Eremo di Liccia. Risposta del sindaco all’articolo pubblicato sul n° 4 del giornale “Le Madonie”

[RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO] Essere accusato di mancanza di educazione civica e di mancanza di trasparenza per non avere smentito una notizia “vera”, riportata in un recente articolo del giornale “Le Madonie”, mi sembra doppiamente offensivo, primo nei confronti della mia persona, che non ritengo priva di educazione civica, e poi nei confronti del ruolo che rivesto, che a mio modesto parere, merita rispetto.

Si, la notizia è vera, a seguito di una richiesta pervenuta in data 21 novembre 2013 da parte del Comando del Corpo Forestale della Regione Siciliana con la quale si chiedeva l’assegnazione di idonei locali di proprietà comunale ad uso gratuito per ospitare il Distaccamento Forestale di Castelbuono, necessità derivata da una politica di spending review dell’Assessorato Territorio e Ambiente, l’Amministrazione Comunale, esaminate le possibili ipotesi di strutture utilizzabili, ha ritenuto di proporre l’utilizzo dei locali dell’Eremo di Liccia, al momento inutilizzati.
Nella lettera inviata al Corpo Forestale di Palermo si specificava, anche, che l’assegnazione dei locali dell’Eremo di Liccia sarebbe stata sottoposta all’attenzione dell’Ente Parco delle Madonie, che oggi ne detiene la gestione.

Tra le motivazioni che ci hanno spinto a detta decisione vi è senza dubbio la valutazione di non volere rinunciare ad avere sul nostro territorio la presenza del personale del Corpo Forestale di Castelbuono, che da anni opera per assicurare la valorizzazione e la salvaguardia del territorio, oltre che espletare funzioni di pubblica sicurezza a tutela del territorio e della popolazione residente.

I locali dell’Eremo di Liccia, trovandosi nel cuore del Parco delle Madonie, sono apparsi immediatamente la sede più adatta per il distaccamento forestale locale, che ripetiamo ha tra le sue competenze la protezione dell’ambiente naturale, la sorveglianza, il controllo, la difesa e la valorizzazione del territorio forestale e montano, senza sottacere che il corpo forestale è la prima struttura operativa di riferimento per la prevenzione e la lotta agli incendi boschivi. Si è ritenuto così di dare maggiore prestigio all’importante struttura, rendendola sede di una istituzione regionale. Il progetto non mi sembra così stupido come viene definito nell’articolo!

L’idea era ed è quella originaria, ovvero prevista nell’articolo 4 della convenzione sottoscritta tra il Comune di Castelbuono e l’Ente Parco delle Madonie in data 14.07.2000, che prevede espressamente: “…utilizzerà tali locali per il perseguimento di obiettivi insiti nelle finalità del Parco e mirate al sostegno, promozione, e sviluppo delle attività produttive e lavorative tradizionali, nonché alla valorizzazione e fruizione del territorio ed alle attività culturali e tradizionali, nonché per la ricerca scientifica”.
Pertanto una gestione in co-uso dell’Eremo di Liccia tra l’Ente Parco delle Madonie, il Comune di Castelbuono e il Distaccamento Forestale, che consentirebbe sia all’Ente Parco che al Comune di svolgervi attività formative, di promozione, di divulgazione e sviluppo economico.

Ma davvero si può viceversa pensare che questa Amministrazione, prima di proporne l’utilizzo al Corpo Forestale, non avesse valutato le finalità di destinazione d’uso dell’immobile? O forse egregio direttore del periodico “Le Madonie”, la possiamo includere nel novero di coloro i quali ritenevano più idoneo utilizzare l’antichissimo edificio di grande valore storico, architettonico e ambientale per un’autonoma attività commerciale e/o ricettiva?
Attività svolta da parte di terzi e ritenuta, tra l’altro, dal TAR non conforme alla destinazione d’uso dell’immobile e non rientrante nei fini istituzionali dell’Ente Parco delle Madonie.
Mi chiedo coma mai non siano stati scritti articoli in merito, quando vi erano tutte le condizioni di un esercizio abusivo, e mi permetta,degradante della struttura Eremo di Liccia.

Non è stato l’odio a far cessare le attività, ma la mancanza delle necessarie autorizzazioni amministrative, tranne che qualcuno non voglia sostenere che trattandosi di “ex” (Sindaci) non si debba andare in deroga alle regole!

Il Sindaco
Dr. Antonio TUMMINELLO

1 commento

  1. Sicuramente qualcun altro saprà commentare e ribattere punto per punto alle motivazioni del Sig. Sindaco.
    Nella vicenda vi sarebbero comunque alcuni aspetti da chiarire, presupponendo che il controllo di una foresta e la gestione di un bene architettonico siano attività e competenze molto diverse (…spero che su ciò siamo tutti d’accordo).
    1) Se l’Eremo di Liccia è un bene comune, questa decisione è stata presa in Consiglio comunale con gli adeguati confronti e con l’opportuna analisi delle tante possibili soluzioni per la destinazione d’uso dell’immobile? C’è stato un percorso legittimato dalle più elementari regole di democrazia? Probabilmente tra l’alternativa del “supermercato” e quella della “caserma” ci sarà una via di mezzo dignitosa per il sito in questione e per il diritto d’uso da parte della popolazione!
    2) L’Unione Europea ha finanziato il progetto di ripristino dell’Eremo per utilizzarlo come caserma? Forse sarebbe bene rileggere attentamente le motivazioni di chi ha speso i soldi, per evitare di incorrere in atti amministrativi illegittimi.
    3) Non sarebbe opportuno riguardare la storia passata e recente di siti di importanza archeologica ed artistica affidati ai militari? A Roma abbiamo l’esempio di viale Castro Pretorio ove il “Castrum” dei Romani di 2000 anni fa è occupato dall’esercito e fortificato con alte mura e filo spinato. A Caserta viene giù un pezzo di tetto della famosa Reggia e l’aeronautica militare, che ha gli uffici sottostanti, non si accorge che da anni vi sono infiltrazioni di acqua piovana e che le intelaiature in legno sono putrefatte. In breve la storia ci dice che cultura e arti militari sono agli antipodi: quel ladrone di Napoleone insegna.
    Insomma siamo al paradosso: a Roma faticosamente sono state recuperate le ex-caserme di viale Giulio Cesare come uffici giudiziari (al servizio dei cittadini) e qui a Castelbuono un sito archeologico-artistico si sottrarrebbe al pubblico per usarlo come caserma! Una netta violazione dell’Art. 9 della Costituzione.
    Ci fermiamo qui, confidando che la democrazia e la ragionevolezza prevalgano.

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