Da Milano a Johannesburg in 800 metri. Il record di Marcello Fiasconaro

[IlSole24Ore] fiasconaro-marcello-240 Da Milano a Johannesburg in 800 metri. Un doppio giro di pista. Un filo rosso che lega Italia e Sudafrica, e che si dipana fino alla vigilia dei Mondiali di calcio che scatteranno l’11 giugno. Perch? in 800 metri possono starci 37 anni e migliaia di chilometri. Soprattutto se a correrli, quegli 800 metri, in una calda serata milanese d’inizio estate, ? un certo Marcello Fiasconaro da Citt? del Capo. Sono le 22.30 del 27 giugno 1973 quando all’Arena di Milano ? durante l’incontro internazionale di atletica leggera fra Italia e Cecoslovacchia – Fiasconaro corre il doppio giro di pista in 1’43”7, piegando la tenace resistenza del ceko Plachy. Record del mondo, che resister? fino al 1976 e che ancora oggi ? primato italiano sulla distanza.

La voce che gracchia via cellulare direttamente da Johannesburg regala un tono squillante, un irresistibile mix di reminiscenze d’italiano e di perfetto “south african english” e un’infinit? di ricordi ed emozioni. ? Correre ancora oggi? No, non pi?, i miei tendini mi chiedono piet?!! – scherza Fiasconaro, oggi 61enne, che tornato in Sud Africa e lasciata l’atletica ha intrapreso l’attivit? di rivenditore per una grande multinazionale dell’abbigliamento sportivo – mi diverto a guardare il rugby in tv e a giocare a golf, e sul green non me la cavo neppure tanto male!?.

Nato in Sudafrica ma con cuore italianissimo. Come mai?
?Mio padre Gregorio era di Castelbuono, in Sicilia. Era stato prigioniero di guerra proprio qui in Sudafrica e, dopo il conflitto e la liberazione, era rimasto in ospedale qualche mese, dove aveva conosciuto mia madre. Poi aveva provato a tornare in Italia, ma l’amore ebbe la meglio e si trasfer? qui?

L’Italia sarebbe poi tornata nella sua storia grazie alla passione per l’atletica leggera. E dire, per?, che il primo amore fu il rugby, vero?
?Sicuramente. Ero ? e sono ancora ? un grande appassionato della palla ovale, e giocavo quotidianamente. Ho seguito l’ultimo se Nazioni e ho visto che gli azzurri se la sono cavata bene, no (e si sente una risata divertita n.d.r.)?! Come arrivai all’atletica? Un giorno, nel 1970, il mio club si fuse con un team di atletica leggera, e io cominciai a fare allenamenti in pista. Un giorno due staffettisti s’infortunarono alla vigilia di una gara e io e un mio amico fummo chiamati per sostituirli. Vincemmo con un tempo ottimo. Quel giorno inizio la mia love-story con l’atletica?

L’eco dei suoi successi arriv? presto in Italia e l’allora presidente della Federatletica Primo Nebiolo non si fece sfuggire l’occasione di sfruttare le sue origini italiane per farle vestire la maglia della nostra Nazionale. Nella sua breve carriera (dal 1971 al 1976) arrivarono un argento europeo, 5 titoli italiani, 8 record nazionali, una migliore prestazione indoor e il primato dell’Arena di Milano. Serata leggendaria e credo ancor oggi indimenticabile, per lei….
?Scherza? Come potrei dimenticarla! Anzi, le confesso: non c’? giorno in cui non mi torni in mente, quella serata: il pubblico, la pista, le luci… e quel Plachy era davvero un osso duro! Tanto che con i miei tecnici avevamo deciso di impostare una gara tutta d’attacco: partii a razzo ma dopo il primo giro vedevo che lui ancora mi stava dietro, e allora pensai “Vuoi vedere che ho sbagliato tutto?”, e provai ad accelerare ancora…. And? bene, per fortuna…?

? mai tornato a Castelbuono?
?Ogni tanto torno, ed ? sempre una festa. Uno dei miei figli, poi, Luca, ha giocato per qualche stagione a rugby a Parma, e spesso torna in Italia. Magari un giorno torner? definitivamente anch’io, chiss?…?

Un altro Fiasconaro, invece, davvero non si vede all’orizzonte per la nostra atletica, in crisi di vocazione e di risultati. Che ne pensa?
?Davvero non riesco a spiegarmi il perch?. E dire che Franco Arese, il presidente della federatletica, ? stato campione insieme a me. Eravamo un gran gruppo: Simeoni, Mennea, Azzaro, Del Forno. Ne parlo spesso col mio amico Franco Fava (altro ex campione azzurro oggi autorevole giornalista sportivo, n.d.r.)e non riusciamo a trovare una spiegazione, anche se mi dice che oggi sono in pochi gli atleti che frequentano il centro federale di Formia, che era il cuore della squadra nazionale. Altro mondo, altri tempi?

A proposito di azzurri. Stanno per arrivare quelli del calcio, sul petto la stella da campioni del mondo. Atmosfera per le strade di Johannesburg e dintorni?
?Qui sono tutti, siamo tutti, impazziti per il calcio. Le faccio solo un esempio: tutte le magliette della squadre che hanno come sponsor tecnico l’azienda che rappresento sono andate esaurite, continuiamo a riempire e svuotare magazzini. Non vediamo l’ora che la festa cominci?

Non mancano critiche, contraddizioni, problemi. Qual ? il suo punto di vista?
?Spero che la Coppa faccia sentire a tutti l’orgoglio di essere sudafricani. ? vero che per molti la vita quotidiana non cambier?. ? vero che molti soldi andranno nelle tasche di pochi, che il tema della corruzione e della gestione del potere ? sempre sul tavolo, che le ferite dell’apartheid non sono ancora del tutto rimarginate. Ma la maggioranza del Paese vuole voltare pagina, e il Mondiale allora potr? davvero essere utile in questo senso. Aspettiamo e vediamo?.

I saluti sono cordiali, l’appuntamento alla prossima occasione, magari in Italia.
Volati in un attimo, pochi minuti al telefono, migliaia di chilometri, 37 anni e 800 metri.
Come in quella sera magica all’Arena.