Dialoghi in pausa pranzo al self service

Vi descrivo la situazione. Sono seduto assieme ad altri 8 colleghi di lavoro ad un self service immerso nel grigio di una zona industriale. Eppure non è male. In certe città mangi bene ovunque, anche nei posti più impensabili. Si mangia bene, ma non mi trovo bene. I miei colleghi sono molto diversi da me, non la pensiamo allo stesso modo, non ci comportiamo allo stesso modo, non abbiamo avuto la stesso percorso, non facciamo le stesse cose. Però ci passo tante ore al giorno, e non posso fare altrimenti.

Durante il pranzo si parla di rom. L’occasione è l’incidente d’auto che ha causato morti e feriti e alla cui guida stava un ragazzo di 19 anni, che poi si è scoperto essere di etnia rom. Tantissimi ne avranno parlato negli stessi giorni, è stato l’argomento del momento. I giornali titolano qualcosa come “incidente d’auto a Roma, trattenuti Rom alla guida” o “strage a Roma, gruppo di Rom guidavano spericolati”.

Le parole chiave in questi e tutti gli altri casi sono: incidente, Roma, auto e rom. L’attenzione cade inevitabilmente sull’ultima di queste. E’ il dato che interessa di più. Sono zingari a guidare, prima che persone. E’ come se si scrivesse “gruppo di cristiani cattolici muore in un incidente d’auto sulla A4”, oppure “ogni giorno in Italia 300 tifosi di squadre di calcio della serie A vanno in pensione”, o ancora “stop alla vendita di alcool ai bambini che giocano con le figurine”. Sono i giornalisti in primis a diffondere questo clima di terrore.

Sento parlare al mio fianco una collega che ha creato un sottogruppo di dialogo con i commensali all’estremità destra del tavolo, dice: “questi zingari sono ovunque, a tutti i semafori, i supermercati, in tutte le strade del quartiere in cui vivo, sono tantissimi, sono sempre di più, ho paura, non so più cosa fare”. A quel punto ognuno degli altri comincia a dire la propria, sulla falsa riga della prima testimonianza. Io sono coinvolto in un altro dibattito nella mia metà del tavolo, ma ho un orecchio attivo sull’altro fronte.

Mi alzo, mi giro e gli dico che sono una serie di ignoranti e che l’Italia, secondo il Pew Research Center, è il Paese europeo più intollerante verso Rom e Sinti, ben l’85% degli intervistati manifesta intolleranza. Gli stessi italiani hanno una convinzione verso alcuni stereotipi, del tutto smentiti, tipo la fantomatica leggenda che le zingare rubino i bambini. E’ tutta una fandonia. La scrittrice Sabrina Tosi Cambini ha analizzato tutte le denunce dal 1987 ad oggi e nessuna si è conclusa con una condanna per fatti realmente accaduti.

Quel numero esorbitante di zingari, che “ormai sono ovunque”, dati alla mano, fonti certe, si contano in 180 mila circa, pari allo 0,25% della popolazione totale. Uno ogni 400. Più o meno come i bambini che presero la varicella nel 2011 o come i morti di asma al mondo in un anno. Insomma davvero pochi.

Avrei voluto dire questo e invece non ho fatto niente e sono stato in silenzio. Queste cose me le sono dette solo tra me e me. Forse perché ho pensato che tanto sarebbe stato inutile o forse perché non ho avuto il coraggio di mettermi contro degli inferociti guardatori di tv e votatori di Salvini (probabilmente). Ho finito il mio pranzo. Mi sono alzato e sono tornato in ufficio. Tutto torna come prima, tutto procede regolarmente.

Per oggi è tutto, a giovedì prossimo.

“Oltre Fiumara. Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.”