Il Comune di Cefalù chiede alla Vicari di restituire 218 mila euro

[LAVOCEWEB] Il Comune di Cefalù ha deciso di “procedere esecutivamente per il recupero forzoso delle somme dovute” dalla senatrice Simona Vicari. In sostanza chiede all’ex sindaco e attuale sottosegretario allo Sviluppo economico di restituire con gli interessi le indennità alle quali non avrebbe avuto diritto. Lo stabilisce una sentenza del tribunale civile di Palermo. Quando era sindaco di Cefalù la senatrice era anche deputato regionale e percepiva un’indennità per ciascuna carica. Non poteva farlo. E per questo nel novembre 2014 è stata condannata a restituire al Comune 218 mila e 513 euro, oltre agli interessi legali. Dovrà anche pagare 12.708 euro per le “spese di lite”.
La sentenza è stata appellata da Simona Vicari che ne ha chiesto la sospensione della esecutività. Il Comune, tramite l’avvocato Giancarlo Pellegrino, si è costituito in giudizio e ha deciso con una delibera di giunta di passare subito all’incasso, forte della decisione di primo grado. In quella sede il giudice Giuseppe Rini della terza sezione civile del tribunale si era uniformato al Consiglio di giustizia amministrativa che aveva dato torto alla Vicari ribaltando l’opposto orientamento del Tar.
Simona Vicari è stata sindaco di Cefalù dal 14 dicembre 1997 al 9 giugno 2002, quando era anche deputato regionale di Forza Italia (ora è del Nuovo centro destra). Nella sua comparsa il legale della senatrice, l’avv. Riccardo Mancuso Lo Sardo, aveva presentato alcune domande cosiddette “riconvenzionali” con le quali chiedeva a sua volta il riconoscimento di somme in favore dell’ex sindaco. Queste richieste si riferivano a una indennità di presenza (169.126,32 euro), alle indennità di partecipazione a organi istituzionali e commissioni, alle indennità di missione e del rimborso delle spese sostenute. In ogni caso – sempre in linea riconvenzionale – aveva chiesto la condanna del Comune di Cefalù al pagamento di 32.536,30, a titolo di indennità di fine mandato. Ma sui “gettoni di presenza” rivendicati il giudice ha osservato che non è stata presentata alcuna prova documentale mentre sull’indennità di fine mandato ha condiviso la tesi del Comune secondo il quale nessuna somma è dovuta, “stante la mancata spettanza dell’indennità di funzione”.
Simona Vicari ha sempre sostenuto di essere in regola con le norme del tempo e che il divieto di cumulo è stato introdotto con una legge regionale approvata dopo la conclusione del suo mandato di sindaco.