Il Comune obbligato a bloccare i pagamenti degli investimenti

Si leggono interventi su mancati pagamenti ai fornitori del Comune che merita qualche chiarificazione per non indurre il lettore a conclusioni erronee e valutazioni che mettano in cattiva luce l’attività dell’Ente. Con questo scritto, perciò, desidero fornire un’informazione più completa ed esauriente (almeno spero) e di ciò ringrazio la direzione del giornale per l’ospitalità.
La carenza di liquidità delle imprese è un fatto che discende da una crisi di liquidità generalizzata, dipendente dal quadro economico complessivo. Per i fornitori del Comune, poi, occorre distinguere tra quelli che forniscono beni e servizi nell’ambito della spesa corrente da quella per investimenti. Su questi ultimi, il Comune è stato obbligato a bloccare i pagamenti, per quanto si dirà in seguito a proposito del patto di stabilità, mentre sulla spesa corrente i pagamenti avvengono con una certa regolarità. Il Comune, infatti, ha già effettuato pagamenti per circa 9,7 milioni di euro. Se escludiamo circa il 40% per il personale, la restante parte, pari ad euro 5,82 milioni, è destinata a favore di fornitori di servizi e beni. Restano da pagare nei prossimi giorni circa 500 mila euro. Per la spesa corrente, il Comune non è stato in grado di pagare entro 30 giorni, ma certamente lo ha fatto entro i 128 giorni, che è il tempo medio impiegato nella pubblica amministrazione. Tuttavia, non si può sottacere che il fondo di cassa del Comune è alimentato dalle riscossione delle entrate comunali, ma anche dai trasferimenti della Regione e dello Stato. Se queste non affluiscono con la stessa regolarità con cui il Comune fa i pagamenti, si realizza un disavanzo, che è stato superato ricorrendo ad anticipazioni del tesoriere comunale, proprio per venire in contro alle legittime aspettative di ricevere i pagamenti in tempi ragionevoli.
Diverso è il discorso per la spesa per investimenti, cioè per la realizzazione di opere pubbliche; per la manutenzione di strade, reti idriche e fognarie; per la manutenzione delle scuole e degli immobili comunali; per le spese tecniche di progettazione; per l’acquisto di beni durevoli. Ed infatti, qui si inserisce la questione del patto di stabilità.
Preliminarmente, occorre ricordare che la funzione precipua del Comune è quella di erogare servizi per il soddisfacimento dei bisogni dei propri cittadini. Per tale finalità, in modo accorto e lungimirante, le amministrazioni comunali che si sono susseguite dal ’93 hanno puntato a dotare il paese di adeguate infrastrutture, utilizzando le risorse a disposizione nel tempo: entrare proprie, avanzo di amministrazione, mutui. Molti degli investimenti, è noto, hanno una gestazione pluriennale dalla progettazione alla realizzazione, passando dall’ottenimento del finanziamento, all’affidamento all’impresa esecutrice dei lavori. Ecco alcuni esempi di opere pensate parecchi anni fa e in corso di realizzazione. Sono stato eletto consigliere comunale per la prima volta nel ’90 ed uno dei primi atti consiliari di allora fu l’accensione del mutuo di 450 milioni di lire per l’ampliamento della casa comunale, opera che successivamente ha richiesto ulteriori risorse per oltre 700 mila euro e che ancora ne necessita per la riapertura; la circonvallazione per Geraci Siculo era stata già indicata nel piano urbanistico comprensoriale del 1979 e per la sua realizzazione (con finanziamento comunitario) è stato richiesto un cofinanziamento comunale di 300 mila euro; la ristrutturazione della casa di piazza Margherita donata da don Marco Speciale ha richiesto una partecipazione finanziaria di circa 330 mila euro; la ristrutturazione di Palazzo Failla, acquistato dall’amministrazione Ciolino, è stata possibile con l’assunzione di un mutuo di circa 90 mila euro. Così, come avvenuto per le predette opere, in assenza di altre risorse finanziarie.
E’ di tutta evidenza, dunque, che in assenza di altre risorse finanziarie, se così non avessero operato le amministrazioni comunali non avremmo avuto la possibilità di offrire ai cittadini ed alle imprese i benefici della realizzazione e dell’uso di tali infrastrutture. Ciò, vale non solo per le risorse acquisite con mutui (per i quali sono stati fatti gli esempi), ma anche per quelle derivanti da entrate proprie del Comune e dall’avanzo di amministrazione. Queste ultime entrate, in particolare, sono state impiegate per dotare il Comune di un parco progetti idoneo a partecipare a bandi per l’acquisizione del finanziamento, mano mano che fossero stati pubblicati dalla Regione, e per le manutenzione di strade e immobili comunali.
Se così non fosse stato fatto, mi chiedo: con quali risorse finanziarie si sarebbero potuto realizzare tali opere? Coloro i quali contestano l’operato delle amministrazioni Cicero, ovviamente contestando anche quelle precedenti, che l’iter di detti investimenti hanno avviato, prima di tutto, dovrebbero indicarne le alternative con esattezza e, caso mai, segnalarne le occasioni mancate.
