria tecnica dell’allora assessore all’economia Luca Bianchi). Per entrambi “bonus” da 20 mila euro lordi annui. Il presidente, poi, ha piazzato alla presidenza della Seus (gettone da circa 30 mila euro annui) Gaetano Montalbano, uno dei suoi collaboratori più stretti e fidati (componente anche degli uffici di staff del presidente). È una dei dirigenti più apprezzati dal governatore, invece, Anna Rosa Corsello, non a caso a capo oggi di due dipartimenti (Formazione e Lavoro). Anche per lei ecco qualche incarico “extra” nelle partecipate: la bi-direttrice è incaricata di liquidare Multiservizi (incarico da 40 mila euro lordi) e Biosphera (20 mila). Loredana Lauretta, invece, è passata dagli uffici di staff del presidente a quelli del neo assessore all’Energia Calleri. Nel frattempo, ecco un incarico in Società patrimonio immobiliare (19.800 euro lordi). Un’azienda che il presidente ha – un po’ a sorpresa – salvato. A svolgere il ruolo di presidente del collegio dei revisori dei conti a Gela, invece, è stata in passato Carmelina Volpe, moglie dell’attuale commissario della Provincia di Palermo Domenico Tucci. La Volpe è stata scelta da Crocetta per guidare Sviluppo Italia Sicilia (50 mila euro lordi di indennità). Nel cda di quella società, ecco l’incarico per Giancarlo Costa, nominato anche liquidatore di Sicilia Turismo e cinema (15 mila euro lordi di indennità). E sempre a proposito di liquidazioni, Antonio Ingroia – nominato anche commissario della Provincia di Trapani – è il liquidatore (ormai quasi presidente, dopo il recupero della società) di Sicilia e-Servizi (per lui indennità attuale di 50 mila euro lordi annui).

Le liquidazioni infinite

Ma proprio sulle liquidazioni, la Corte dei conti ha sottolineato i paradossi di una Regione nella quale questi processi di liquidazione possono durare persino trent’anni. “La società SIACE s.p.a – si legge infatti nella relazione – risulta in liquidazione dal 1985; delle altre, poste in liquidazione per lo più nel 2009, nel 2010 e nel 2011, nessuna è stata liquidata; ad oggi, è in chiusura solo la procedura di liquidazione della società Sicilia Hydro s.r.l., iniziata nel 2007. La legge di stabilità regionale per il 2014 prevede, ora, l’istituzione, all’interno dell’Assessorato regionale dell’Economia, di un Ufficio speciale, presso cui dovranno operare i liquidatori delle società. per la chiusura di tutte le liquidazioni in corso”. Una “creazione” rivendicata anche oggi dal presidente Crocetta. Uno strumento che, però, non sembra aver convinto granché i magistrati contabili. Tutte queste criticità, infatti, sono state “refertate” dai giudici della Corte attraverso già in un’indagine che risale al 2013. “Tuttavia, – conclude la relazione – nonostante siano già decorsi i termini assegnati, ad oggi non è stata comunicato alcun intervento correttivo, né sul piano programmatico né su quello gestionale e dei controlli; così come, in riferimento alle richiamate disposizioni della legge regionale di stabilità per il corrente anno, non sono state comunicate le misure applicative adottate né è dato conoscerne lo stato di attuazione”. Insomma, le colpe sullo “scandalo partecipate” non saranno certo tutte di questo governo. Ma questo governo, al di là degli annunci, ha fatto poco o nulla. Così in Sicilia, il motto è sempre attuale: l’importante è partecipare. E conviene a tutti. Tranne ai siciliani.

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