Fuochi fatui

Ridente cittadina, forse non più.
Non sembra ridere più come un tempo Castelbuono, improvvisamente sordida e incattivita da una dilagante tracotanza; dalle promesse sconvenienti oggi da mantenere al prezzo dell’arretramento di tutti; da un malsano strascico dell’agone politico ancora troppo irto. Non ride più: schiamazza adesso, quando ritiene sia il caso, in una risata grassa da karaoke. Finge di ridere, in mille fuochi d’artificio spreconi e vacui a cui ognuno, a turno, non si sottrae (per non essere da meno del precedente). Ed io ne conto cinque a settimana.
Giochi di fuoco anche tra un’opposizione che prova a fare il mestiere con dedizione e confusione e nuovi amministratori che ingiuriano i precedenti, anche i validi del più recente e antico passato, calpestando così il senso e l’eleganza del riconoscimento e della missione a cui sono chiamati. Indisposti, almeno per ora, ad additare tra le proprie fila quelle figure che la semplicità vorrebbe chiamate inadeguate. Anche l’onestà lo vorrebbe.
Parvenu in processione, non solo nella novena, oggi più che mai sfilata.

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