Gli spaghetti inventati dai pastai di Termini

[LAVOCEWEB] La pasta è nata in Sicilia. Un’affermazione che scaturisce dallo studio di antichi documenti, alcuni dei quali testimoniano la presenza del primo rudimentale pastificio in una zona compresa tra Termini Imerese e Trabia. Questa documentazione sarà oggetto della mostra «Il Romanzo della pasta Italiana» che verrà inaugurata venerdì 28 novembre alle ore 18.00, nei locali dell’Associazione Dictinne Bobok di Palermo, in via Enrico Albanese 7. In esposizione ci saranno anche immagini, disegni, lettere e alcune tavole di vari progetti in originale. Tra questi, anche il progetto delle Officine meccaniche italiane-reggiane per la costruzione del molino Russo di Termini Imerese, datato 1940, la cui storia è molto particolare. Documenti contabili in originale, che attestano pagamenti dell’epoca, ma anche le prime scatole di cartone del peso di una libbra (453,6 grammi), con cui veniva confezionata la pasta in attesa di essere spedita oltreoceano, e i sacchetti di cotone per il confezionamento delle pastine.
La mostra è stata realizzata in collaborazione con Aliveris (società che detiene il brevetto di questa pasta il cui unico produttore al mondo è il pastificio Filiberto Bianconi) e con l’archivio digitale reggiane presso l’Unimore. Il brevetto internazionale è stato ottenuto grazie ai ricercatori Carlo Clerici e Kenneth Setchell. La mostra resterà aperta anche sabato 29 (dalle 10 alle 12 e dalle 17.30 alle 19.30) e domenica 30 novembre (dalle 10 alle 13), con ingresso gratuito.
Venerdì 28 novembre alla cerimonia di apertura interverranno Marisa Russo, presidente dell’associazione Dictinne Bobok, e la professoressa Maria Antonietta Spadaro, noto architetto e storico dell’arte. A ripercorrere le origini della pasta italiana sarà Nunzio Russo attraverso la presentazione di un power point, prima del quale la professoressa Francesca Caronna parlerà del romanzo “La Voce del maestrale” dello stesso Russo. Si tratta della prima opera letteraria dell’imprenditore nato a Termini Imerese nel 1960 e discendente da una famiglia di produttori industriali di pasta siciliana. Nel suo romanzo, che lo scorso settembre ha vinto il premio Elmo 2014 – Sezione scrittori – di Rizziconi (Reggio Calabria), l’autore traccia un affascinante percorso storico della pasta alimentare che si srotola attraverso le vite dei personaggi.
Una storia di “pasta, amore e fantasia” in una Sicilia immutabile e fuori dal tempo, dove il lavoro, la fatica e le tradizioni sono l’alimento fondamentale di una famiglia di pastai e di un territorio che ha assistito all’ascesa e anche al declino.
I ricercatori danno notizie di questo prodotto unico nella storia della scienza alimentare fin dal 1154 con gli scritti del geografo arabo Al Idrisi, ovvero cento anni prima della nascita di Marco Polo, da sempre considerato colui che ha scoperto questo alimento in Cina e l’ha poi diffuso in Occidente. Al Idrisi, scrivendo “Il Libro di Ruggero”, parla di una località in cui si fabbricava una grande quantità di paste (Yttriyya) da esportare persino in paesi musulmani e cristiani.
La pasta di Termini Imerese non conobbe sosta, arrivò in America a metà dell’800 quando nella cittadina siciliana erano tanti i pastai e i mugnai. Questo spaccato di vita è raccontato ne “La Voce del Maestrale”, che cerca di risolvere la storica disputa tra Trabia e Termini Imerese per la primogenitura dello spaghetto.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.