Costituzione della Comunità Energetica a Castelbuono. Di Vuono: “Bene, ma forse non ancora benissimo!”

Ieri sera, da appassionato dell’argomento ma oggi anche perché professionalmente impegnato, per via della mia collaborazione con una importante società B Corp. che opera da sempre e esclusivamente nelle energie rinnovabili, ho preso parte all’incontro organizzato dall’attuale amministrazione all’incontro “Costituzione della Comunità Energetica a Castelbuono (Progetto So.Svi.Ma.).

In realtà l’argomento come detto ieri, visto il momento storico in cui ci troviamo (Transizione Ecologica e Energetica, PNRR, Aumento costi energetici anche a causa della guerra in Ucraina e della dipendenza del gas russo, etc.) se ne inizia a parlare più seriamente (di comunità energetica se ne parla dal 2019 in realtà).

Ieri sera, è stata presentata quella che, a quanto ho capito, sarebbe una ipotesi progettuale volta a creare una comunità energetica a Castelbuono.

Faccio subito la premessa, non sono un tecnico, non ho una formazione accademica, ad oggi sono un commerciale, ma grazie all’azienda con cui collaboro da un anno circa, sto acquisendo una certa esperienza sul campo, che fino ad oggi si basava solo sulla passione nell’ambito del mondo green e delle energie rinnovabili, oltre un alta credenza nei confronti della sostenibilità ambientale.

Fatta questa premessa, vado diritto a raccontarvi ciò che ho appreso e che ovviamente potrà essere oggetto di eventuali obiezioni e correzzioni su ciò che seguirà.

La Comunità Energetica che si andrebbe a costituire sarebbe una delle ulteriori già presenti nelle Madonie e istituite per l’appunto dalla So. Svi. Ma. (Agenzia di Sviluppo delle Madonie) di Alessandro Ficile, il quale ieri sera presso il Centro Sud di Castelbuono, in presenza dell’attuale Sindaco Mario Cicero e dall’Assessore Anna Maria Mazzola, hanno illustrato il progetto.

Tralasciando tutti i motivi introduttivi per cui nasce anche l’esigenza di creare una comunità energetica, che credo siano abbastanza facili da dedurre, visto il momento storico, vado subito a elencare quale siano le modalità proposte e i relativi vantaggi che potrebbero provenire da una comunità energetica, della quale premetto non sono al corrente se in realtà, queste modalità proposte, siano le linee guida universalmente riconosciute per la creazione di una comunità energetica.

Nella futura comunità energetica presentata ieri sera, vi potranno far parte sia la figura dell’ente pubblico (Comune di Castelbuono per esempio) ma anche di enti e soggetti privati. I quali a loro volta potranno essere sia “Produttori di Energia Rinnovabile” che “Consumatori” della Comunità Energetica di cui entreranno a fare parte, con i benefici che provengono dalla Comunità stessa e in particolar modo dai produttori di energia facenti parte della stessa.

Ieri sera ad esempio, nel caso dell’ente pubblico Comune di Castelbuono, è già stata dichiarata l’intenzione da parte dell’amministrazione di creare un impianto fotovoltaico (a terra?), da ubicare in Contrada Santa Lucia (non ho ben compreso dove, ma questo presto o tardi credo verrà chiarito, e lo spero) grazie ai futuri contributi del PNRR. Proprio tale impianto entrerebbe a supporto della comunità energetica, insieme a tutti gli altri impianti degli enti che sono stati messi in rete dopo il 2019, così come quelli di enti o soggetti privati che con il proprio impianto andrebbero a immettere in rete l’energia in più non consumata per fini propri, a disposizione della comunità energetica ed in particolar modo dei consumatori della comunità energetica a cui aderirebbero in qualità di soci  con un simbolico contributo di € 10.00.

QUALI I VANTAGGI DELL’ADESIONE COME PRODUTTORE O CONSUMATORE

A detta di Alessandro Ficile della So.Svi.Ma. i produttori che aderiscono e decidono di immettere in rete l’energia in più, a disposizione della comunità energetica, avranno un ritorno economico riconosciuto dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici) pari a 10 centesimi a KWh. 

Mentre per i consumatori che aderiscono alla comunità, i quali sono intestatari del contatore dell’utenza che si associa alla comunità energetica, secondo le stime della So.Svi.Ma. si otterrebbe un abbattimento dei costi annui della bolletta di circa il 30%.

Da premettere che sono favorevolissimo alla creazione delle comunità energetiche, ma proprio ieri sera durante gli interventi ho espresso le mie perplessità, in base alle mie attuali (magari poche) conoscenze acquisite, proprio per capire se magari mi sbagliassi.

