“Fabrizio Miccoli è un fango.”

28 febbraio 2010. Stadio Olimpico di Torino. Il pallone assume una traiettoria arcata, cosiddetta “a rientrare”, insaccandosi imparabilmente sotto l’incorcio dei pali alla sinistra del portiere attonito. Era il gol che decretava la vittoria del Palermo sulla Juventus. Mi trovavo allo stadio assieme ad un mio amico, mimetizzato tra i tifosi bianconeri come tanti siciliani a Torino per lavoro o per studio e il nostro abbraccio era di un’intensità anomala, presumo dovuta all’eccezionalità di un gol stupendo. Ci accorgemmo che tanti altri, come noi, erano finti juventini e non poterono trattenersi dall’esultare. A fare quel gol era stato Fabrizio Miccoli, maglia numero 10, capitano rosanero. In quel momento sentimmo l’orgoglio di appartenere ad una città e ad un squadra che vinceva anche nel tempio della vecchia sgnora, che poteva ambire a tanto, che richiudeva definitivamente nel dimenticatoio anni di infanzia passati a tifare le squadre blasonate, guardando il palermo giocare in serie C. Fabrizio Miccoli fu il protagonista indiscusso di quel sogno, di quel recondito desiderio di rivalsa e dedicò il gol e la vittoria agli operai della Fiat di Termini Imerese, non a caso da Torino, non a caso in seguito alla vittoria del Palermo sulla Juve. L’amico che era con me allo stadio era particolarmente legato al fantasista: nelle nostre partite di calcetto indossava la sua maglia, talaltro aveva il suo stesso nome, e quando segnava in rovesciata (sistematicamente ogni settimana) si sentiva proprio come Miccoli quando beffa uno come Buffon. Oggi, 27 Giugno 2013, penso che Fabrizio Miccoli sia un fango. L’attaccante salentino è appena uscito da un lungo interrogatorio con i magistrati di Palermo, è accusato di estorsione e accesso abusivo a sistema informatico perché avrebbe chiesto al mafioso Mauro Lauricella di riscuotere delle somme di denaro da alcuni locali e avrebbe chiesto ad un amico, gestore di un negozio di telefonia, delle schede telefoniche intestate ad ignari, per girarle al padre latitante dello stesso Lauricella. Scioccante. Sarebbe già gravissimo senonchè, ad affossare definitivamente la sua immagine di uomo e sportivo, hanno contribuito le pesanti intercettazioni in cui Miccoli definisce “fango” il giudice Falcone. Fango a Palermo è un’offesa pesante, si usa per la gente inutile, maligna e senza scrupoli. Esattamente il profilo che oggi traccerei di Miccoli. Di certo non quello del giudice Falcone. La cui memoria peraltro è stata recentemente rinnovata da una partita di beneficienza, a cui Miccoli ha partecipato, non si sa bene mosso da quali valori. Il dato positivo che ne emerge è l’opinione della città e dei tifosi, esattamente in linea con la mia, che reputa imperdonabili i gesti e le parole di quello che era un campione universalmente riconosciuto e che ha osato ledere la memoria di un eroe, quello sì immortale, come Falcone. Dagli allori e dalla stima totale, Miccoli sprofonda nel girone degli antieroi e appunto dei “fanghi”, forse troppo ricco e famoso per rendersi conto di quanto certe cose siano importanti, di quanto la fama sia legata all’immagine che si può avere agli occhi di un ragazzino che ama il calcio, che si possa, con la notorietà, contribuire a far crescere la coscienza collettività di una comunità. L’orgoglio di appartenere a una città, a una squadra oggi assume un senso diverso, che mi fa pensare che godo molto di più nel vedere vincere certe idee e certi valori, che nel vedere una palla infilarsi nel sette. Anche se a Torino contro la Juve.

?Oltre Fiumara ? Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.?