Il commento della prof.ssa Rosanna Cancila al libro “Versi di un anno (in grigio e in verde)” di Santo Atanasio

La recente raccolta poetica di Santo Atanasio (Gilgamesh Edizioni, marzo 2021) comprende circa cinquanta poesie per la maggior parte inedite (alcune pubblicate in rete), composte nell’arco dell’anno 2020. 

Già dal titolo appare evidente il riferimento alla situazione che ciascuno di noi ha vissuto nel corso di questo anno segnato dalla pandemia di Covid 19 e che condiziona ancora fortemente le nostre esistenze; immediato è, infatti, il richiamo ad uno stato d’animo oscillante tra la morte e la vita, il dolore e la speranza, la paura e il coraggio. Ancor prima di leggerle, intuiamo proprio dal titolo che le poesie esprimono la personale visione, l’esperienza, le emozioni, le riflessioni che le vicende recenti hanno suscitato nell’anima e nella mente dell’uomo, il quale poi, essendo anche un poeta, le ha tradotte nei suoi versi.

Conosciamo bene ed abbiamo sempre apprezzato le qualità dell’amico Santino, il suo amore per la poesia e la passione che lo ha sempre guidato nella ricerca di nuove forme espressive e stilistiche, la cura attenta della parola nei suoi molteplici significati: descrittivo, evocativo, simbolico…Le sue poesie ci accompagnano dagli anni ottanta, a testimonianza di una forte vocazione che il tempo e la vita vissuta hanno confermato e rafforzato. Poeta per amore della poesia: credo che non ci sia stato giorno in cui egli non abbia affidato ai versi il suo sentire, mosso dalla necessità vitale di esprimere e comunicare agli altri la sua visione della realtà.

Anche nei componimenti delle precedenti raccolte si riscontra un forte legame tra la realtà, il momento storico, biografico o collettivo, e l’ispirazione del poeta: una realtà ora attuale e interpretata, ora trasfigurata dal sogno o evocata dalla memoria, le cui risonanze nutrono l’interiorità e la psiche dell’autore, costituendo l’humus da cui nasce la sua poesia. E, infatti, i suoi versi risuonano di rimandi, di echi e suggestioni, di simboli e metafore…per cui il mondo reale, anche quello psicologico, a un certo punto, si dissolve e prevale la dimensione musicale, poetica.

Nell’ultima raccolta, invece, la dimensione realistica è predominante, anzi la prima parte del libro è una sorta di narrazione in versi della storia della pandemia, dal suo improvviso e traumatico insorgere, agli inizi del 2020, fino all’ultimo mese dell‘anno, quando si profila la concreta speranza di un superamento, grazie al vaccino. 

Queste poesie raccontano un momento di grande scoramento, di dolore e smarrimento, di paura e angoscia; segnano, passo dopo passo, la terribile avanzata del virus, le migliaia di morti, l’isolamento, l’abbandono, la solitudine, la sofferenza, il senso di precarietà che ha investito noi tutti…l’uomo del nostro tempo sconfitto, ridotto all’impotenza, travolto e annientato dalla perdita della sua identità: un vissuto ancora presente descritto dal poeta in ogni sfaccettatura. Da qui il riferimento al “grigio” dei versi, essendo le note dominanti lo sgomento e il lutto, la sospensione della vita, l’immobilità e l’attesa , tutti elementi che richiamano appunto il colore grigio della nebbia, delle rocce e dei campi aridi, il colore del freddo e della morte. “Poveri morti di Coronavirus, / è sera e ascolto il vostro grido muto. // E’ come se ciascuno di voialtri / fosse confitto in croce nel mio cuore…” (Poveri morti).

Versi che parlano di fatti, dunque, di cose vere, concrete, terribili, e, proprio per questo, versi traboccanti di umanità ed empatia, di solidarietà e inviti alla speranza: come tutti noi, Atanasio sa che la drammatica contingenza finirà e che, dopo il grigio dell’inverno, ritornerà il verde della primavera e allora il poeta vorrà “due cose dopo i tempi immiti: / vedere il sole sorgere i mattini / negli occhi primavera dei miei figli / e leggere d’estate, sorridente, / i messaggi d’amore che di notte / le stelle inviano al cuore dei poeti.” 

E questa speranza, con il passare dei giorni e dei mesi, sorregge lo spirito dell’uomo-poeta, rafforza la fede nella scienza e nella vita, nell’amore e nella natura… e allora la poesia, alimentata dalla speranza (“Quando tu sei con me, / spiego le ali e gioisco / di volare leggero / nel bel mezzo del sogno” – così nel componimento Alla Speranza -), spiega le ali verso mondi di bellezza e armonia, ritrova la gioia del canto puro…

E’ il momento in cui scopriamo un poeta diverso, almeno così ci appare, maturo, consapevole, pacificato, generoso, un ultrasessantenne che ha saputo fare tesoro delle esperienze, per cui, anche se “spoglio di tanti affetti, / di luoghi e ardori della giovinezza, / … / però vorrei con cuore di ventenne / più e più donarmi agli altri…” (Sessantasette anni).

Mirabile in alcuni versi l’espressione d’amore traboccante: amore per la vita, per il sogno, per la natura, per i figli, per il paese natio (?Divino, il mio paese antico e buono / m’invita a bere calici di azzurro…”). 

E il pensiero, la forza dell’Amore riesce perfino a sconfiggere l’angoscia del presente e la paura della morte: così in Un vecchio assorto: “… Mi divora il pensiero della morte. // Tutto di me sarà cenere un giorno, / se sovrana è la morte all’infinito… // No! Si rinasce nel divino amore.” 

In parecchi componimenti ritroviamo la profonda consapevolezza dell’avvicinarsi della fine … e l’inevitabile riemergere delle memorie dell’età più bella… Molto efficace ed espressiva la sintesi poetica di Rosa purpurea: “Annuso la rosa purpurea, / e con il suo profumo / dipingo la mia sera.” E ancora, in un’altra breve poesia, intitolata Tra poco: “Mattini chiari e vasti nei pensieri / e sole di stupore in fondo al cuore / sospira il vecchio che sarò, tra poco.”

Delle quattro sezioni in cui è articolata la raccolta, le due più corpose (di cui abbiamo indicato le peculiarità) sono intitolate  II. Coronavirus e III. Versi diversi e costituiscono la parte centrale del libro, che, significativamente, è introdotto da  I. Quattro poesie in memoria e concluso da altre quattro poesie raggruppate sotto la voce IV. Cuna, affetti, dedicate rispettivamente al ricordo di chi  non c‘è più, in primis l’adorata madre, e al profondo sentimento d’amore verso i figli, la casa, la famiglia, il  paese…Quasi che il poeta voglia ribadire gli elementi costitutivi della sua identità: culto della memoria, centralità della famiglia, valore della comunità, insostituibili punti di riferimento che ancora una volta gli hanno offerto e sempre in futuro gli offriranno un saldo ancoraggio nelle tempeste della vita.  

Rosanna Cancila