Costituente. Alcune riflessioni sui drammatici eventi del centro di riabilitazione Suor Rosina La Grua

Quando su una comunità si abbatte una notizia come quella riguardante il trattamento dei disabili nel centro di riabilitazione Suor Rosina La Grua, la prima sensazione che si prova è sgomento. Nessuna parola può essere quella giusta se pronunciata sotto l’effetto di emozioni forti e dolorose, tranne quella che esprime fiducia nel ruolo della Magistratura, pur considerando che i suoi tempi sono spesso molto lunghi. Dopo il silenzio, grazie al quale è stato possibile far decantare almeno un po’ la tempesta, giunge il momento delle riflessioni e delle domande di senso, sia individuali che collettive.  

Ma non intendiamo aprire ancora di più la ferita. Sulla triste vicenda molto si è parlato, non sempre a proposito, a volte tanto per dire la propria opinione, qualunque essa fosse.

Le riflessioni che in questi giorni si sono fatte all’interno della Costituente sono di tipo sociale e politico partendo dalla constatazione che, se non si riesce a comprendere che la difesa del più debole è il bene supremo da perseguire, il problema non è solo del singolo ma dell’intera società. Bisognerebbe capire come sia potuto avvenire tutto ciò in una struttura in cui le risorse economiche, derivanti da fondi pubblici, che sarebbero state più che sufficienti a garantire assistenza e cure di alto livello agli ospiti e un ambiente sereno e funzionale agli operatori, hanno preso ben altre strade. Sul punto invitiamo tutti a riflettere. Certamente sia nel pubblico che nel privato sono previsti controlli che obbediscono alla verifica delle garanzie previste dalla legge. Rafforzare le forme di controllo, incrociandole a più livelli, intervenendo anche come amministrazioni locali potrebbe a nostro avviso aumentare la percezione dei controlli stessi e quindi la sicurezza. È stato fatto? E se no, perché?

Riteniamo inoltre fondamentale intervenire a monte, a livello della formazione, della selezione e dell’aggiornamento del lavoro, specie quando si tratta di ruoli delicati e impattanti su pazienti così fragili. Viviamo ormai in un ambiente dove a volte l’apparenza prevale sulla realtà, spesso occultandola, e le logiche dell’interesse personale tendono a prevalere sui principi che stanno alla base del bene comune, a cominciare dalla solidarietà e dall’etica del lavoro. Sicuramente in una società sana, avere la possibilità di scegliere e di amare il proprio lavoro contribuisce al benessere generale, a quella “felicità” pubblica che assieme ai valori morali aiuta a costruire un mondo migliore. Questo diventa difficile in una logica liberista ed egoista, laddove l’obiettivo finale è massimizzare il guadagno di pochi sfruttando le risorse di tutti senza rispetto per i più deboli. E le responsabilità di chi guidava l’organizzazione del lavoro dovevano proprio puntare a investire risorse per garantire il benessere degli operatori, che a cascata si riflette sul benessere del paziente.

Ma occorre anche una serena valutazione politica dei fatti. Se dalle prime esternazioni sembrava che il nostro primo cittadino avesse fatto dei ragionamenti all’altezza del ruolo che ricopre, poco dopo c’è stata una virata con la dichiarazione in aula consiliare che il Comune si sarebbe costituito parte civile “se ci sono le prove”, “se sarà acclarato il fatto che ci sono state delle violenze in quella struttura”.

Riteniamo che le prime dichiarazioni del Sindaco fossero più che sufficienti. La successiva e imbarazzante smentita in Consiglio e una terza presa di posizione in contrasto con la seconda hanno creato inquietudine nel paese e non solo. Da cosa è dettata questa titubanza per fatti così gravi legati al contesto stretto della nostra comunità, quando storicamente l’attuale sindaco ha mostrato un perentorio decisionismo in merito alla costituzione di parte civile in processi legati a contesti più ampi?

Le responsabilità politiche sono una cosa seria perché chi guida un paese dà, con i suoi atti e con le sue dichiarazioni, un indirizzo alla vita dei cittadini. E questa serietà ci sembra si sia persa da parecchio. Per quanto tempo ancora il paese sarà lasciato in balìa delle personalissime scelte di un uomo solo al comando e delle sue esternazioni dettate anche da contingenze che nulla hanno a che fare con la carica ricoperta?

Una politica per l’uomo, al servizio dell’uomo, di ogni persona. Questo è l’augurio con cui, rompendo il silenzio dopo i drammatici accadimenti, chiudiamo un anno di confronto e cammino politico.

La Costituente per la Castelbuono di domani