“E’ tempo di riflessione”. La lettera di Sandro Morici

Pubblichiamo con piacere la lettera di un amico e concittadino, Sandro Morici, che da Roma ci regala una sua riflessione in merito ai giorni che stiamo vivendo. Nel ringraziarlo profondamente vi lasciamo alle sue parole.

Caro Direttore,

in questi giorni di emergenza sanitaria ho tentennato un po’ prima di prendere carta e penna, indeciso tra il motto nostrano “à mìejju palora è cchiddra c’òn zi dici” e quell’altro “i palori su ppuri tra l’àncili”, ma ora, dopo la nostra telefonata, ho ripreso coraggio. 

Mi hai rassicurato che in questo momento di stato da “arresti domiciliari” (…diciamo così per disincantare l’obbligo di permanenza casalinga) in paese ci sono state tante iniziative di socializzazione, anche se a debita distanza. Questo a conferma di quanto la nostra collettività paesana abbia sempre nutrito un profondo senso di comunanza partecipata e di trasporto affettivo.

Ed io ho replicato che anche qui, nella grande città, ove normalmente regna il naturale anonimato, si stanno manifestando inattese forme di dialogo, per strada o da un balcone all’altro. Anche qui abbiamo gli appuntamenti canori tra palazzine vicine alle 18 e alle 21 per accreditare la acquisita prossimità, un rendez-vous alla tenue luce del tramonto primaverile, l’altro attivando la funzione di “torcia” dello smartphone.

Già, dimenticavo di parlarti del telefonino. La grande arma della comunicazione universale, che l’umanità intera usa h24 benedicendo quel sant’uomo di Antonio Meucci. In questi giorni con gli innumerevoli gruppi WhatsApp cominciamo fin da quando ci svegliamo a scambiarci foto, video, messaggi, appelli, testi di decreti legge, ordinanze municipali e…soprattutto battute e scenette scherzose per esorcizzare la noia (e anche un latente senso di timore del nemico invisibile). Abbiamo abbandonato la nostra agenda con la sequenza frenetica degli appuntamenti e così la giornata viene intercalata da un susseguirsi di telefonate sparse a parenti e amici (anche quelli che non sentivamo da anni): abbiamo voglia di conforto che arrivi da una voce conosciuta e che in parte supplisca al calore di una stretta di mano o di un abbraccio. Quando poi la chat si anima accendendo le telecamere, gli incontri, pur se virtuali, si arricchiscono di facce e di gesti che ci danno ulteriore sollievo.

Poi c’è la poderosa macchina di Internet con il suo sconfinato mondo di “connessioni” attraverso i motori di ricerca e i social media. Un po’ tutti oggi abbiamo compreso che la potenzialità di questi strumenti può essere utilizzata in modo intelligente: qui vorrei portare a esempio il bravo professore che da casa continua a interfacciarsi con i suoi alunni portando avanti il programma scolastico. Si chiama “lavoro a distanza” (internazionalmente noto come smart working) che supplisce la presenza fisica nei lavori di concetto. Ebbene, proprio tu, caro Direttore, mi facevi notare che da qualche settimana si sono attenuati i dibattiti-scontri-battibecchi, proliferati nei social attraverso l’anonimato di gente più o meno arrabbiata col prossimo e con sé stessa. Ma niente niente il virus maledetto ci sta rendendo più consapevoli, più uniti, più rispettosi, più responsabili?

Paradossalmente potrei esclamare: “Meraviglioso, era ora!” ma…te lo dico sottovoce per non perdere tanti Like!

Eppure in questa atmosfera del volémose bene non vorrei associarmi a chi oggi insiste nel fare la predica alle nuove generazioni: è vero che qualche giovane non ha potuto rinunciare all’appuntamento dell’happy hour (quello che ai miei tempi chiamavamo “u bbabbiu paìsi, paìsi ) ma ci sono stati tantissimi giovani volontari del Terzo Settore (Caritas, Croce Rossa Italiana, Servizio/Protezione civile, ecc.) che hanno affiancato con slancio gratuito loro coetanei impegnati nelle corsie degli ospedali.

Questa difficilissima situazione emergenziale ci costringe comunque a fermarci: è tempo di cominciare a fare i bilanci sulle “lezioni apprese” (le cosiddette lessons learned dell’analisi di rischio). E’ tempo di riflessione: per i credenti è tempo di quaresima, ma per tutti noi, piccoli e grandi, è iniziata la “quaresima del capitalismo”, cioè quella guerra al capitalismo selvaggio e predatore per riscrivere a livello globale nuove regole basate sull’essenzialità, sull’equità, sul rispetto dei diritti/doveri universali, su stili di vita che onorino il giusto e saggio equilibrio tra l’umanità e il resto del creato…”la cura della casa comune”.

E allora se “quaresima” è, ineluttabilmente, che si legga con sapiente attenzione la Lettera enciclica “Laudato sì” di Papa Francesco per una rivoluzione culturale verso una sana ecologia ambientale, economica e sociale.

Roma, 16 marzo 2020

Sandro Morici  

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