Genchi: “L’attacco di Iannuzzi su Panorama: un attestato di perbenismo”

Il “nostro” Vice Questore Gioacchino Genchi ci richiede la pubblicazione di un articolo in risposta al senatore / giornalista di Panorama Raffaele Iannuzzi. Accogliamo l’idea e ringraziamo per l’attenzione e la stima dimostrataci in questo periodo. Chiaro, che non possiamo non ricambiare con estrema convinzione.Senatore Raffaele Iannuzzi (detto Lino), noto che già, per la seconda volta, sono diventato il suo bersaglio preferito.Dopo la pubblicazione del suo articolo sull?ultimo numero di Panorama (08-11-2007-15-11-2007), fra i tanti, mi ha chiamato pure un alto magistrato, con cui ho lavorato per anni a Palermo e che non sentivo da tempo. Mi ha detto: «Genchi, non si scoraggi. Essere attaccato da Iannuzzi è il più lusinghiero attestato di perbenismo che le poteva giungere». Per delicatezza non faccio il nome del magistrato, ma sono sicuro che, primo o poi, si farà sentire lui. Ecco perché mi accingo a risponderle sul blog, visto che non sono collegato a nessun gruppo editoriale.Nel mio blog – per di più – non ho nemmeno problemi di spazio, come forse ce li ha lei nel suo giornale, dove la trovo sempre più ristretto. Io, di certo, non so usare la penna come la usa lei. Lei scrive benissimo, persino le diffamazioni.Forse è anche per questo che, dopo diverse condanne giudiziarie, l?hanno pure graziata.Nulla da eccepire sulla “grazia”. Concordo pienamente sul fatto che nessuno debba andare in carcere per le proprie idee, comunque le abbia professate, anche diffamando, in modo ignominioso, magistrati e servitori dello Stato.Sul mio conto, però, penso proprio che non ci ha azzeccato.Non è stato capace nemmeno di fare satira.Accostarmi a Tommaso Buscetta non ha fatto ridere nessuno.A parte la boutade su Travaglio e su Santoro – che ho capito ancora meno del resto dell?articolo – la ringrazio di non avermi quanto meno attribuito alcuna appartenenza politica, o padroni in alto loco.Si vede che sul punto le sue ?veline? erano aggiornate.Sul resto, mi creda, l?hanno proprio portata fuori strada.Posso pure intuire il perché.Ebbene è proprio il caso che io le precisi ? ove lei avesso scritto quelle cose in buona fede, solo perchè male informato – che nella mia vita e nel mio lavoro non ho mai installato, ceduto, detenuto, acquistato, noleggiato, ricevuto ed in qualunque modo maneggiato, attrezzature, impianti, apparecchiature, congegni (singoli o assemblati), in qualunque modo utilizzabili o utilizzati per attività intercettiva e/o captativa, di dialoghi, conversazioni telefoniche, immagini, suoni, o altro.Nella mia vita non ho nemmeno mai altresì eseguito – né come consulente, e nemmeno come Funzionario di Polizia – una sola (che si dica una!) intercettazione telefonica, o ambientale.A mala pena, a casa mia, ho qualche volta inavvertitamente alzato il telefono dello studio, non curandomi che mia moglie parlava con sua madre, dall?altro telefono in parallelo, della cucina.Non ci ho capito niente lo stesso: parlavano in sloveno.Nel mio lavoro ho solo analizzato dati processuali, trascrizioni, intercettazioni ed altro materiale investigativo, preventivamente acquisito agli atti dei procedimenti penali, su disposizione e sotto la direzione del Pubblico Ministero e con il controllo e l?autorizzazione del Giudice.A proposito della tanto enfatizzata disponibilità di «dati», che avrei accumulato negli anni, vedo proprio che lei – egregio senatore – ha con l?informatica (e forse anche coi processi), lo stesso rapporto che ho io con la panca degli addominali.Se solo si sforza a considerare in cosa è consistito ed in cosa consiste il mio lavoro – come risulta dai processi in cui ho partecipato – in venti anni ho trattato molto meno «dati» (tabulati, verbali, intercettazioni, ordinanze, sequestri ed altri atti processuali), che un modesto studio