Festina lente

Io vedo tutta la vicenda degli ?Asini Netturbini? da un?angolatura diversa.

Lascio tutta la parte economica ai più competenti e, in ogni caso, ad una verifica realistica dei costi dopo qualche anno. Premettendo che, se  saranno confermate, le cifre allegate al progetto sono davvero invitanti ad una riflessione positiva dell?esito.
Si potrebbe fare anche qualche appunto sulla funzionalità del servizio, e pure questo ha bisogno di un po? di tempo per una verifica oggettiva. In tanti si sono espressi in merito all?effettiva utilità della scelta e da quel che ho capito, a parte qualche commento sarcastico della notizia – ma sta nella notizia stessa -, mi sembra che una buona percentuale si è posizionata alla finestra e attende gli sviluppi della vicenda.
Io non mi voglio avventurare nel predire quale esito finale avrà: come in tutte le scelte che si fanno ci vuole convinzione, capacità e tenacia, poi il resto verrà da sé.

Io vedo, dicevo, tutta la vicenda degli ?Asini Netturbini? da un?angolatura diversa, personale, romantica, nel senso lato del termine e provo a spiegarne i motivi.
Qualcuno lo interpreta come un ritorno al passato, come un?immagine della ?Vecchia Sicilia?, muli, asini e donne vestite di nero, un cliché classico del profondo Sud, un passato quasi da verecondia. A me invece diverte guardando i volti stupiti dei bambini, che in tanti per la prima volta vedono un asino, un animale ormai scomparso dalla nostra cultura contadina. Dove avrebbero potuto vederlo mai un asino questi bambini? Allo zoo forse, o in qualche viaggio nei paesi ?in via di sviluppo?.
I più sensibili storcono il naso per via dell?eterno sfruttamento dell?uomo sull?animale… beh, con i sentimenti non si scherza, in particolare chi vede davvero negli animali, esseri viventi e con un?anima capace di soffrire e amare. Non voglio urtare la loro sensibilità, anche per me gli animali sono degli esseri viventi con sentimenti molto simili all?uomo, ma non per questo rifiuto una passeggiata a cavallo, o una bella bistecca di vitello alla brace. Con questo voglio dire che scandalizzarsi sull?uso degli asini all?uopo del caso è anche una mera ipocrisia, se quello che si dice non viene poi vissuto attimo per attimo nel quotidiano.
Per chi ci riesce ?Chapeau!?

Un altro aspetto non indifferente del caso è il ritorno ad un ritmo al quale non c?eravamo più abituati: la lentezza. Se ti trovi in macchina in una stradina del paese e davanti a te c?è l?Asino Netturbino, hai poco da esasperarti per quei minuti di ritardo: l?asino ha il suo ritmo, ?andante lento? e stargli dietro con la fretta in corpo, non serve un colpo di clacson per farlo accelerare, approfittane invece per riordinare i pensieri e rispettare il ritmo di chi sta lavorando. Quante volte ci siamo infuriati quando fermi per scaricare o caricare qualcosa, la macchina che stava dietro premeva e spingeva ad affrettarci? Abbiamo sicuramente chiesto pazienza, che la si dimostri anche in noi.
E poi andare lenti è come viaggiare e incontrare le rane – che proprio in questo periodo affollano le nostre strade – ed evitare di travolgerli.
Andare lento vuol dire avere rispetto per il Tempo, scoprire la forma di una goccia di pioggia.
Andare lento significa rallentare quel parossismo del mondo occidentale che è il ?Fast life?. Tutto deve essere fatto in fretta perfino l?amore non ha più il ?suo? tempo necessario. Un famoso libro portava il titolo di ?Undici minuti?; tanti erano necessario per un amplesso.
Andare lento è contro la frenesia diventata ormai insopportabile, potrebbe essere una nuovo modo di concepire la vita e relazionarsi con essa; potrebbe essere un?idea che dò in prestito al futuro Sindaco di Castelbuono di concepire questo paese, primo al mondo, come ?SlowCity?, parafrasando un altro assioma più famoso, lo ?SlowFood?.
Andare lento è riscoprire il ritmo dei nostri antenati quando dicevano in latino ?Festina lente? tradotto liberamente in ?affrettati lentamente ?.

Ringrazio il nostro ?Asino Netturbino? per gli spunti riflessivi che mi ha dato.

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