Il busto di Tüköry scompare: vergogna alla palermitana

[BALARM – di CATERINA DAMIANO] Viene da pensare che il palermitano proprio non voglia fare pace con i suoi monumenti. Viene da pensare che non esista la possibilità, fondamentalmente, che chi abita in questa città possa avere rispetto per ciò che dovrebbe amare. Sono queste le conseguenze dirette della scoperta del furto del busto di bronzo di Lajos Tüköry, che nei giorni passati è stato sottratto dal Giardino Garibaldi.

Ritorna in mente la storia del giglio rubato a Santa Rosalia, perché alla fine è tutto riconducibile all’incontrollato furto alla palermitana, quello che non ha pietà nemmeno del bene comune. A fare la scoperta sono stati Michele Anselmi e i partecipanti al tour “1860: a Palermo con una dei mille” organizzato da Sicilia Letteraria.

La passeggiata comprendeva, naturalmente, la visita al giardino, dove si trovano le statue di alcuni fra i maggiori protagonisti di quel periodo, che vengono presentati con tanto di tratti essenziali della personalità e della vita.

Proprio giunti innanzi al punto nel quale doveva trovarsi il busto di Tüköry, l’angosciante scoperta: la statua è incredibilmente scomparsa. «Un attimo di incredulità, di sgomento, lo sguardo che vaga disorientato quasi cercando il busto di bronzo caduto a terra – dice Michele Anselmi, che conduceva il tour – da qualche parte in mezzo all’erba. Poi il senso di amara sconfitta che sempre mi prende di fronte a queste ferite. La statua è stata rubata».

La domanda sorge spontanea, tanto all’organizzatore della visita, quanto a chi apprende la notizia: chi può avere rubato il busto? E poi, per quale motivo? Stando a quanto riportato da Anselmi, persino il custode del giardino ha preso la notizia con grande leggerezza, quasi non dando peso all’accaduto.

Torna prepotente e rabbiosa la sensazione di impotenza che assale di fronte a questi gesti di grave inciviltà, che rimarranno probabilmente impuniti: nessuno sa dare alcuna spiegazione su come il busto sia stato letteralmente estratto dalla sua base, rimasta incastrata al piedistallo.

E mentre un altro pezzo della storia della città scompare senza che una voce si levi a dissipare la nebbia di dubbi e quesiti, non resta che chiedersi quando imparerà, il palermitano, a rispettare la sua città e ad accettare che il fatto che essa faccia parte della sua stessa identità.

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