legale acquisisce legittimamente in un anno (fra cui anche quelli allegati alle mie relazioni), con le semplici ostensioni documentali, successive al deposito degli avvisi di conclusione delle indagini.Questo tanto per quanto riguarda gli studi legali di difensori titolati, che gli avocati che si limitano alle difese d?ufficio ed ai gratuiti patrocini.In più, ci sono migliaia di consulenti e di periti, che in Italia fanno pressappoco il mio stesso lavoro (ad esempio con le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche), e trattano dati, brogliacci, trascrizioni e tabulati, mille volte più numerosi di quelli che io, invece, mi limito solo ad analizzare.Mentre gli altri consulenti e periti riescono a fare cento consulenze, io – a mala pena – ne finisco una.Questo perché io non copio, non sento e non trascrivo nulla.Mi limito solo ad elaborare ed analizzare quello che gli altri hanno sentito, scritto e riportato nei verbali.Ma le dirò di più. Subito dopo il deposito delle mie relazioni ai magistrati, le mie consulenze diventano pubbliche.Gli avvocati si fanno le copie e le assicuro ci fanno le pulci.Al processo arriviamo coi loro computer e li avviene il confronto e la discovery completa dei «dati».Mi vuole dire dov?è il mistero in tutto questo?Forse io tratto «dati» che non potrei analizzare e valutare per conto del P.M. e gli avvocati sì, per conto dei loro assistiti?E se cosi fosse che me ne farei, senza poterli validamente utilizzare nel processo?Dopo le indagini ed i dibattimenti i tanto temuti «dati» di cui le parla, vengono versati agli uffici giudiziari, che ne hanno ordinato, diretto e controllato le acquisizioni.A me rimangono le relazioni, per le quali assumo lo status di testimone per tutta la vita.Su una perizia fatta per il Tribunale Militare di Palermo, ho deposto per quasi cinque anni in tutti i Tribunali Militari italiani e le Corti d?Appello Militari, che se la erano scambiata, in centinaia di altri dibattimenti, su imputati concorrenti col primo, di cui solo mi ero occupato (si trattava dell?indagine sulle truffe militari dell?Hotel Eton, di Roma).In diversi processi di omicidio, di mafia e di droga, con le mie consulenze e le perizie, si sono ribaltate le sorti di imputati innocenti, detenuti in carcere per anni.Potrei fornirle una lunga sfilza di sentenze, di ordinanze, confermate in vari gradi di giudizio, che hanno dato libertà ed assoluzione ad indagati ed imputati, ingiustamente detenuti in carcere, ingiustamente accusati e ingiustamente condannati.Tutto questo, anche se dispiace, attiene alla fisiologia e non alla patologia del processo penale, in uno stato civile e democratico.Stupirsene e pretendere una giustizia del ?doppio binario? ? una per i semplici, un?altra per i potenti ? attiene a chi non crede nei principi costituzionali dell?uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e del giusto processo, in base ai quali sono state emesse le pronunce giurisdizionali, che mi sono permesso di richiamare alla sua attenzione.Sono certo che quelle letture la farebbero riflettere prima di scrivere certe cose, se ancora si ritiene un giornalista libero, che risponde alla propria coscienza ed alla verità, come faccio io nel mio lavoro.Sì, perchè il suo mestiere di giornalista, come il mio di consulente, pur essendo molto diversi, se svolti correttamente, alla fine dovrebbero portare allo stesso risultato: la ricerca e l?affermazione della ?VERITA?!A proposito dei «dati» delle mie consulenze e delle mie perizie, si vada a vedere pure i tanti processi di Appello in cui ho svolto gli incarichi, ribaltando la posizione di imputati ingiustamente condannati o erroneamente assolti.Non le accenno ai processi di ?revisione?, forse perché il termine le potrebbe risultare difficile.Comunque ci sono anche quelli nel nostro ordinamento processuale, che è uno dei più civili di