“Il bambino che fuma erba e il prete che non celebra il funerale del mafioso.”

A volte capita di stupirmi per delle cose che dovrebbero essere ovvie. Ma siccome molte volte in passato non è stato così, ecco che la notizia di un prete che si rifiuta di celebrare un funerale ad un mafioso ha una certa rilevanza e regala anche una ventata di speranza. Per di più il prelato ha agito in simbiosi con il vescovo, Francesco Montenegro, monsignore della diocesi di Agrigento. In passato suoi illustri colleghi sono stati capaci di atteggiamento omertoso, copertura di latitanze, celebrazione di eucarestia esclusive per i boss, negazione dell’esistenza della mafia fino ad arrivare al caso più eclatante di padre Agostino Coppola, arrestato per mafia nel 1976. Tutti fatti poco edificanti per la chiesa siciliana che avrebbe potuto essere guida ed esempio per il riscatto dei siciliani onesti. A Siculiana invece, in occasione della morte del potente boss Antonino Gagliano, il boss è stato liquidato con una benedizione sommaria e poi tutti via, niente celebrazioni e funerali in pompa magna, creando di fatto un interessante precedente. Parlando del rapporto tra chiesa e mafia è però doveroso ricordare altri illustri esempi che stridono con gli atteggiamenti conniventi e complici e di cui di certo monsignor Montenegro si ispira nella sua opera pastorale, su tutti papa Giovanni Paolo II che tuona dalla valle dei templi chiedendo ai mafiosi di pentirsi e padre Pino Puglisi, martire della lotta alla mafia che ha dedicato la sua vita all’insegnamento della legalità e del rispetto della dignità umana. Mi piace ricordarlo proprio adesso, nel periodo in cui si è dato inizio al processo per la sua beatificazione.

Un bambino di 8 anni è stato portato in ospedale perché accusava conati di vomito e mal di testa. Mai i genitori avrebbero potuto pensare si trattasse di marijuana. Infatti gli accertamenti fatti mostrano un’eccessiva quantità di sostanza stupefacente, che ha svelato le cause del malessere. Adesso, quello che mi chiedo è come cavolo è possibile che un bambino ad 8 anni fumi erba. Posso capire che ad un matrimonio beva per sbaglio del vino e con mezzo bicchiere si sbronzi, oppure che la mamma abbia lasciato una sigaretta sul posacenere e di nascosto abbia fatto un tiro e si è sentito leggero per un pò. Ma farsi una canna d’erba comporta ben altro: conoscere un pusher, avere cartine lunghe, saper rullare. In tutti i casi i carabinieri stanno indagando sulle modalità di assunzione. Magari potrebbe anche darsi che semplicemente abbia ingerito del fumo passivo, in quel caso mi pare assurdo che qualcuno possa portarsi dietro un bambino di 8 anni mentre fuma erba. Intanto per fortuna sembra che il bambino si sia ripreso. Da ora la mamma si spera starà più attenta alla frequentazioni del figlio.

In conclusione volevo raccontarvi di una bella storia in tempi di crisi. Il fatto narra di un disoccupato che, avendo una moglie e due figli da sfamare, si è trovato costretto a rubare spesa e pannolini in un supermarket a Siena. L’uomo, non essendo ladro di professione, è stato beccato dal titolare che però non ha avuto reazioni spropositate, anzi ha capito la situazione e ha chiamato la polizia senza voler sporgere denuncia ma solo per chiarire la situazione. A quel punto, vedendo che la spesa consisteva in beni di prima necessità, omogeneizzati e pannolini, i poliziotti hanno deciso di pagare la spesa di tasca loro, risolvendo la questione e poi segnalando la situazione all’assistenza sociale. A conclusione di questa storia mi viene da pensare alla frase di una delle più belle canzoni di De Andrè, nella mia ora di libertà, che recita “ci hanno insegnato la meraviglia verso la gente che ruba il pane, ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame”.

Con questa citazione si chiude l’OltreFiumara di oggi, appuntamento alla prossima settimana.

?Oltre Fiumara ? Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.?