La situazione in cui ci troviamo, non mi pare che sia frutto di ?scarsa capacità di programmazione? (come ritenuto da taluno), anzi è la conseguenza non solo della programmazione, ma perfino della realizzazione degli investimenti programmati! Semmai, sono i tempi lunghi che dovrebbero essere contestati dai cittadini, sui quali in questa sede non è opportuno indagare, e non la realizzazione delle opere che restano sempre insufficienti rispetto al fabbisogno.
I predetti mutui sono stati concessi dal giugno 2005 al novembre 2006, in conseguenza di un iter avviato, ovviamente, in precedenza. Le regole del patto di stabilità, in quegli anni, erano diverse da quelle di oggi e cambiavano continuamente: si è passati, infatti, dal saldo obiettivo finanziario ai limiti di spesa per competenza e per cassa, fino ad arrivare (dal 2008) a quelle vigenti del saldo finanziario di competenza mista. In altre parole, esso è costituito dalla somma algebrica degli importi risultanti dalla differenza tra gli accertamenti delle entrate e degli impegni delle spese correnti, e della differenza tra gli incassi e i pagamenti per la spesa per investimenti. Ebbene, gli incassi destinati agli investimenti derivanti da mutui, avanzo di amministrazione ed entrate proprie del Comune degli esercizi precedenti, non si computano ai fini del patto di stabilità, con la conseguenza che rilevano solo i pagamenti dovuti con la maturazione degli stati di avanzamento e/o la presentazione delle relative fatture. L’ulteriore conseguenza è che, nel caso in cui il volume di pagamenti da effettuare è superiore al limite del patto di stabilità, detti pagamenti non possono essere effettuati e devono essere rinviati al successivo momento in cui il saldo obiettivo del patto lo consentirà. Certo, è una circostanza sgradevole per il Comune non onore i propri debiti a favore delle imprese che hanno effettuato i lavori, ma tant’è, queste sono le regole scelte dal governo italiano per rispettare gli impegni con l’Unione europea. Diversamente da altri stati membri dell’Unione che non hanno impedito di fare investimenti. Sarà causa della mole di investimenti attivati dal Comune, ma è altrettanto certo che tale problema non è solo del Comune di Castelbuono. Lo denunciano le associazioni di categoria che stimano la riduzione del 35% degli investimenti. Così come l’associazione nazionale dei comuni italiani che, solo in ultimo, il 3 novembre scorso ha posto al governo nazionale tra le priorità lo ?sblocco di una percentuale dei residui presenti nelle casse dei Comuni per poter pagare le imprese che hanno realizzato opere pubbliche? e che auspica, ancora, che ?il tema dei ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione alle imprese non può essere più affrontato con previsioni unilaterali e fortemente centraliste. I Comuni sono debitori forzosi a causa delle regole del patto e pertanto basterebbe loro consentire di assolvere ai propri impegni?.
E’ stato posto l’invito ad ?attivare incisive misure per contrastare questi ritardi, quali la certificazione dei crediti?. L’amministrazione lo ha già fatto, impartendo agli uffici apposita direttiva, formalizzata, da ultimo, con deliberazione della giunta del 14 settembre scorso, nella quale si legge: ?indirizzare … a predisporre quanto necessario per l’attivazione della convenzione proposta dal Tesoriere comunale in ordine all’attivazione di anticipazioni a favore dei fornitori del Comune, previa attribuzione al Tesoriere medesimo di delega di pagamento?.
Tuttavia, per completezza, non posso che fare rilevare che la normativa citata in detto invito, presentata come risolutiva a mo’ di ?uovo di colombo?, consente il rilascio della certificazione dei crediti ?nel rispetto dei limiti di cui agli articoli 77-bis e77-ter del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133?, cioè entro il limiti del patto di stabilità. Torniamo, dunque, al problema di partenza, se è vero come è vero che ?Le regioni e gli enti locali assoggettati al patto di stabilità interno devono indicare nella certificazione il periodo temporale entro il quale procederanno al pagamento in favore delle banche e degli intermediari finanziari dell’importo certificato e le relative modalità, nel rispetto dei limiti consentiti? dal patto di stabilità stesso (vds. art. 1, comma 2, decreto ministeriale 19 maggio 2009).
In conclusione, ribadisco che l’amministrazione comunale è impegnata al rispetto del patto di stabilità per non incorrere nelle relative sanzioni; obiettivo, questo, che verosimilmente si realizzerà alla fine dell’esercizio, anche se al prezzo di bloccare una parte dei pagamenti dovuti. Nello stesso tempo, sbloccheremo i pagamenti dei crediti, certi, liquidi ed esigibili vantati dai fornitori non appena si concretizzeranno le condizioni, così come abbiamo già dimostrato di fare (con scelte coraggiose) con la citata deliberazione del 14 settembre, con la quale abbiamo autorizzato il pagamento di circa 200 mila euro. Deliberazione, questa, peraltro, contestata dal gruppo consiliare dell’opposizione anche toni forti.
Noi la nostra parte la faremo fino in fondo, come sempre; l’auspicio è anche che per l’avvenire le regole del patto possano cambiare.
Giuseppe Fiasconaro ? assessore comunale al bilancio