tutto il mondo.In tutto questo, nel fare solo il mio lavoro, io sarei addirittura un pericolo per la democrazia e per la privacy.Qualcuno forse ha mai forse censurato gli avvocati, che legittimamente acquisiscono e trattano gli stessi «dati» dati dei processi, in misura assai maggiore di quanto faccia io col mio lavoro?L?unica differenza è che io faccio questo solo per conto dei Pubblici Ministeri e dei Giudici, nel pieno rispetto della legge e sotto il controllo dei difensori degli imputati e delle altre parti processuali.Perché lei lo sappia, nessuno – tranne le inevitabili eccezioni difensive – ha mai eccepito nei processi la correttezza sostanziale e formale del mio operato.Al più, il mio dispiacere è quello di non avere mai potuto approntare il mio lavoro nell?interesse delle difese, essendo un Funzionario della Polizia di Stato, sebbene in aspettativa non retribuita.Già, perché lei – forse – non sa che io, per fare il mio lavoro di consulente dell?Autorità Giudiziaria, ho rinunciato allo stipendio ed ad una florida carriera in Polizia.In fondo ho servito solo e soltanto lo Stato.Ho lavorato per la ?GIUSTIZIA?, cercando solo e soltanto di ricercare e di affermare la ?VERITA??.Sono rimasto sempre nell?ombra e non ho mai cercato la ribalta.Vivo di poco con la mia famiglia ed i miei pochi (ma buoni) amici.Nel fare il mio lavoro non ho mai guardato in faccia nessuno, ma non per questo mi sono considerato un ?Robin Hood?, solo perché stavo indagando sui potenti.Ho avuto sempre rispetto degli indagati e degli imputati, vuoi che si trattasse degli extracomunitari, dei profughi e degli scafisti di Lampedusa; vuoi che si trattasse di mafiosi, rapinatori ed assassini; vuoi che si trattasse di soggetti che rivestivano lo status di Presidente del Consiglio dei Ministri (e non mi riferisco solo a Prodi!).In questo non mi sono nemmeno lasciato condizionare dalla scelte processuali dei Pubblici Ministeri che mi avevano conferito gli incarichi e gliene posso fornire tangibili conferme.Provi ad informarsi e vedrà in quante occasioni le mie consulenze sono giunte a risultati diametralmente opposti, a quelli a cui erano giunti i magistrati, prima di conferirmi gli incarichi.Grazie al mio lavoro molti imputati (anche detenuti) sono stati assolti ed altri soggetti – che nemmeno erano indagati – sono stati riconosciuti colpevoli e condannati.Egregio senatore Iannuzzi, chi l?ha imboccata contro di me non le ha nemmeno detto che, nel lontano 1998, ho svolto una consulenza tecnica per conto di quei Pubblici di Ministeri di Palermo, che per tanti anni mi hanno preceduto come suoi bersagli preferiti.In quel procedimento era indagato il senatore Marcello Dell?Utri.Dei pentiti lo avevano accusato di avere ordito un complotto calunnioso contro altri pentiti, per delegittimare il lavoro dei magistrati che lo indagavano.La Procura aveva svolto delle indagini ed alla fine aveva chiesto al GIP una ordinanza di custodia cautelare in carcere per il parlamentare.Il GIP di Palermo – rilevati i presupposti – aveva ordinato la cattura del senatore Marcello Dell?Utri, che però non poteva essere arrestato, in quanto parlamentare in carica.Richiesta l?autorizzazione al Parlamento, non fu concessa.Solo per questo Marcello Dell?Utri non è andato in prigione.Al processo la situazione non era mutata, rispetto alla richiesta cautelare, eccetto l?aggiunta delle dettagliate relazioni e degli elaborati della mia consulenza che, frattanto, avevo ultimato.Dopo diverse udienze e scambi di battute, fra accusa e difesa, alla fine il senatore Marcello Dell?Utri è stato assolto.Alla base della sentenza – che la invito a leggere – un forte dubbio del Tribunale di Palermo, sulla prova della sua colpevolezza, che proprio la mia consulenza aveva chiaramente messo in luce, datando l?epoca dei contatti del parlamentare con i pentiti, in un momento assai successivo alla pianificazione del complotto fra di loro, che pure c?