I parlamentari del PD non pagano e 13 persone perdono il lavoro.

Questo particolare momento della storia politica del nostro paese ha un solo grande protagonista: Matteo Renzi. Presidente del Consiglio nominato con riserva e poi “formalizzato” con le ultime elezioni europee. Il suo successo personale ha trainato dietro di sè il partito di cui è segretario: il Partito Democratico. Il PD è nella sua stagione d’oro, vince tutto. Non preoccupano più di tanto le piccole scaramucce interne, con i civatiani che reclamano una spinta più a sinistra e vengono trattenuti a stento anche usando le maniere forti, se è il caso. In generale comunque sono al potere, sia a livello nazionale, sia, in Sicilia, a livello regionale. Già da tre anni il presidente regionale è Rosario Crocetta, espressione del PD, anche se con qualche disaccordo. Ogni consigliere comunale, sindaco, assessore, parlamentare regionale e nazionale al momento della candidatura si impegna a versare al partito, se eletto, il 15% in media della retribuzione percepita. Tra incomprensioni, litigi e ripicche, nessuno ha tirato fuori un Euro ed oggi la sede palermitana di via Bentivegna chiude per uno scoperto di 500 mila Euro, mettendo in cassa integrazione 13 dipendenti: tre operai, otto impiegati e due giornalisti. Crisi finanziaria ma non politica quindi. Nello specifico si tratta di un incrocio di accuse tra assessori e parlamentari i quali si sospettano vicendevolmente di disparità di trattamento. Uno dei morosi è Corradino Mineo, ex direttore di RaiNews e protagonista della cronaca politica per i recenti dissidi interni al partito, l’unico che ha rilasciato una dichiarazione sul tema: “mi hanno pregato per farmi candidare. Poi ho scoperto che dovevo pagare una specie di pizzo per essere messo in posizione utile. Se avessi saputo prima di questo mercimonio, avrei rifiutato il posto”. Quando finalmente smetteranno di litigare si capirà se potranno rinunciare a parte del loro di certo troppo lauto compenso. Non che voglia sembrare qualunquista, ma l’entità degli stipendi e dei vitalizi è davvero vergognosa. Sarebbe il caso di rinunciare a una bella percentuale, ma non per metterla a disposizione del partito, proprio per lasciarla nelle casse dello Stato. Consapevole dell’improbabilità che ciò avvenga, quantomeno sarebbe carino se mantenessero le promesse, rispettassero il regolamento e evitassero che della gente, per i loro capricci, perda il lavoro.

Con questo è tutto, appuntamento alla prossima settimana.

“Oltre Fiumara. Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.”

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