Il Circolo PD aderisce a “L’Italia che resiste” per continuare ad essere umani

Italiani brava gente. Nessuno è razzista. Nemmeno il ministro dell’Interno Matteo Salvini che rifiuta di essere definito così. Nemmeno il maestro di Foligno che ha messo in una angolo il bambino nero additandolo come brutto perché voleva fare un esperimento sociale. Nemmeno chi ha insultato la famiglia Pozzi di Melegnano per avere per aver adottato un ragazzo senegalese.

La colpa non è di nessuno. Quanta ipocrisia!

Il discorso è semplice. I razzisti, i sessisti, gli intolleranti c’erano anche prima. Ma bisogna anche ammettere la colpa della politica attuale: alcune cose che prima non ci si sognava nemmeno di dire oggi sono state sdoganate. Tramite lo schermo di un computer. Tramite i social network. Per strada. In autobus. Dal medico. Il tentativo del ministro dell’Interno di allontanare qualsiasi accusa in questo senso sa molto di ammissione di responsabilità. Excusatio non petita, accusatio manifesta, viene da pensare.

Intanto l’allarme razzismo in Italia è tradotto in numeri. Le denunce di violenze a sfondo razzista sono triplicate dal 2016 ad oggi. Un articolo pubblicato qualche giorno fa su La Repubblica cita i dati forniti dall’associazione Lunaria. Tre anni fa le denunce di violenze razziste erano state 27, diventate 46 nel 2017 e addirittura 126 nel 2018. Un’escalation che risulta ulteriormente evidente se oltre alle violenze si prendono in considerazione anche i casi più generici di “discriminazione razziale” (offese, danni etc.): il questo caso il numero totale è di 628 episodi. Ma anche su questo l’importante è regolarsi. Anche il razzismo ha il suo bon ton.

Noi ci saremo per restare umani. Perché un’altra Italia rEsiste, non ha paura ed è solidale.
Castelbuono, 8 marzo 2019
Il Coordinamento del Circolo

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