Eremo di Liccia diventa caserma? Morici: “Si tornerebbe indietro di 70 anni”

Apprendiamo dall’ultimo numero del periodico Le Madonie (1-15 marzo 2014 – pag.4) una notizia eclatante dal titolo: “L’Eremo di Liccia caserma della Forestale?”.

Ora, senza voler togliere nulla all’opera meritoria di prevenzione e di sorveglianza del Corpo delle Guardie Forestali, esercitata da sempre con costanza ed impegno a tutela del territorio madonita, ci associamo all’appello de Le Madonie affinchè “tutto perciò L’Eremo può essere, tranne che una caserma!” auspicando che: “Siamo certi che il Sindaco smentirà, ad ogni buon fine, la voce che forse maliziosamente circola in paese”.

Resta il fatto che “la voce” sia estremamente inquietante. Si tornerebbe indietro di 70 anni, quando entro l’artistico chiostro della struttura di San Francesco c’erano i carabinieri e le stalle dei loro cavalli.

L’Eremo di Liccia è un’opera di grande valore storico-artistico, faticosamente recuperata con i fondi pubblici ed europei e quindi con i soldi di tutti i cittadini, cioè è “un bene comune” (…frase che gli Amministratori pubblici dovrebbero costantemente onorare nei riguardi della comunità attuale e delle generazioni future: un concetto di “rispetto” che dovrebbe costituire un must  nell’esplicazione giornaliera dei loro incarichi).

L’Eremo è un bene comune, uno “spazio aperto” che, salvaguardato, deve restare a disposizione di tutti, che quindi va valorizzato in ambito culturale (per la sua storia), artistico (per le specifiche abilità tradizionali architettoniche e pittoriche), mistico (perché era un eremo), ambientale (per la sua collocazione nel territorio boschivo), paesaggistico (per la sua posizione dominante fino al mare), turistico-sostenibile (quale patrimonio da offrire a chiunque raggiunga Castelbuono e le Madonie).

Credo che le dette peculiarità bastino per far capire a chi governa che la struttura non possa diventare una caserma o qualcosa di riservato a pochi eletti (per esempio un centro di studio estivo riservato a pochi studenti di un istituto di qualche università di città vicine o lontane).

Peraltro non occorre far ricorso ad alcuna specializzazione in “ingegneria gestionale di eremi”: come al solito…basta rivolgersi al motore di ricerca Google! E lì troviamo un ricco elenco di antichi eremi italiani in via di fruizione pubblica, come, per esempio, l’antico eremo camaldolese di S. Pietro Feletto (TV), l’antico convento di Cupramontana (AN), l’eremo di San Venanzio a Raiano (AQ), l’eremo della Madonna delle Grazie-Isola del Gran Sasso, gli eremi celestiniani del Parco della Maiella, l’antico eremo di Dagala del Re a Santa Venerina (CT), l’eremo-laboratorio di economia civile di Avola Antica, ecc., per non parlare delle tantissime strutture diffuse in territori extra-urbani che costituiscono esclusivi centri di spiritualità e di preghiera, spesso gestite da organizzazioni laiche.

Una recente ricerca ha voluto guardare oltre la punta del naso con le seguenti indicazioni di sintesi:

IMMAGINA IL TERRITORIO DEL PARCO TRA 20 ANNI…
Che cosa speri che accada Che cosa temi che accada
Maggiore partecipazione degli operatori e delle strutture nella valorizzazione del territorio Diminuzione della popolazione.
Cambiamento culturale degli abitanti. Allontanamento dai piccoli borghi con conseguente abbandono del patrimonio storico, artistico e paesaggistico.
Territorio pulito e manutenzione dei sentieri e delle risorse naturali. Urbanizzazione eccessiva del territorio e nuovo condono edilizio.
Incremento dei flussi turistici e dell’indotto economico.
Sviluppo di un turismo più attento alla sostenibilità ambientale.
Valorizzazione degli antichi eremi.

 

 

 

 

 

Non si ritiene aggiungere altri elementi affinchè i decisori pubblici di Castelbuono facciano tesoro di come si siano comportati i loro colleghi nel resto d’Italia: basta copiare.

A totale beneficio della collettività chiediamo quindi che si affidi la gestione dell’Eremo di Liccia a qualche Associazione o Cooperativa locale, possibilmente di giovani, con le dovute cautele contrattuali. Questo significa dare lavoro concretamente e decidere responsabilmente senza ulteriori tentennamenti.
Sandro Morici.