Motivo per cui le stesse perplessità le voglio condividere con voi adesso.

Che io sappia, allo stato attuale, un soggetto che possiede un impianto fotovoltaico per l’auto-produzione di energia elettrica, quando immette l’energia in più non consumata in rete (o non accumulata in appositi pacchi di batterie, sui quali ad oggi ancora vi sono perplessità sul loro utilizzo ma fatto sta che molti se ne stanno dotando) percepisce già adesso dal GSE un contributo che all’incirca pari a quello promesso dall’adesione alla Comunità Energetica. Pertanto, in sostanza per un produttore privato, piccolo o grande che sia, non cambia pressoché nulla aderendo alla comunità energetica, tranne che potrebbe fregiarsi del fatto di contribuire al fabbisogno della Comunità Energetica locale.

Invece per i Consumatori della Comunità Energetica a mio avviso, l’impatto dell’abbattimento solo potenziale 30% dei costi annui energetici, rischia di essere insufficiente o solo un “blando calmierante” per i seguenti motivi:

·         I produttori della comunità per soddisfare e già garantire almeno il 30% ai consumatori dovrebbero essere tanti per creare la maggiore quantità di KWh da distribuire agli aderenti alla comunità energetica, poiché la loro esigua immissione in rete dell’energia potrebbe non essere sufficiente a soddisfare i consumatori della comunità.

·         Ad oggi, onestamente molte compagnie del mercato libero dell’energia, attuano sconti sui costi energetici che si aggirano intorno al 30% e a volte più (diversamente se il 30% paventato dall’adesione alla comunità energetica si potesse sommare anche a quella del proprio gestore/fornitore allora già inizierebbe ad essere più appetibile, ma non è stato specificato).

·         Il mercato dell’energia è condizionato costantemente da eventi, come quelli che stiamo vivendo della guerra in Ucraina e della dipendenza del gas russo, che impediscono di fare previsioni a lungo termine e oggettivamente il 30% dei costi allo stato attuale, avrebbe solo la funzione calmierante, già in atto grazie sia alle iniziative delle stesse compagnie (cui sopra citati), ma grazie anche agli interventi dello Stato, anche se pure questi insufficienti (annullamento momentaneo degli oneri di sistema, Bonus Sociale etc.). 

·         Se i produttori che aderiscono alla comunità, sono anche dotati di accumulatori di energia personali (batterie di accumulo), anche se aderiscono alla comunità energetica, rischiano di dare un apporto minimale alla stessa.

Detto ciò, non voglio di certo buttare via il bambino con l’acqua sporca, ma forse, andrebbe focalizzata la progettualità anche allargando la visione, al problema generale di esigenza energetica che stiamo vivendo a livello nazionale. Se è vero che finalmente, con anni di ritardo e di mentalità politica, ancora oggi volta alla produzione di energia da fonti fossili, con la transizione energetica si eliminassero anche tutti i vincoli e si semplificherebbe l’iter che permetterebbe a chiunque voglia e fosse in grado di dotarsi di sistemi di efficientamento energetico, ed in particolar modo, se così come sembra all’orizzonte (una legge Nazionale è stata recentemente emanata a livello nazionale, ma deve essere acquisita dalla Regione Sicilia) anche in zone soggette a vincoli (come per esempio quelli imposti dalla Sovrintendenza)  come i centri storici, in maniera meno invasiva (anche se poi nei centri storici si vedono penzolare fili elettrici, unità esterne dei condizionatori e a volte parabole satellitari) di dotarsi di sistemi di produzione di energia elettrica pulita e rinnovabile. Aumentando a dismisura la platea dei potenziali mini produttori di energia, che potrebbero mettere in rete un numero di KWh forse inferiore singolarmente, ma complessivamente nella sua sommatoria, certamente superiore. Garantendo ai consumatori della comunità stessa forse un beneficio superiore a quello del 30%, con un impatto ambientale esponenzialmente non indifferente.

Motivo per cui, nonostante le mie perplessità espresse all’incontro e quivi a voi riportate, penso che aggiustando il tiro, anche grazie alla transizione ecologica e i contributi del PNRR e quelli previsti dallo Stato per privati e aziende, il progetto di una Comunità Energetica alla fin fine così rivisto, potrebbe rappresentare quel futuro sostenibile di cui abbiamo tanto bisogno e che non può più restare circoscritto e solo descritto nel libro dei progetti irrealizzabili di un mondo solo ideale. Sempre se vogliamo veramente e finalmente essere coerenti e responsabili con noi stessi e soprattutto con le generazioni future a cui lasceremo questo pianeta.   

Daniele Di Vuono