Corruzione a Cefalù, ai domiciliari l’ex capo del Demanio. Favori ai lidi, il figlio assunto come bagnino

poseidon-cefalu[palermo.repubblica.it] Cefalù, coinvolti l’architetto Antonino Di Franco e l’imprenditore Giovanni Cimino. Divieto di dimora per un funzionario regionale, pure suo figlio assunto

Uno dei gioielli della Sicilia, la spiaggia di Cefalù, era gestita in regime di monopolio dall’imprenditore Giovanni Cimino. Grazie alla complicità del dirigente regionale che fino a gennaio era a capo del Demanio marittimo di Palermo e provincia, l’architetto Antonino Di Franco. Da questa mattina l’imprenditore e il dirigente sono agli arresti domiciliari, con l’accusa di corruzione. Gli investigatori del commissariato di Cefalù, guidati da Manfredi Borsellino, hanno scoperto che Cimino godeva di un trattamento di favore all’assessorato regionale al Territorio. In cambio, l’imprenditore avrebbe assunto come bagnino il figlio dell’ex capo del Demanio marittimo. Un’altra assunzione sarebbe stata regalata al figlio di un funzionario regionale che si occupava di predisporre le pratiche per i lidi, si tratta di Salvatore Labruzzo, anche lui ha ricevuto questa mattina la visita della polizia, gli è stato notificato un provvedimento di divieto di dimora nella provincia di Palermo.

Un quarto provvedimento, di divieto di dimora a Cefalù, riguarda invece il braccio destro di Cimino, Bartolomeo Vitale, presidente dell’associazione operatori balneari.

Le ordinanze, firmate dal giudice delle indagini preliminari Angela Lo Piparo, sono state richieste dal procuratore di Termini Imerese Alfredo Morvillo e dal sostituto Giacomo Brandini. L’indagine nasce dalla denuncia del titolare di un piccolo stabilimento balneare, che aveva tentato di ottenere una concessione dalla Regione. Ma inutilmente. Nell’aprile dell’anno scorso, era scattato anche un sequestro per il più grande lido della famiglia Cimino, il “Poseidon”, per presunti abusi. E l’allora capo del Demanio marittimo si era subito messo in moto, ma non per supportare la polizia e la procura. Piuttosto, per aiutare Cimino, che il gip definisce il “padrone” di uno dei tratti più belli della costa palermitana. Le intercettazioni della polizia dicono che l’architetto Di Franco aveva messo in campo tutto il suo potere per far riaprire il lido dei Cimino. Ma senza successo, il “Poseidon” resta sotto sequestro.

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