“I falsi proclami di Londra 2012, l’arte bruciata e l’infausto destino dei vigili urbani.”

Nel 2012 a Londra si svolgeranno le Olimpiadi annunciate come le più etiche della storia. Il comitato organizzatore ha imposto la sottoscrizione di un accordo etico (ETI ? Ethical Trading Iniziative), in cui tutte le aziende partner si impegnano a corrispondere salari superiori almeno del 20% rispetto allo stipendio minimo nazionale e la tutela di tutti i diritti sindacali di base. Il quotidiano inglese The independent però ha subito sbugiardato i buoni intenti, visitando le fabbriche indonesiane in cui l?Adidas (partner ufficiale dei giochi) produce la stragrande maggioranze dei capi e delle calzature, trovando pessime condizioni di lavoro, salari inferiori ai 50 centesimi l?ora, straordinari non pagati, punizioni al non raggiungimento degli obiettivi e addirittura il licenziamento in tronco per chi compia attività sindacali. Di etico ben poco insomma. Nelle fabbriche visitate dalla giornalista del The independent non si ha la minima idea di cosa possa essere l?ETI, tanto più che fino a Febbraio esisteva la traduzione solo in mandarino. Considerazioni analoghe possono essere fatte in seguito alla scelta di utilizzare quale sponsor ufficiare dello Stadio Olimpico la multinazionale farmaceutica Dow Chemical, responsabile del disastro di Bophal in India. Alla luce di questo, nonostante sia lodevole anche solo porre l?attenzione su determinate problematiche in un occasione prestigiosa come l?Olimpiade, resta il fatto che esiste una parte di mondo che basa i suoi consumi  sullo sfruttamento di un?altra parte di mondo considerata a torto inferiore, o quantomeno non meritevole del riconoscimento dei medesimi diritti, e così avviene non soltanto durante le Olimpiadi, ma tutto l?anno e così sarà fin quando questo fragile equilibrio verrà spezzato.

Tra le tante esternazioni che rendono l?arte contemporanea per i non addetti ai lavori nient?altro che stravaganza, si possono raccontare innumerevoli performance criticate dai puristi dell?arte, anche se mai si era arrivato al punto di dover bruciare un?opera, un quadro nella circostanza. In verità, seppur l?atto piromane ha avuto luogo all?interno di un museo di arte contemporanea, il CAM di Casoria, e l?artefice sia il direttore del museo, Antonio Manfredi, con il benestare dell?artista, la francese Séverine Bourguignon, si tratta di una forma di protesta, se vogliamo la forma più estrema, in cui per salvare l?arte si sacrifica l?arte, nel vero senso della parola. A detta del direttore, il museo è a rischio chiusura da svariati anni, tutti gli enti preposti hanno fatto orecchio da mercante alle insistenti richieste e il bruciare un?opera è l?atto estremo, l?ultimo tentativo disperato di cercare di attirare le attenzioni su una situazione di crisi del settore artistico che riguarda Casoria, come anche tante altre realtà nel resto dell?Italia. Dopo il primo quadro ?sacrificato?, toccherà via via agli altri, se nel frattempo non verrà preso nessun provvedimento. Sembra esservi però un barlume di speranza, date le attenzioni che stanno arrivando dal mondo del giornalismo e dagli altri artisti italiani, che sembrano aver preso a cuore la questione e che si sono interessati in maniera diffusa del caso in questi giorni. Forse finalmente qualcuno presterà ascolto al CAM e non sarà necessaria alcuna altra dimostrazione eclatante per denunziare la tragica situazione dei musei d?arte contemporanea in Italia.

Chiudiamo la pagina odierna parlando di vigili urbani e di quanto a volte non ci rendiamo conto della difficoltà che incontrano nel loro lavoro. Spesso insultati e odiati da automobilisti e comuni cittadini, sono un facile bersaglio su cui riversare tensioni e rabbie represse, ingiustizie percepite e odio misantropico. In Vietnam, ad esempio, un autobus ha trascinato per quasi un chilometro, attaccato al proprio tergicristalli, un vigile urbano reo di aver chiesto la patente all?autista e di aver minacciato di rilasciare una multa per un?irregolarità. A Ciampino, invece, un automobilista ha ricevuto una multa di 500 Euro, sei punti in meno sulla patente e la sospensione di un mese del permesso di guida, per aver guidato a 103 Kilometri orari, in un tratto stradale dove il limite consentito era 60. La sua sfrecciante Audi A4 era stata immortalata sulla via Appia Nuova, dagli autovelox posizionati dal locale comando dei vigili urbani. Normalmente la reazione di chiunque sarebbe di rabbia, disapprovazione, ira e forse almeno in un primo momento lo è stato anche per lui, ma fatto sta che dopo qualche giorno ha inviato una lettera al comando in cui si ringraziava e apprezzava il lavoro fatto dai vigili urbani, nell?interesse di tutte le persone. Un gesto onesto e una bella gratificazione per chi, ogni tanto, viene subissato di insulti e denigrato solo per aver fatto il proprio lavoro.

OltreFiumara per oggi si chiude così, cogliendo l?occasione per ringraziare gli assidui lettori che ogni settimana non mancano l?appunto fisso con la nostra rubrica di informazione dal mondo.

?Oltre Fiumara ? Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.?