Festa delle donne, ma non per la legge elettorale.

L’otto marzo, festa della donna, è passato da poco. Rispetto agli anni passati verrà ricordato per il voto contrario ai cosiddetti “emendamenti sulle quote rosa”. Si tratta di proposte di modifiche all’italicum, la legge elettorale del duo Renzi-Berlusconi, in discussione in questi giorni in Parlamento, con proposte di inserimento di quote minime di rappresentanza femminile alle camere. Sono stati presentati diversi emendamenti, ognuno con una diversa modalità di rappresentanza femminile. Sono stati sistematicamente bocciati uno dopo l’altro. Il voto segreto ha fatto sì che esponenti uomini di tutte le compagini politiche abbiano votato contro gli emendamenti, agendo diversamente dalle intenzioni e facendo infuriare le colleghe donne. Ho letto molti commenti a favore e contro le quote rosa. E’ molto diffusa, e da me condivisa, l’idea che le donne debbano dimostrare sul campo di meritare ruoli di primo piano, sia in politica, che in tutti gli altri settori; che non sia un obbligo di legge, ma una conquista per merito. Si parte con eguali diritti e possibilità e chi merita ottiene i risultati. Le polemiche seguite a questo otto marzo disgraziato sono incentrate su accuse di sessismo per espedienti futili e atti di poco conto. Una delle parlamentari ha addirittura evocato lo spirito di Lorena Bobbit, ad accompagnare il sonno dei colleghi parlamentari maschi. Lorena Bobbit è la donna che nel 1993 evirò il marito e gettò il suo pene nel bosco, vendicandosi degli abusi e delle violenze che subiva. Un po’ estremo, ma sopratutto fine a sé stesso. Forse è più utile denunciare episodi reali di discriminazione di genere, situazioni che ogni giorno mostrano un paese retrograde e maschilista, provando a scardinare la mentalità dell’italiano medio; o, ancora, impedire in ogni modo che episodi di violenza di genere vengano perpetrati. Ci sono migliaia di esempi, ogni giorno la cronaca ce ne propone di nuovi. Anche i dati statistici, a confronto con gli altri paese europei, ci vedono alle ultime posizioni. La parità di genere è una conquista civile che si guadagna con le lotte di ogni giorno, non può essere imposta da una legge. Non sta che alle donne dimostrarlo e sbracciarsi per rivendicare il proprio ruolo.

Appuntamento alla prossima settimana.

“Oltre Fiumara. Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.”

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