Francesco Minà Palumbo: ovvero la passione per la ricerca. Un contributo di Sandro Morici

[Riceviamo e pubblichiamo] Nel mondo così caotico nel quale viviamo, sarebbe presuntuoso andare alla riscoperta o voler far riscoprire con banali riassunti gli elementi valoriali di un personaggio complesso e poliedrico come Francesco Minà Palumbo.
Forse è più garbato indossare un saio di essenzialità e semplicità di linguaggio, giusto per amore della storia vera e riportare alla memoria di tutti (anche di quelli più disattenti) le peculiarità sapienziali dell’uomo Minà Palumbo.
Credo infatti che le doti prettamente umane vadano sempre evidenziate a priori, perché esse concorrono ad inquadrare la personalità: nel nostro caso è stata tramandata a più voci la sua gratuità e generosità nell’esercizio della professione medica, con un approccio fraterno/paterno nei riguardi dei suoi concittadini. Erano peraltro tempi in cui si scoprivano i principi attivi di molte piante medicinali e il Minà Palumbo lavorava in sintonia scientifica col farmacista-speziale Nunzio Morici, suo cognato.*
In realtà nel personaggio in questione le doti di umanità, assieme alla genialità e la scientificità si sono fuse in perfetta armonia.
Da cosa deriva questa nostra affermazione, così impegnativa?
Sicuramente dall’evidenza delle opere e delle attività svolte da Lui, dalla sua documentata volontà di spaziare tra una molteplicità di interessi e, al tempo stesso, dalla capacità di saper intervenire con rigore in discipline apparentemente lontane, quali la geologia, la medicina, l’agraria, le scienze naturali, la pittura.
Allora per Francesco Minà Palumbo preferirei adottare una definizione meno aulica di quella che l’accosta a Leonardo da Vinci e piuttosto maggiormente realistica: egli è il “ricercatore” per eccellenza. L’uomo, cioè, che, applicando tutte le sue eccezionali risorse intellettive, dedica la sua vita allo studio e all’attività sperimentale, condotta con mezzi artigianali (talvolta costruiti ad hoc) e con strumentazione d’avanguardia per i suoi tempi, anche se oggi potremmo reputarla approssimativa.
Il suo è un occhio dalla vista acutissima rivolto all’analisi dell’ecosistema circostante e della sua biodiversità, così intenso e appassionato da invitarci a definire il Minà Palumbo autentico “ambientalista”.
Immaginiamo per un attimo questa persona dalla corporatura vigorosa che di giorno (a piedi o a dorso di mulo) va in giro tra i boschi e le montagne delle Madonie alla ricerca minuziosa e paziente di esemplari di flora e fauna o di fossili da studiare per arricchire sempre di più le sue collezioni naturalistiche e poi, tornato a casa, si dedica alla classificazione dei reperti, alla loro riorganizzazione sistematica (compresa l’imbalsamazione di alcune specie animali) e infine alla pittura. In quest’ambito, con mano da artista raffinato, riesce a raggiungere soluzioni composite complesse, aggregazioni di colori limpidissimi, attraverso un equilibrio “umanistico” tra la concretezza del reale e l’aspirazione a un’assoluta perfezione pittorica. Poi, di tanto in tanto, magari a lume di candela, cura i rapporti epistolari con altri colleghi vicini, ma anche di paesi lontani d’Europa, per uno scambio proficuo di informazioni, di dati, di elementi di confronto, al fine di ottenere sintesi su nuove scoperte scientifiche.
Ebbene, a cosa ci riporta l’immaginaria ricostruzione di una giornata tipica di Francesco Minà Palumbo?
Direi al confronto con l’odierna vita quotidiana di un explorer-in-residence della National Geographic Society o di un qualsiasi ricercatore impegnato fino a tarda notte in qualche laboratorio scientifico situato in qualche angolo di mondo, ovviamente dotato di mezzi e attrezzature tecnologiche molto più avanzate.
Ma pur vivendo in epoche così diverse, cosa ha in comune il personaggio dell’800 con i suoi colleghi d’oggi?
Tre cose semplici: la passione per la scienza; il piacere del nuovo; il rispetto per l’umanità futura.
Credo che, animati da questo spirito di amore per la ricerca, si possa partecipare attivamente ai lavori del GEOEVENTO 2014, puntualmente organizzato dall’Associazione CastelbuonoSCIENZA, alla quale ho l’onore di appartenere.

Roma, 13 ottobre 2014 ing. Sandro Morici

* Nunzio Morici è il mio bisnonno.