GdS. Pizzo chiesto a due pastori. L’imputato ammette la tentata estorsione

Segnaliamo la notizia apparsa ieri sul Giornale di Sicilia in merito al tentativo di estorsione da parte di un castelbuonese ai danni di due pastori, padre e figlio.

L’uomo, vicino di casa dei due pastori, ha ammesso il reato durante il processo con rito abbreviato davanti al gup di Termini Imerese Claudio Emanuele Bencivinni, come scrive il giornalista Giuseppe Spallino. La vicenda risale al gennaio del 2019, quando una famiglia di pastori ha ricevuto una lettera, scritta in stampatello, che intimava loro di pagare un pizzo di 500.000 euro “se volevano continuare a lavorare”.

Le indagini – che sembravano in un primo momento andare in un vicolo cieco – hanno subito una svolta quando il maresciallo Maggiore Ernesto Nese ha appreso che la famiglia aveva avuto degli screzi proprio con il vicino di casa. Una perizia calligrafica (la lettera minatoria è stata confrontata con una denuncia di smarrimento presentata in precedenza dall’uomo) ha portato all’identificazione del colpevole, che ha infine ammesso l’atto.

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