Fiasconaro opta per il “bilancio sociale” che cresce grazie al panettone d’estate

[Terra Nostra di Nicola Dante Basile] Che sia #Natale o #Ferragosto i suoi #panettoni fanno il giro del mondo, arrivando in meno di due giorni dall’ordine anche in Nuova Zelanda. Sarà anche per questo che nel palmares di Nicola Fiasconaro spicca l’ambito premio ‘Antonio Stoppani’ che la #Bit, Borsa Internazionale Turismo di Milano, gli ha assegnato quale “ambasciatore dell’arte dolciaria italiana nel mondo”. Chiaro riferimento a un’attività imprenditoriale di successo, ma anche conferma della forte integrazione che c’è tra ciò che è produrre tipicità e turismo. Binomio che se ben sfruttato può dare all’Italia intera un valore aggiunto incredibile.

Per il maestro pasticciere Nicola e i suoi fratelli Fausto e Martino #Fiasconaro della omonima azienda dolciaria siciliana, questo binomio è prassi quotidiana; e sanno che è il modo più efficace per dare continuità all’impresa avviata dal padre Mario nel 1953, mettendo su un modesto laboratorio bar-pasticceria nella piazza centrale di Castelbuono: cittadina medievale di diecimila teste appollaiate sul crinale di una montagna verde, nel cuore del Parco delle Madonie. (foto sotto, il castello Ventimiglia). Da allora è stato un crescendo di attività e felici intuizioni produttive. Tant’è che anche negli anni della crisi, i dolci firmati da Fiasconaro hanno continuato con gradualità a spingere sempre oltre l’orizzonte.

Ecco allora i gelati agli agrumi di Sicilia in bella mostra accanto a cannoli e cassate, i torroncini morbidi al pistacchio di Bronte mischiati a confetture, canditi e liquori ai fichi d’India e altre specialità; ecco lo ‘sfincione’, una sorta di pizza-focaccia tipica di Trinacria ma virato alla crema di ricotta. E che dire dei prodotti da forno come colombe pasquali e panettoni, nelle versioni natalizia e ferragostana, ovvero “paste acide a lievitazione naturale per 36 ore senza utilizzo di additivi chimici e conservanti”, cavalli di punta dell’azienda di #Castelbuono.

Quella del panettone d’estate certo è una bella trovata di marketing che aiuta a destagionalizzare i consumi nel settore dolciario. , commenta il maestro pasticciere Nicola. Il quale ci tiene a sottolineare l’importanza delle relazioni che l’azienda porta avanti con alcuni enti scientifici – per esempio, il Dipartimento agroalimentare dell’Università di Catania e il Master di Cultura e comunicazione del Gusto promosso dall’ateneo palermitano – con l’obiettivo di accrescere la conoscenza dei mercati.
Dunque qualità, originalità e innovazione. Ma poi ci vuole tanto olio di gomito, che nella versione Fiasconaro corrisponde allo “sporcarsi le mani” con creme, gelati, cioccolato, marmellate e prodotti lievitati sotto il diretto controllo dei maestri pasticcieri del laboratorio di proprietà. Che al tempo del padre Mario era il retrobottega del bar-gelateria di Piazza Margherita, mentre oggi è un intero stabile di duemila metri quadrati su due piani che i fratelli Fiasconaro hanno realizzato poco fuori Castelbuono, sulla strada per Cefalù.
Si è trattato di un investimento impegnativo che è stato possibile realizzare su un arco di più anni, con i relativi finanziamenti spalmati di conseguenza. Oggi ci lavorano una trentina di persone con rapporto fisso, che salgono a 60-70 nei periodi di punta, quando la domanda dei prodotti della ricorrenza si intensifica ed è necessario rispettare i tempi di consegne in Italia e paesi esteri. Voce importante l’export, visto che lo scorso anno s’è portato al 18% del fatturato, cresciuto a sua volta del 10% fino a sfiorare gli 11 milioni di euro.
Numeri che inorgogliscono i titolari dell’azienda, i quali non fanno mistero delle proprie scelte strategiche di imprenditori, avendo peraltro deciso per la pubblicazione del primo “bilancio sociale” da cui emergono ampie indicazioni sulle politiche aziendali, sui rapporti tra proprietà e società, su qualità e sostenibilità dei prodotti, sul ruolo che la Fiasconaro Srl svolge nel territorio locale e regionale.

Scelte che esaltano il concetto scolpito nell’enciclica papale ‘Centesimus Annus’ nella quale Paolo Giovanni II annunciava che scopo dell’impresa “non è semplicemente la produzione del profitto, bensì l’esistenza stessa dell’impresa come comunità di uomini che, in diverso modo, perseguono il soddisfacimento dei loro fondamentali bisogni e costituiscono un particolare gruppo al servizio dell’intera società”. E che i Fiasconaro hanno voluto riprendere sul frontespizio del “bilancio sociale”.

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