Il bandito e il campione, ma senza la bici.

Nella canzone “Il bandito e il campione” di Francesco De Gregori, un ladro di provincia compie furti in bicicletta e scappa più veloce delle guardie e persino più di Girardengo, campionissimo degli anni venti e suo amico d’infanzia. L’epopea del bandito anarchico Sante Pollastri finisce con l’arresto all’arrivo di una tappa vinta dall’amico campione, dopo una soffiata. La vicenda del bandito e il campione, mi riporta alla memoria una storia di cronaca dei giorni nostri: Abdel Azizi el Idrissi, 27 anni, atleta corridore marocchino, tenta uno scippo ad un semaforo ai danni di un motociclista. La vittima se ne accorge e grida “Al ladro!”. Comincia la rincorsa: il corridore in testa, dietro di lui un carabiniere, poi una pattuglia di vigili urbani e in coda il motociclista inferocito. La corsa si chiude con il carabiniere che acciuffa il ladro e lo arresta. Il giorno dopo c’è già il processo per direttissima.

El Idrissi ha vinto la maratona di Torino nel 2011, è stato undicesimo alle Olimpiadi di Pechino e si prospettava per lui una carriera brillante. Ma l’atletica in Italia paga poco e basta un periodo di poca forma per ridursi alla fame. Così il corridore marocchino per sopravvivere comincia a vendere le rose ai semafori. Poi, complice un carattere non facile e una forma fisica difficile da mantenere, la parabola dell’atleta volge al termine e si fanno sempre più rare le partecipazione alle gare. E così si fa di tutto per tirare a campare. Al processo, el Idrissi si difende dall’accusa di furto sostenendo che si era avvicinato con il solo intento di vendere le rose e, a causa degli insulti razzisti ricevuti, è scattata la lite con il motociclista. Ma non ha mai tentato di rubare il portafogli. In aula ha testimoniato dicendo: “Signor Giudice, io so correre. Corro e resisto alla fatica. Ma con la corsa non si vive. Ho vinto tante gare, i soldi sono pochi, non bastano. E allora, per cercare di fare la cosa più onesta possibile, arrotondo vendendo le rose per strada. Che male faccio?”.

Il giudice non gli ha creduto ed è stato condannato a 5 mesi e 200 euro di multa. Il giovane talento inespresso è rimasto desolato nella sua modesta casetta a Genova, nella città vecchia, in uno dei carruggi del centro storico. Forse non riesce a realizzare come sia stato possibile che si è fatto acchiappare, penserà ai chili di troppo, penserà di essere fuori forma e senza allenamento. In realtà è stata una questione di sfortuna, un po’ come la soffiata che ha incastrato Pollastri all’arrivo della tappa dell’amico Girardengo: è stato preso perché il brigadiere dei carabinieri Sergio Scupola, che lo inseguiva, è anche lui un maratoneta. Qualcuno deve dirlo a quel povero ragazzo!

Con questo è tutto, al prossimo giovedì.

“Oltre Fiumara. Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.”