Il “divorzio all’italiana” sarà molto più semplice.

E’ in discussione in questi giorni in Parlamento la legge sul divorzio breve. In verità è già passata alla Camera con un’ampia maggioranza (381 a favore, 30 contrari e 14 astenuti) ed ora passerà alla discussione in Senato. Il provvedimento introduce tre novità: la riduzione da 3 anni a 1 del periodo di separazione precedente al divorzio, che scende a 6 mesi nel caso di separazione consensuale; l’annullamento della comunione dei beni al momento della sottoscrizione della separazione consensuale o all’arrivo dell’autorizzazione del giudice; l’applicazione dei provvedimenti per le pratiche di divorzio in corso. Se la legge passerà anche in Senato, come pare quasi certo, avremo raggiunto un obiettivo importante, dopo anni di stallo, con l’Italia unico paese dei big d’Europa a non essersi adattata. La prima legge sul divorzio, quella votata con il referendum del 1974, era stata una grande rivoluzione all’epoca, tuttavia la società e i costumi sono cambiati molto da allora e a distanza di 40 anni (aldilà delle piccole modifiche del ’78 e dell’87) un aggiornamento era d’obbligo. Qualcuno sostiene che si possa fare ancora di più, che questo è solo un passo intermedio. Si potrebbe, come suggerisce il presidente dell’Associazione degli Avvocati Matrimonialisti Italiani, Ettore Gassani, “rendere facoltativa e non obbligatoria la separazione” e aggiunge: “urge una regolamentazione delle coppie di fatto etero ed omosessuali, perché l’Italia resta l’unico Paese tra i grandi d’Europa a mantenere un diritto di famiglia assolutamente conservatore, molte volte in dispregio dei diritti fondamentali dell’uomo”. C’è invece chi resta contrario a questo provvedimento di legge, in nome del sacro vincolo del matrimonio, i vescovi italiani ad esempio hanno parlato di “deriva culturale”; c’è anche chi prevede conseguenze di altra natura, come il parlamentare leghista Emanuele Privitera, secondo cui “queste norme possono determinare dei matrimoni di comodo con gli stranieri, per accelerare l’iter di ottenimento della cittadinanza”. Ognuno vede la questione con il suo punto di vista. Il mio è in linea col provvedimento di legge, perché il legame matrimoniale è un unione che ha un’importanza inferiore rispetto al passato. La realtà della nostro tempo è fatta di giovani coppie conviventi, con figli, che non hanno interesse a sposarsi ma che poi di fatto è come se lo fossero. Dati Istat dicono che nel 1995 c’erano 159 separazioni e 80 divorzi ogni 1000 coppie sposate. Nel 2011 questo dato è salito a 311 separazioni e 182 divorzi. Appare evidente come sia meno stabile la vita di una coppia sposata, sicuramente è una cosa negativa, che dovrebbe far riflettere sulla serietà e convinzione, sulle decisioni, sulle responsabilità che un uomo e una donna si assumono. Però questa tendenza non si combatte rendendo complesso il processo di scioglimento di un matrimonio.

Per oggi è tutto, a risentirci alla settimana prossima.

“Oltre Fiumara. Rubrica settimanale che apre uno spiraglio tra le cinta murarie del borgo, per far passare qualche notizia fuori dal comune.”