Democratici per Castelbuono: l’Istituto Gramsci, la biblioteca comunale e i luoghi della Cultura “strade del futuro”

Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza.
Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo.
Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza.

Ancora una volta l’Istituto Gramsci Siciliano rischia la chiusura per un decennale contenzioso con il Comune di Palermo: a darcene notizia è un docente associato di Storia Contemporanea dell’Università di Palermo, Matteo Di Figlia, che lancia un appello su Facebook per raccogliere firme di sostegno alla importante biblioteca, emeroteca e centro culturale intestata al filosofo, critico letterario e politico cofondatore del Partito Comunista Italiano.

Già nel 2014 e poi nel 2018 si era cercata una soluzione per evitare la miope applicazione di un canone di affitto da corrispondere alle casse comunali, oggi diventato cospicuo, che l’Istituto Gramsci non è stato, e non è, in grado di onorare, svolgendo una attività enormemente lucrativa per le nostre menti e del tutto inutile per il suo portafogli: per avere una idea di cosa e quanto si svolge all’interno del capannone dei Cantieri Culturali della Zisa che ospita l’Istituto basta dare uno sguardo al sito ufficiale dell’istituzione (http://www.istitutogramscisiciliano.it).

Nel 2018 l’appello contro lo sfratto dai Cantieri Culturali della Zisa era stato firmato, tra le centinaia di altri, da Dacia Maraini, Luciano Canfora, Antonio Gramsci junior, Gioacchino Lanzi Tomasi, Antonio Sellerio, Marcello Sorgi e Giuseppe Tornatore, ed oggi, giugno del 2020, il pericolo non è scampato, anzi.
Stesso destino incerto, come ci ricorda sempre l’appello del prof. Di Figlia, stanno subendo l’emeroteca della Biblioteca Centrale della Regione Siciliana “Alberto Bombace” e della Biblioteca Comunale di Palermo, ed essenziali archivi come il Centro Siciliano di Documentazione “Peppino Impastato” o la Società Siciliana per la Storia Patria vivono di stenti, sopravvivono alla loro stessa polvere grazie allo sforzo
di pochi appassionati e studiosi.

Né la Biblioteca Comunale di Castelbuono e il suo Archivio Storico godono di una salute migliore, anche se non soffrono uno sfratto o non sono del tutto inaccessibili.
Forse perché è ancora ben inculcata nella nostra mente l’idea che gli archivi siano luoghi della memoria.
E invece no, e ce lo dimostra proprio l’Istituto Gramsci Siciliano, luogo dove qualunque cittadino può recarsi non solo per consultare la grande biblioteca a “scaffale aperto” (tutti i volumi sono a vista), ma anche per lavorare su internet, per studiare una qualunque materia universitaria, per scrivere una lettera o solo per godere del silenzio della grande sala lettura, ma anche luogo dove qualunque associazione, casa editrice o privato organizza convegni, incontri, dibattiti: la porta dell’Istituto Gramsci è sempre aperta e nessuno chiede all’ingresso il perché della visita.

I luoghi della cultura dovrebbero essere le strade del futuro, per i giovani e non, dovrebbero offrire occasioni di relazione, dovrebbero essere sempre accessibili e vivi, dovrebbero accogliere momenti di approfondimento e momenti di confronto, dovrebbero essere disponibili per le realtà associative che hanno bisogno di una sede, dovrebbero essere attrezzati e curati come un bene prezioso. Naturalmente la cultura non può fare a meno della conoscenza, ma per favore: non chiamiamola memoria, non ributtiamola nel tempo che non c’è più, teniamola nel costante presente dei nostri pensieri e desideri. Un sonetto di Dante, un romanzo di Bassani o una pagina del giornale Le Madonie sono indispensabili al nostro futuro, non ai nostri ricordi.

La Biblioteca Comunale di Castelbuono, nonostante i meritevoli sforzi del Comitato che la sostiene, non ha avuto negli anni l’attenzione che le si dovrebbe da parte della politica locale, non gode di quella progettualità che la comunità ha dimostrato di avere in eventi di spettacolo, musicali e teatrali, non è oggi un luogo che stimola all’aggregazione, non è il punto di riferimento per lo studio: e finché penseremo che
la nostra prospettiva futura è solamente il turismo fine a se stesso, senza costruire e rafforzare la connessione tra quest’ultimo e il nostro patrimonio culturale e naturale, vedremo sempre di più fuggire i nostri figli e svuotare i luoghi della Cultura.

Democratici per Castelbuono

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