è stato.Anche lì ? caro senatore – non ho avuto alcuna esitazione ad affermare la verità, per qulla che era, come sempre ho fatto in tutti i processi.Poco mi sono curato di quelle che erano le tesi o le aspettative dei Pubblici Ministeri, che mi avevano conferito gli incarichi, di fronte all?evidenza delle risultanze, che avevo contribuito ad acquisire, ad analizzare ed ad esporre al dibattimento.Proprio in quel processo – i magistrati di Palermo sono stati ancora più corretti e leali di me – fino al punto da far riammettere al dibattimento quella consulenza, che era stata tanto osteggiata ed in un primo tempo estromessa, proprio a richiesta della difesa di Dell?Utri.Alla fine il senatore Marcello Dell?Utri è stato assolto.I pubblici ministeri hanno proposto appello.Poco mi interessa l?esito definitivo di quel processo. Io ho soltanto fatto il mio dovere, con rispetto assoluto di tutte le parti processuali: dai magistrati che mi avevano conferito l?incarico, fino ai giudici del Tribunale, ai bravi difensori di Dell?Utri che sono riusciti a farlo assolvere, ed allo stesso imputato. Sfido chiunque a dimostrare il contrario, in questo come in tutti gli altri processi a cui ho partecipato, anche quando alla sbarra vi erano anche sanguinari assassini e boss di ?Cosa Nostra?.Forse lei non sa, caro senatore, che chi nella vita ha indossato la toga di avvocato, anche per poco, non potrebbe ragionare in modo diverso, qualunque altro lavoro fosse chiamato a fare nella vita.Io quella toga non l?ho buttata alle ortiche e la guardo sempre con molta ammirazione e pari rispetto, tutte le volte che apro il mio armadio dove è custodita.Allo stesso modo e con pari rispetto guardo alle altre ?toghe?, di quanti con onestà e professionalità lavorano correttamente nell?apparato giudiziario, dagli avvocati ai pubblici ministeri, dai giudici a i presidenti dei collegi, fino ad arrivare ai cancellieri ed agli ufficiali giudiziari, che assistono ai lavori delle udienze.Ecco perché altri imputati ?eccellenti? ? fra cui l’onorevole Salvatore Cuffaro ? dopo avermi attaccato pesantemente (e pure in Parlamento il suo partito) oggi si difendono utilizzando le mie relazioni di consulenza ed i testi delle mie deposizioni al processo, come si è visto nella trasmissione su ?La 7? con Ferrara, a cui ? ironia della sorte – ha partecipato pure lei.Quando Cuffaro ha parlato di me in quella trasmissione, forse lei era distratto dalla necessità di dovere attaccare a tutti i costi i magistrati di Palermo. Forse non si è nemmeno accorto di quello che ha detto su di me e sul mio lavoro. Ferrara, invece, se ne è accorto bene ed ha pure commentato, anche se con sotile ironia.Questi ? con ironia o con satira, comunque li voglia considerare – sono fatti senatore, non parole!Legga le mie consulenze, i verbali delle udienze, le ordinanze e le sentenze e vedrà.Se dopo quello che le ho detto, lei pensa ancora di me le stesse cose che ha scritto, faccia pure.Non mi accosti, però, a Tommaso Buscetta. La prego.Non mi appartiene né per storia, né per età, né per mestiere.Ognuno di noi ha la sua storia. Ognuno di noi è la sua storia.Nel mio lavoro non ho mai avuto a che fare coi pentiti e non mi sono mai innamorato dei pentiti.Diffidi molto da chi le ha passato la ?velina? sul mio conto, visto che le ha nascosto, quello che ho fatto io, proprio con riguardo ad uno storico pentito, che vedi caso faceva il palio con Buscetta.A parte quella vicenda ? che può approfondire sul mio blog ?Legittima difesa? (http://gioacchinogenchi.blogspot.com/) ? sono molte altre le occasioni in cui mi sono occupato di ?pentiti?.Sono stato chiamato a riscontrare le loro dichiarazioni e in molti casi, col mio lavoro, li ho anche sbugiardati, fatti arrestare e condannare.In altri casi le dichiarazioni dei pentiti sono state valorizzate ed arricchite con tanti e tali riscontri esterni che, alla fine, nei processi, non c?