GdS: “Nessuna irregolarità, assolto titolare di un’agenzia funebre”

Era sfociata in un processo l’aspra concorrenza tra due agenzie di onoranze funebri castelbuonesi. Presunte minacce il reato di cui era accusato Angelo Madonie, dell’agenzia «Le Madonie»; adesso però il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Termini Imerese lo ha assolto con formula piena, «perché il fatto non sussiste». A dare la notizia è stato ieri il giornalista Giuseppe Spallino, con un articolo uscito nel Giornale di Sicilia, di cui riportiamo di seguito una sintesi.
I fatti oggetto del procedimento penale iniziano il 3 maggio 2013, quando, in occasione di un funerale, il Madonia si sarebbe rivolto al sindaco Antonio Tumminello, alla vice segretaria comunale Patrizia Sferruzza e al comandante della polizia municipale Salvatore Failla per fermare il corteo funebre al fine di «consentire l’esecuzione di controlli volti ad accertare presunte irregolarità da parte della “Eden” nel trasporto della salma».
La «Eden» è una delle tre agenzie di onoranze funebri che c’è nel paese madonita e in quel periodo era sprovvista del carro funebre, per cui era costretta di volta in volta a rivolgersi ad altre agenzie del territorio madonita per completare il servizio. Così, l’indomani del funerale, Madonia avrebbe fermato uno dei titolari, Antonio La Grua, e gli avrebbe detto «con voce alterata che “Le Madonie” avrebbe dovuto eseguire i trasporti funebri anche per conto di “Eden”», aggiungendo: «Dobbiamo fare come si fa a Bagheria?». E alla domanda del La Grua su cosa si faccia a Bagheria il Madonia avrebbe risposto: «Si fa una telefonata…».
Queste sono alcune delle circostanze denunciate dai titolari della «Eden»: Pino Zito, Mario Gentile, Antonio La Grua e Natale Turrisi. Ma al processo, che si è svolto con il rito abbreviato davanti al gup Angela Lo Piparo e in cui i denuncianti non si sono costituiti parte civile, non sono state ritenute veritiere. Tant’è che a chiedere l’assoluzione dell’imputato, che era difeso dall’avvocato Giovanni Condello, è stato lo stesso pubblico ministero.
«Non vi sono altri elementi – scrive il giudice Lo Piparo nella sentenza – che consentano una più completa ricostruzione della vicenda e del contesto nell’ambito del quale i fatti sono maturati». Inoltre, «l’affermazione dell’imputato, per come riferita, appare generica e non sembra condurre la controparte ad una scelta obbligata».

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.