Europee. TrinacriaNews intervista Mario Cicero

[TRINACRIANEWS] Mario Cicero sarà candidato con “L’altra Europa con Tsirpas” per le prossime Europee. Lo abbiamo intervistato per conoscere i progetti riguardanti la sua candidatura.

Perché ha deciso di candidarsi e quali sono i punti fondamentali della sua candidatura?

La mia candidatura nasce da una scelta maturata dentro SEL, che ha sposato con grande senso di responsabilità il progetto “Tsipras”, per una sinistra europea finalmente incisiva, non più solo antagonista, capace di intercettare tutti i bisogni della società, di saperli fare propri e incanalarli in un percorso nuovo in grado di dare risposta a tutti i settori sociali, non solo ad alcuni o, peggio, alle lobby. Il punto è questo: oggi in Europa serve la presenza – quanto più massiccia – dell’unica forza politica a favore dell’Europa, ma fuori dalle logiche delle grandi coalizioni soggiogate agli interessi delle banche e delle lobby. Per un’altra Europa appunto. In questo progetto la mia candidatura si inserisce perfettamente, ed esprime anche il valore di un’esperienza amministrativa che porta in dote la conoscenza delle problematiche dei territori, dei piccoli centri, con i loro problemi ma anche con le loro grandi opportunità. Il punto fondamentale della candidatura… è, appunto, quello di far leva davvero sulle peculiarità dei territori: la Sicilia e la Sardegna hanno specificità da esaltare, su cui specializzarsi anche, a costo di dover far scelte coraggiose a breve termine. Valorizzazione dei beni culturali, delle eccellenze agricole e artigianali, della biodiversità, del turismo. Per fare un esempio: è una contraddizione insistere affinché nella zona di Termini Imerese prosegua un insediamento industriale quando, superato il fiume Himera, il litorale sta puntando sul turismo balneare e alberghiero.


Quale è l’Europa che lei vorrebbe?
L’unica Europa che occorre è l’Europa dei popoli, non più quella dei burocrati e della moneta. Serve più Europa, con pieno mandato su interi settori della legislazione nazionale, in grado di accelerare il processo inevitabile del super Stato europeo. Ma questo è possibile soltanto attraverso la valorizzazione delle singole specificità. Ad esempio, mi batterò per una Direttiva europea che obblighi gli Stati Membri a prevedere, nei bandi per la ristorazione collettiva (scuole, ospedali, luoghi di lavoro etc.), l’acquisto di una percentuale significativa di alimenti a “chilometro zero” e Bio. Consumare prodotti biologici e tipici locali favorisce il recupero dei territori e delle colture tradizionali, riduce l’inquinamento per il trasporto delle merci e innesca la creazione di nuovi posti di lavoro. L’Europa non può da un lato investire risorse per abbattere i consumi energetici e l’inquinamento e dall’altro favorire – in nome di un libero mercato impari – la fornitura dei prodotti delle multinazionali, innescando trasporti per migliaia di chilometri e soffocando sul nascere la competitività e le eccellenze a “km zero”.

 

Qual è in questo momento la posizione della Sicilia nell’Europa?

Purtroppo siamo periferia dell’Europa, da ogni punto di vista. Non solo dal punto di vista geografico, tanto che siamo i soli a subire il dramma delle migrazioni, siamo periferia anche della politica europea: i siciliani eletti a Bruxelles non hanno saputo farsi interpreti di nessuna inversione di tendenza. Hanno svenduto persino quei limiti minimi che consentivano ancora la competitività delle nostre produzioni agricole, in nome di alleanze e scelte dei capi corrente. Il PD, ad esempio, è uno dei partiti più succubi a queste dinamiche.

 

Quali sono le prospettive future per la nostra regione?

Se in Europa avremo la forza di rompere il patto suicida tra PSE e PPI, dando peso alla proposta politica di Tsipras, c’è l’opportunità di dare alla Sicilia un ruolo cardine negli equilibri euromediterranei. Bisogna rimettere al centro dell’agenda politica “l’area di libero scambio euromediterraneo”. Un progetto geniale bloccato per la volontà precisa di chi ha trainato queste ultime stagioni di politiche comunitarie – la Germania di Angela Merkel, le destre, Berlusconi e la Lega Nord – che non avevano alcun interesse a far crescere l’economia meridionale e hanno lavorato affinchè si garantissero gli interessi di banche e lobby economiche. Se riprendiamo l’idea dell’area di libero scambio euro-mediterraneo avremmo 900 milioni di persone che, senza passaporti, possono muoversi in quest’area e intraprendere rapporti economici. In questo disegno la Sicilia è la piattaforma naturale per ogni ingresso in Europa, a quel punto non solo dei poveri disperati ma anche dei professionisti e delle merci; il luogo di scambio inevitabile tra le culture e una terra di contaminazione continua. Questo significa anche commercio, turismo, lavoro.

 

Cosa pensa della politica siciliana?

Il governo Crocetta è una della più grandi delusioni degli ultimi tempi, nonostante avesse ottima concorrenza. Il PD in questo scenario ha una responsabilità enorme e, molto probabilmente, a livello regionale si è del tutto dissolto, stroncato dai veti incrociati delle correnti. Hanno offerto un pessimo spettacolo persino nella chiusura della lista per l’Europee.

Al tempo stesso il M5S non intende assumersi responsabilità, e di quella spinta del popolo resta soltanto i proclami ed il dissenso ordinato da Grillo e Casaleggio. Nel frattempo la Sicilia ha bisogno di risposte, ne hanno bisogno i cittadini, i disoccupati e i precari, ma anche i professionisti e i sindaci. La proposta politica di L’Altra Europa con Tsipras è, senza alcun dubbio, l’unico scenario nuovo che, con il giusto riscontro alle elezioni europee, può offrire offrire nei territori una vera alternativa di discontinuità.

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