è stato nemmeno bisogno di sentirli. Sono bastate le mie relazioni e le mie testimonianze, per far condannare gli imputati.Non ho mai ragionato, o agito per ?pentito preso? e con me hanno fatto sempre la stessa cosa, i magistrati al cui servizio ho lavorato.Di tutto quello che dico posso darle contezza – come gliela darò – nel giudizio per danni che mi accingo ad intraprendere contro di lei ed il suo giornale, che in questo ha dimostrato assai poca accortezza, nell?ospitare il suo articolo.Residua il fatto che l?unica cosa perché io possa restare un ?pericolo?, è data dal fato che sono un uomo libero, indipendente e mi consenta anche coraggioso.Non ho tessere di partiti o associazioni, e l?unica iscrizione che riporta il mio nome ? a parte il campanello del citofono di casa ? è quella di Slow Food.Per il resto non sono iscritto nemmeno sull?elenco telefonico.Credo nelle mie idee e nello Stato di Diritto.Credo in una ?giustizia giusta? ed in un ?processo giusto?, che non sia la risultanza dei clamori dei fan dei magistrati, né, tanto meno, di quelli che li attaccano e li denigrano, pensando di avvantaggiare i propri amici imputati.A parte il ruolo che lei si è dato in questi anni – di censore di giudici, pubblici ministeri e servitori dello Stato onesti – è proprio nei danni sostanziali che ha fatto agli imputati eccellenti (che ha pensato di difendere), che rilevo il suo principale attacco dannoso alla ?giustizia?.I suoi articoli hanno avvelenato troppi processi e vicende giudiziarie, come l?ultimo ingresso a gamba tesa, che ha fatto sulla vicenda che mi riguarda e che ancora non ho capito.Non so chi o cosa lo ha spinto, ma sicuramente a sbagliato se era in buona fede.Comunque ha agito mi ha offeso profondamente, in un giornale che leggo da tanti anni ed a cui sono abbonato sin dai tempi di Giuliano Ferrara.Per uno che di indagini e di processi ne ha visti ormai tanti, arrivo anche a pensare che, probabilmente, nel passato, le sorti di qualche imputato – se non ci fosse stato lei a difenderlo, nel modo come lo ha difeso – potevano essere ben diverse.Forse i suoi pezzi, con gli attacchi ai magistrati che li accusavano, avranno avuto un effetto placebo sugli imputati eccellenti, di cui ha pensato di assumere, in modo goffo, le difese.In questo penso pure sia stato di intralcio ai difensori, che meglio di lei cercavano di fare il loro lavoro, come lo hanno fatto egregiamente nelle aule di giustizia.Taluni di quegli imputati a cui mi riferisco, sono poi stati condannati, anche a tanti di anni di carcere, con delle sentenze che hanno trovato conferma nei diversi gradi di giudizio, nelle fasi di rinvio e persino in Cassazione.Le sue teorie sui complotti dei magistrati giustizialisti sono cadute, con le conferme definitive delle condanne di alcuni imputati.Con loro, in certi casi, è stato condannato pure lei, per avere diffamato i magistrati.Alcuni dei suoi ?difesi? oggi la possono solo leggere in carcere.Se erano innocenti ? come lei sostiene ? questo mi dispiace tanto.Può darsi che sbaglio, ma quanto meno il dubbio che lei sia stato poco accorto nel modo di difenderli è legittimo, visto che peggio di come gli è finita, non gli poteva finire.Spero non me ne vorrà, ma quello che le ho scritto è solo quello che penso.Se solo riflette al tempo che ho impiegato per scriverle questa lettera, potrà meditare di quanto io sia convinto delle mie idee, anche se più volte nella vita, meri calcoli opportunistici, mi avrebbero portato a fare e dire cose diverse, che non ho fatto e non ho detto, pagando gravi conseguenze.Con questo la saluto e spero vorrà pubblicare quanto ho scritto, a rettifica delle gravi offese che mi ha rivolto.Gioacchino Genchi

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