Il bosco proprietà dei cinghiali? Il commento di un castelbuonese

Apprendiamo da Facebook e pubblichiamo il commento di Roberto Conoscenti corredato da un video amatoriale che mostra la situazione-emergenza dei cinghiali a Castelbuono.

“Io non avevo mai visto nulla di simile, i miei occhi stentavano a credere, più di 70 cinghialetti alle porte del paese, cosa aspettiamo a prendere provvedimenti seri, non bastano i danni procurati al parco al quale si tiene molto sulla carta (vietando di spostare una foglia alle persone) o aspettiamo che ci scappi l’incidente mortale? (Per poi fare a gara a dire (“io l’avevo detto” ed è colpa di quella amministrazione e non di quella) il bosco è diventato di proprietà dei cinghiali, chi avrebbe oggi il coraggio di farsi una passeggiata da solo nel bosco? Il bosco tramite l’ente parco e tutti i comuni potrebbe fruttare fior di danari all’intero territorio Madonita, potrebbe richiamare turisti da tutta Italia solo per le bellezze naturali che abbiamo! Potrebbe dare lavoro a centinaia di giovani e non solo, ma ci vogliono idee e competenze quelle che mancano a queste amministrazioni locali,Provinciali e Regionali.
Invece abbiamo un bosco sporco, pieno di immondizia ovunque, completamente lasciato nelle mani dei cinghiali e più in alto dai daini, nel sottobosco non cresce più nulla:funghi, piante e tante altre specie vegetali, i germogli delle nuove piante vengono distrutti,alberi sradicati,enormi massi vengono spostati e buttati sulla strada, intere pseudo-recinzioni abbattute a bordo strada, con il doppio costo per tutti noi!
Per esempio mi chiedo: se allo stato attuale delle cose, scoppiasse un incendio nel nostro bosco con la mancanza di prevenzione e di giuste scelte di manutenzione riusciremmo a salvare qualche albero secolare e qualche pezzo di fascia mediterranea che ci invidiano da tutto il mondo? La risposta è no e ve lo dice uno che non ne capisce nulla, quindi almeno in Sicilia dovrei fare il “forestale” o lavorare nella squadra antincendio.
Adesso chiedo ad ognuno di voi di fare il possibile affinché questo argomento venga trattato con la giusta attenzione ed importanza. Questa è EMERGENZA”.

 

1 commento

  1. Il grido di allarme di Roberto Conoscenti giunge nel momento di una eccezionale congiunzione astrale, avvenuta proprio sui cieli delle Madonie: i Sindaci dei Comuni che fanno parte del Parco delle Madonie, che quindi dovrebbero tutelare l’incolumità dei loro concittadini, oggi fanno parte pro tempore del Consiglio del Parco stesso. Cioè in questo momento della travagliata storia del Parco delle Madonie (e del complesso problema connesso ai conflitti di competenza tra autorità varie) la sorte della gestione dei suidi è nelle mani delle stesse persone, che potrebbero (o meglio… che possono, o meglio ancora…che devono) trovare le soluzioni più adeguate all’emergenza suidi, denunciata dalle popolazioni madonite.
    Non ci sono più scuse o pretesti per rinviare le decisioni, visto che i Sindaci sono a quel posto per decidere e non per discutere sul sesso degli angeli-suidi.
    Certo, abbiamo fortemente contestato il passo del Sindaco di Castelbuono che un anno fa (il 23 marzo 2013) organizzava un (…l’ennesimo) convegno di chiacchiere tra perditempo, che in conclusione rinviava allo studio di un “gruppo di lavoro” sine die, ben sapendo che sulla gestione dei suidi esistono innumerevoli linee-guida, emesse nel tempo da insigni istituzioni pubbliche, che aspettano solamente di essere applicate nei territori madoniti.
    Ancora una volta non serve gridare all’emergenza (sulle perdite economiche, sui danni alle attività agro-silvopastorali, sui pericoli di trasmissione di malattie infettive, sui possibili attacchi fisici agli esseri umani, su invasioni di animali selvatici affamati in zone periferiche degli insediamenti abitativi, ecc.), già tutto detto e ripetuto da anni.
    Occorre piuttosto gridare ai decisori pubblici di imboccare la giusta via secondo percorsi razionali:
    a) COPIATE in buon accordo le metodologie di gestione adottate dal mondo intero;
    b) leggete bene le norme e i vincoli della Regione Sicilia (che a quanto pare si preoccupano solo di “equilibri ecologici” non meglio specificati);
    c) trovate insieme le opportune soluzioni metodologiche indicate nelle numerose linee-guida;
    d) concordate un piano di interventi cost-benefit (…tra i vari sindaci ci sono tanti laureati in economia e sanno bene il senso di questo termine tecnico), in modo da non accampare scuse sulla solita questione dei fondi che mancano anche per le emergenze eco-socio-sanitarie; e infine
    e) FATE (imperativo del verbo “fare”, non plurale delle protagoniste cattive dei libri di favole). E fate adesso.
    Noi abbiamo gridato…speriamo che gli Amministratori non rimangano sordi ancora a lungo: qui non si può ancora scherzare perché i rischi-suidi, molto elevati, vanno a pesare ulteriormente su popolazioni afflitte da tante altre preoccupazioni.

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